Di Battista: Mattarella non deve temere questo governo

23 Maggio 2018 10.26
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Mentre M5s e Lega corrono ai ripari blindando il candidato premier Giuseppe Conte travolto dal cv-gate, sul fronte Quirinale si addensano nubi. Il presidente della Repubblica con la sua pausa (mercoledì alle 17 e 30 incontrerà Conte) agita i sonni di Di Maio e Salvini. Se Beppe Grillo sul suo blog posta L'Attesa di Giorgio Gaber, per poi attaccare con un altro post la stampa e cioè «il maligno gossip-check-up sul Professor Conte» definito «il brulicame di microscopici colpi di coda inscenato senza alcuna regia preordinata», segno della «casta che decade, che si agita per puro istinto di sopravvivenza», a scaldare gli animi degli elettori interviene il solito Alessandro Di Battista, sia sul Blog delle Stelle sia su Fb.

LA MAGGIORANZA C'È. «Il presidente Mattarella per giorni ha insistito sull'urgenza di formare un governo nella pienezza delle sue funzioni. Ebbene, finalmente, una maggioranza si è formata», spiega il più movimentista dei pentastellati, per «un governo capace di ristabilire un principio sacrosanto in democrazia: il primato della politica sulla finanza. Mi rendo conto che ristabilire questo principio possa far paura a qualcuno, ma non dovrebbe intimorire chi ha l'onore di rappresentare l'unità nazionale».

#VoglioIlGovernoDelCambiamento

Il Presidente Mattarella ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica ovvero ai…

Geplaatst door Alessandro Di Battista op woensdag 23 mei 2018

E continua: «Il Presidente Mattarella ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica ovvero ai cittadini ai quali appartiene la sovranità. Per settimane, in una fase delicatissima dal punto di vista istituzionale, ha ricordato ai partiti politici le loro responsabilità». Ora, insiste Di Battista alzando i toni, «una maggioranza c'è, una maggioranza che piaccia o non piaccia al Presidente Mattarella o al suo più stretto consigliere, rappresenta la maggior parte degli italiani. Sono gli italiani ad avere diritto a un governo forte, un governo capace di intervenire, se necessario con la dovuta durezza, per ristabilire giustizia sociale». E conclude: «Il Presidente della Repubblica non è un notaio delle forze politiche ma neppure l'avvocato difensore di chi si oppone al cambiamento. Anche perché si tratterebbe di una causa persa, meglio non difenderla». Quindi l'invito alla mobilitazione in Rete, con foto, video e hashtag.

LA COLPA? DEI GIORNALISTI. Di Battista aveva già fatto sentire la sua voce sul Blog delle stelle. Puntando il dito come sempre contro i giornalisti. «Mai nella storia repubblicana si era parlato così tanto delle coperture finanziarie dei provvedimenti governativi. Giornalisti (non sto generalizzando) che per anni hanno permesso ai Berlusconi o ai “berluschini” toscani qualsiasi forma di sproloquio oggi, finalmente, scoprono qualcosa di sensazionale: le domande! Ne fanno di ogni tipo (e per me fanno benissimo a farle) ma quella che amano di più è: "Dove sono le coperture finanziarie?"». «Continuino, continuino pure. Sono percepiti ormai per quel che sono», conclude il suo post Di Battista: «i nemici del Popolo e il Popolo, quando ne ha la possibilità glielo fa presente. Avete visto i risultati in Valle d'Aosta? Gli italiani il Pd non lo vogliono all'opposizione, lo vogliono veder sparire, e Renzi, almeno per una volta, sembra volerli accontentare».

Vittorio Di Battista, padre dell'ex parlamentare M5s, arriva invece a minacciare direttamente il Colle auspicando un «assalto» del Quirinale. Su Fb in un post intitolato I dolori di mister allegria, poi cancellato, scrive rivolto a Mattarella: «È il papà di tutti noi. È quello che si preoccupa di varare un governo. Èquello che ha avallato la legge elettorale che impedisce di varare un governo. Poveretto, quanto lo capisco. In più ci si mettono le fianate sul cv di Giuseppe Conte, le perdite in Borsa e la irresistibile ascesa dello spread».

