Di Maio e Di Battista sono arrivati a fine corsa

Peppino Caldarola

Di Maio e Di Battista sono arrivati a fine corsa

Le polemiche tra i due esponenti del M5s, così come quelle tra Giorgetti e Borghi, sono il segnale che il tempo di questa maggioranza e di questa fase politica volge al termine.

24 Giugno 2019 09.46
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Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista si stanno combattendo per la leadership del Movimento 5 stelle. È atroce doverlo dire, ma il destino dell’Italia dipende dallo scontro fra questi due fancazzisti che avevano affascinato fior di intellettuali e giornalisti di sinistra, nonché cantanti e attori.

Sappiamo che gli italiani di oggi sono imprevedibili. Non sappiamo, infatti, quanto questo scontro influirà sul voto al M5s. È certo che finora, senza quello scontro, i grillini hanno perso una camionata di voti. Altri elettori potrebbero scappare. A sinistra, dove non mancano mai gli autolesionisti, in tanti stanno decidendo se sia più giusto tifare per il fancazzista al governo o per quello “andino”.

DI BATTISTA È UNA VOCE SENZA MENTE

La mia opinione è che dalla torre vanno buttati tutti e due e tutti loro, colleghi giornalisti loro mentori per primi, ed eviterei di guardare a Di Battista come all’uomo nuovo che potrebbe riportare il grillismo fuori dall’egemonia salviniana. Di Battista è zero carbonella. Semplicemente è una voce senza mente, un rumore di fondo della politica italiana. Se dovesse arrivare il momento del dialogo con i 5 stelle, cosa che continuo a ritenere non necessario, è bene lasciar perdere queste mezze calzette e guardare ai quei dirigenti grillini che hanno popolo dietro di sé, popolo e non Marco Travaglio.

GIORGETTI SQUARCIA IL VELO SU BORGHI E I CAZZARI AL GOVERNO

La verità di questo lunedì nero per la nuova maggioranza, che fa rimpiangere i peggiori governi della storia repubblicana, sta nel fatto è che tutto sembra essere stato messo in discussione con la prevalenza di elementi di verità («fattuale», direbbe Feltri-Crozza) come i ragionamenti di Giancarlo Giorgetti che non è solo l’uomo forte del governo, il personaggio che sa di essere circondato da ignoranti, ma soprattutto conoscitore profondo della Lega, e del suo popolo che pur con tutti i suoi difetti sa che si parte dal lavoro. È come se questa Italia stesse iniziando a toccare il fondo del proprio percorso politico e voglia, almeno come primo atto, liberarsi dei venditori di idee usate. Giorgetti l’ha fatto con l’economista (definizione generosa) Claudio Borghi e i tanti cazzari che vivono alle spalle della Lega.

Il vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini,) e il sottosegretario della presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.

IL TEMPO DEGLI SCAPPATI DI CASA AL GOVERNO VOLGE AL TERMINE

Siamo ad un punto della vicenda italiana che non solo sono scomparsi i partiti, tranne la Lega, ma d’improvviso ne potranno nascere altri. I partiti sono figli di una necessità storica. C’è stato il tempo dei grandi partiti di massa che hanno fatto dell’Italia repubblicana un grande Paese. Poi hanno sbagliato gravemente ma sono stati l’episodio politico più dignitoso della nostra storia recente. In seguito c’è stato il fenomeno Silvio Berlusconi, l’illusionista anticomunista che non sapeva governare. Ora ci sono quattro scappati di casa che hanno raccolto l’indignazione popolare. Il loro tempo sta finendo. Chi i sostituirà ? Una nuova forza di destra? Un partito di sinistra fatto come Dio comanda (cioè poche cose: lavoro, democrazia, solidarietà)? Un rassemblement di centro ? Può accadere tutto.

SALVINI VERRÀ STRITOLATO DAI SOVRANISTI EUROPEI, DA PUTIN E DA TRUMP

Non viviamo più in una situazione che ha un suo rumore di fondo, che vive sulla spinta di un moto popolare. Siamo nell’area del disincanto e chi darà la tachipirina agli italiani prenderà l’intero malloppo. Capite bene come i Di Mai e i Di Battista siano, a questo punto delle cose, totalmente fuori gioco. Così come il premier Giuseppe Conte imbozzolato nel suo eterno stupore di provinciale. Che Matteo Salvini sembri quel topolino della famosa barzelletta della marcia degli elefanti che diceva all’alto topo che camminava appresso a lui nel cuore del rumore di fondo provocato dalla marcia dei pachidermi: «Lo vedi che stiamo facendo un bel casino?». Salvini cammina fianco a fianco a mostri che lo distruggeranno. Volete l’elenco? I sovranisti europei, Vladimir Putin e soprattutto il mitico Donald Trump che cerano servitori non alleati e persino il ministro dell’Interno italiano è troppo bravo ragazzo per gente come lui. Ecco, qui si dovrebbe collocare l’iniziativa della sinistra. Poche cose, dette bene, molto popolo. Per ora si vede niente di tutto questo, ma perché non sperare?

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