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Il post di Di Maio contro Nugnes e Di Battista

Il post di Di Maio contro Nugnes e Di Battista

Il vicepremier replica all’annuncio di dimissioni della senatrice, che lo attacca direttamente. E lancia frecciate anche all’ex deputato.

23 Giugno 2019 13.16

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Clima tesissimo nel Movimento 5 stelle, con Luigi Di Maio costretto a rintuzzare gli attacchi interni dopo il flop alle elezioni europee. In un durissimo post su Facebook, il vicepremier ha contrattaccato all’annuncio fatto dalla senatrice Pala Nugnes, che in un’intervista al Manifesto, ha detto di voler lasciare il Movimento per passare al gruppo Misto, scagliandosi direttamente contro il leader e vicepremier, accusandolo di controllare «ogni aspetto» della vita del Movimento. Di Maio ha replicato: «Leggo che la senatrice Nugnes vuole lasciare il M5s anche perché reputa la legge che taglia 345 parlamentari una legge anti democratica. Se si vuole tradire una promessa, bisognerebbe dimettersi, non passare al Misto».

FRECCIATE A DI BATTISTA

Ma nello stesso post ha lanciato una frecciata ad Alessandro Di Battista, pur senza farne il nome: «Non mi interessa se in buona fede o in mala fede, ma se qualcuno in questa fase destabilizza il MoVimento con dichiarazioni, eventi, libri, destabilizza anche la capacità del Movimento di orientare le scelte di Governo. Qui stiamo lavorando per il Paese, e questo non lo posso permettere. Abbiamo tutti una grande responsabilità. Sentiamola».

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Publiée par Luigi Di Maio sur Dimanche 23 juin 2019

«CRITICHE COSTRUTTIVE IMPOSSIBILI»

Ma la posizione della Nugnes è chiara: «Al giro di boa di un anno di governo devo constatare che qualsiasi critica costruttiva è diventata impossibile. Ogni aspetto della vita del Movimento, dentro e fuori dal parlamento, è sottoposto alla volontà del capo politico e per questo, dopo più di 10 anni, lascio i 5 Stelle», ha dichiarato la senatrice pentastellata al Manifesto. «Tutti i problemi derivano dalla torsione imposta nel 2017, con la delega in bianco al capo politico. Inclusa la perdita di 6 milioni di voti nell’abbraccio con la Lega». Ecco perché ha scelto: «Andrò tra gli indipendenti, se non riuscirò a incidere darò le dimissioni».

CONTRO LA RIFORMA DEL PARLAMENTO

Per ora, però, «è giusto rimanere a lottare anche per bloccare le ipotesi di riforma dello stesso parlamento. Riduzione nel numero degli eletti e del loro stipendio, a fronte di nessuna modifica per i ministeri significa rafforzare l’esecutivo a scapito del legislativo e della rappresentanza popolare. È una svolta autoritaria, funzionale anche a certe politiche che pure abbiamo sempre avversato, come sacrificare l’ambiente per progetti come il Tap».

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