«IL QUIRINALE È PIÙ DI UNA BASTIGLIA». E, ancora: «Lo capisco e per questo, mi permetto di dargli un consiglio, un consiglio a costo zero. Vada a rileggere le vicende della Bastiglia, ma quelle successive alla presa. Quando il Popolo di Parigi assaltò e distrusse quel gran palazzone, simbolo della perfidia del potere, rimasero gli enormi cumoli di macerie che, vendute successivamente, arricchirono un mastro di provincia. Ecco, il Quirinale è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue, se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni».

«NON SONO DI DESTRA, SONO FASCISTA». Nell'ottobre del 2015, intercettato da Corriere.tv alla kermesse dei cinque stelle a Imola, commentando la sua provenienza politica ammise: «No di destra proprio no, sono fascista. È un'altra cosa». All'ipotesi di suo figlio alla Farnesina poi rispose: «Lo preferirei ministro dell'Interno, spero che possa diventare più cattivo del padre».

Non è la prima volta che Di Battista jr attacca il capo dello Stato, sconfessando la linea istituizionale scelta da Di Maio. E così quando occorre animare le piazze virtuali eccolo entrare in gioco, vestendo i panni del fido erede dell'originario Vaffa.

CONTRO I «TRADITORI DELLA PATRIA». A inizio maggio la pentastar aveva sbottato contro l'ipotesi del governo neutrale avanzata dal Colle. «Lo chiamano governo neutrale, governo del Presidente, governo di tregua etc, etc ma si tratterebbe sempre e comunque di un governo tecnico: un governo composto da personaggi non passati per le elezioni che, chiaramente, non avendo nessun rapporto con i cittadini fuori dalle Istituzioni, sarebbero in grado di compiere scelte dolorose come già avvenuto in passato», aveva sentenziato da Facebook. «Chi, dopo aver detto NO al Movimento 5 Stelle voterà la fiducia ad un governo tecnico è semplicemente un traditore della Patria». Poi aveva concluso: «In un Paese che intende ancora mostrarsi minimamente democratico le opzioni sono due: o un governo portato avanti da chi ha vinto le elezioni o nuove votazioni il prima possibile. Bivaccare è ignobile!».

L'OPPOSIZIONE AL ROSATELLUM. Nell'ottobre 2017, quando era ancora parlamentare, dal palco dell'evento Condivisione M5s di Marino aveva invece tuonato: «Tirassero fuori un po’ di coraggio Grasso e Mattarella. Mattarella già ha firmato una volta una legge incostituzionale, ora ci pensasse mille volte, Mattarella dov’è?». «Quanto accade», continuò la pentastar, «è vergognoso, neanche nelle dittature militari si toglie la parola al primo partito…».

Le parole del pentastellato hanno provocato una levata di scudi nel Pd. «Ho inviato a nome di tutto il gruppo del Pd ad Alessandro Di Battista una copia della Costituzione italiana, con una particolare sottolineatura degli articoli 92 e 95», dichiara Andrea Marcucci, capogruppo dem al Senato.

CIRINNÀ: «ESCE IL VERO VOLTO DEL CAMBIAMENTO M5S». «Davvero una bella famigliola quella di Di Battista», gli fa eco Monica Cirinnà senatrice del Pd. «Contemporaneamente padre e figlio attaccano volgarmente il Quirinale e le prerogative del presidente Mattarella con parole che molto hanno a che fare con l'eversione istituzionale, evocando persino violenze e devastazioni. Emerge chiaramente l'anima nera e fascista, come più volte da loro stessi ammesso, di soggetti extraparlamentari organici a M5s». E aggiunge: «Uno spettacolo inquietante nel quale si inserisce il comportamento della terza carica dello Stato Roberto Fico che, in un video durante le commemorazioni della strage di Capaci, se ne sta distrattamente con le mani in tasca senza cantare l'inno. Sta venendo fuori il vero volto del tanto sbandierato cambiamento M5s: nessun rispetto per gli italiani, le sue istituzioni, la legalità e la democrazia».

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