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Deutsche Bank non perde tempo: via ai primi licenziamenti

Deutsche Bank non perde tempo: via ai primi licenziamenti

In Asia e a Londra diversi dipendenti hanno liberato la scrivania, all’indomani dell’annuncio del piano di ristrutturazione: 18 mila posti di lavoro in meno entro il 2022. Titolo a picco in Borsa.

08 Luglio 2019 15.53

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Deutsche Bank ha già fatto partire i tagli nell’area asiatica, da Sidney a Mumbai, all’indomani dell’annuncio del piano di ristrutturazione che prevede l’eliminazione di 18 mila posti di lavoro entro il 2022. Secondo quanto riportato l’8 luglio da Bloomberg, la banca tedesca ha tagliato in Asia circa la metà dello staff della divisione trading azionario e prevede un’ulteriore riduzione del 25% entro un mese per poi mettere mano ad altri licenziamenti fino alla fine dell’anno. Anche a Londra – dove il gruppo impiega attualmente 7000 persone specializzate nell’equity – diversi dipendenti hanno iniziato a sgomberare le loro scrivanie. Quelli di Hong Kong avevano iniziato a fare i bagagli già la prima settimana di luglio. In Borsa il titolo, che aveva aperto in rialzo, è andato a picco.

LE ATTIVITÀ ITALIANE NON SARANNO TOCCATE

Per Deutsche Bank si tratta del piano di ristrutturazione ‘lacrime e sangue’ più grande della sua storia. Non saranno toccate le attività italiane, già impegnate su famiglie e aziende, i comparti dove si concentrerà la ‘nuova’ Deutsche Bank tornando così a un modello più classico di banca. Il consiglio di sorveglianza ha approvato una profonda ristrutturazione che farà dimagrire Deutsche in termini di attivi e dipendenti, rinunciando appunto ad alcune attività bandiera, ma rischiose, della banca di investimento come il trading azionario e il reddito fisso. Si concentrerà su altri settori come la banca corporate, la consulenza, le fusioni e acquisizioni e i servizi a famiglie e Pmi, con fortissimi investimenti sul digitale.

DA MATHERAT A STRAUSS: SALTANO NOMI ECCELLENTI

Saltano anche nomi eccellenti nelle prime linee dei vertici e del consiglio come i responsabili della divisione regolatoria Sylvie Matherat e quello delle attività retail Frank Strauss. E il governo tedesco spera così che il gruppo volti pagina e resti «nella massima divisione» come ha detto il ministro dell’economia Peter Altmaier, anche se è chiaro come la mossa rappresenti una ritirata da un comparto oramai dominato dai colossi anglosassoni come Jp Morgan e Goldman Sachs. L’esecutivo di Angela Merkel aveva escluso un impegno pubblico per la banca, una linea che Berlino ha portato avanti anche in Europa dopo i salvataggi statali, possibili prima dell’approvazione del bail in (ma che la Germania ha supportato in realtà soprattutto sotto forma di garanzie e non di cash). La soluzione interna è arrivata dopo mesi di trattative, poi tramontate, per una fusione con Commerzbank (il cui 15% è in mano pubblica) che era stata caldeggiata dalla componente Spd del governo per creare un campione nazionale ma che aveva lasciato perplessa la Cdu oltre che la Bce.

NIENTE DIVIDENDI PER DUE ANNI

Imponenti saranno i sacrifici che il gruppo dovrà sopportare: i tagli si concentreranno soprattutto a New York e in Asia. Inoltre è prevista la cessione di 74 miliardi di euro di attività ponderate per il rischio (rwa) e di 288 miliardi di esposizioni a leva a una società, una ‘bad bank‘, chiamata Capital Release Unit che ne dovrà gestire la dismissione. L’impatto sul bilancio di gruppo sarà di 5,1 miliardi di euro, la gran parte (3 miliardi) spesato nel secondo trimestre che finirà quindi in rosso di 2,8 miliardi anche se i conti saranno approvati il 24 luglio. Da qui al 2022 i costi di ristrutturazione ammonteranno a 7,4 miliardi. Il board non chiederà un aumento di capitale ai soci, che dovranno però rinunciare ai dividendi per due anni.

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