Una detenuta di Rebibbia ha gettato i due figli dalle scale

18 Settembre 2018 11.40
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Una detenuta tedesca di origine georgiana ha gettato i suoi due figli dalle scale della sezione nido del carcere romano di Rebibbia. Il primo, una bambina di soli sei mesi, è morta sul colpo. Il fratellino di due anni è ricoverato all'ospedale Bambino Gesù in codice rosso. Le sue condizioni sono gravissime ed è in programma l'accertamento della morte cerebrale. «I miei figli adesso sono liberi, sono in paradiso», ha detto la donna al suo avvocato, Andrea Palmiero, nel corso di un colloquio avvenuto nel reparto di psichiatria dell'ospedale Pertini. Secondo il legale è apparsa del tutto consapevole del terribile gesto compiuto (leggi anche: La condizione delle detenute con figli in Italia).

BONAFEDE SOSPENDE DIRETTRICE E VICE DELLA SEZIONE FEMMINILE

La procura di Roma e il ministero della Giustizia hanno aperto due diverse inchieste per ricostruire i contorni della tragedia e accertare le eventuali responsabilità. Dopo l'episodio il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha deciso per la linea dura e ha sospeso la direttrice e la vicedirettrice della sezione femminile del carcere, oltre alla vicecomandante del reparto di polizia penitenziaria.

ARRESTATA PER DETENZIONE DI MARIJUANA

La donna, 33 anni, si trovava in carcere da meno di un mese. Era stata arrestata ad agosto perché trovata in possesso di 14 chili di marijuana. Nei suoi confronti era stato applicato l'arresto in flagranza di reato, ancora da convalidare da parte del Gip. Il 18 settembre era uscita in giardino con le altre mamme detenute e pare che non avesse dato segni di insofferenza. Ha aspettato che si mettessero in fila per il pranzo, poi si è avvicinata alle scale della sezione nido del carcere e ha scaraventato giù dalla tromba delle scale i suoi due figli. A quanto si è appreso da fonti interne al carcere, l'area sanitaria era stata informata di alcuni disagi psichici che la detenuta aveva manifestato in passato, con tanto di relazioni scritte redatte dagli agenti della polizia penitenziaria.

Maternità tra le sbarre

L’avevano arrestata di lunedì. Aveva i capelli ondulati e lunghi, gli occhi verdi e ai piedi portava gli zoccoli con delle calze di spugna azzurre. Era già stata dentro, qualche anno prima, ma questa volta non era sola. La sua bambina, di appena due anni, aveva il diritto di restare con lei.

AD AGOSTO 2017, 60 PICCOLI RECLUSI

«Con 900 mila euro all'anno si può evitare una vergogna, garantendo i diritti ai bambini dei genitori detenuti. Il caso di Rebibbia, con la donna che ha ucciso un bimbo, è la conferma che serve sanare questa piaga e ritornare al rispetto della Dichiarazione universale dei diritti del Fanciullo», ha commentato Andrea Maestri della segreteria nazionale di Possibile. «Ci sarebbe il modello detentivo delle case famiglia protette da seguire. Serve volontà politica e un minimo di investimento». Secondo i dati risalenti al 31 agosto 2017, ha aggiunto Maestri, «negli istituti di detenzione, risultavano reclusi 60 bambini, 25 di italiane e 35 di mamme straniere. Si tratta di un numero in apparenza piccolo, ma che non si può ignorare. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si faccia carico della situazione per risolverla con un intervento legislativo puntuale».

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