Di Maio contro Tria offre il ministero alla Lega

04 Aprile 2019 04.50
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Secondo i retroscena di alcuni giornali pubblicati il 4 aprile, il leader dei Cinque stelle Luigi Di Maio ha offerto il ministero dell'Economia e del Tesoro alla Lega per liberarsi di Giovanni Tria, sempre più considerato un ostacolo ai piani del Movimento e possibile causa di una emorragia di voti alle Europee.

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L'ultimo scontro va in scena il 4 aprile alla ricerca spasmodica di un'intesa sui rimborsi ai risparmiatori truffati. Il ministro intenderebbe inserire nel dl sulla crescita una norma che tenga conto dei paletti imposti su questo tema dall'Unione europea, ovvero discrimini che non aprano la porta a qualsiasi soggetto che ne faccia richiesta. Una argomentazione che non piace ai 5 stelle, si ragiona in ambienti della maggioranza. Per questo c'è ancora stallo sui testi presentati a palazzo Chigi dal ministro. A Tria sarebbe stato chiesto di riformulare il testo che nel pomeriggio del 4 aprile deve essere approvato dal consiglio dei ministri.

CI FA PERDERE I VOTI, PERDIAMO LE ELEZIONI

Di fronte a questo stallo, Di Maio sarebbe sbottato al telefono con il premier Giuseppe Conte: «Ci fa perdere voti, ci fa perdere le elezioni», secondo la ricostruzione di Repubblica. Il contrario, cioè, di quanto dichiara pubblicamente: «Tria non lo teniamo al Mef perché sennò sale lo spread, ma perché siamo una squadra e stiamo lavorando a un programma di 5 anni per un paese con tante difficoltà». Ancora il 4 aprile il vicepremier ha smentito ogni frizione: il governo è «compatto» e i retroscena secondo i quali il Movimenti cinque stelle avrebbe offerto la poltrona del ministro dell'Economia Tria alla Lega sono «miti e leggende», ha ribadito Di Maio chiedendo di «lasciare stare» il ministro dell'Economia. Ma togliere la poltrona a Tria avrebbe un doppio effetto. Anzi, triplo. Risponderebbe affermativamente alle richieste di riequilibrio nel governo portate avanti dalla Lega, bloccherebbe richieste di sostituzioni su altri ministeri considerati sensibili dai grillini (Trasporti, lo stesso Sviluppo economico), lascerebbe in mano agli alleati di governo la "patata bollente" dei conti pubblici.

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