Il Medio Oriente si incendia ma Di Maio che fine ha fatto?

Giovanni Corneliani
26/10/2023

Mentre la crisi Israele-Hamas allarma il mondo, è interessante rovistare sui social e scrutare le mosse (diplomatiche) dell'ex ministro, oggi Rappresentante speciale della Ue nel Golfo. Vero, Gaza non rientra nelle sue deleghe e in generale l'Europa non tocca palla, ma il fu leader M5s mediaticamente è quasi sparito, assorbito da strette di mano e photo opportunity, dallo Yemen all'Arabia Saudita.

Il Medio Oriente si incendia ma Di Maio che fine ha fatto?

È tutto un «sono onorato di…», «proficuo incontro con…» a commentare in gran pompa la teoria di salamelecchi, strette di mano e pose affettate a beneficio di photo-opportunity accanto a principi baffuti o sceicchi con kefiah e dishdasha. Mentre la crisi Israele-Hamas allarma il mondo, è interessante rovistare sui social e scrutare le mosse (diplomatiche) di Luigi Di Maio, il fu leader del M5s che oggi riveste il delicato (in teoria) ruolo di Rappresentante speciale della Ue nel Golfo a 13 mila euro netti al mese, oltre ai rimborsi spese e alle risorse per lo staff. Rispetto alla sua precedente vita politica le comparsate mediatiche sono praticamente nulle e anche la sua attività sulle piattaforme di comunicazione si è molto rarefatta. Ma è fisiologico, visto che l’ex pentastellato folgorato sulla via di Mario Draghi ha dovuto prima assorbire la botta tremenda subita alle ultime Politiche e comunque aveva interesse a far dimenticare gli strascichi velenosi della sua separazione dal Movimento 5 stelle.

Il fallimento alle Politiche e il salvagente lanciato dall’Ue

Certo, volendo rivangare, è facile rievocare le insistenti voci dell’epoca circa il fatto che il passaporto diplomatico e la relativa immunità per Di Maio fossero piovuti dalla Ue grazie ai buoni uffici dello stesso Draghi. Anzi, si disse che lo scambio politico era chiaro sin dai tempi della scissione dal M5s: azzoppare gli stellati e puntellare l’esecutivo di super Mario, anche a rischio di un successivo fallimento alle urne (puntualmente arrivato), in cambio di un eventuale, futuro salvagente professionale. Almeno per se stesso. Qualcuno allora usò il sarcasmo, masticando amaro, e disse che la formazione politica di “Giggino” e di Bruno Tabacci, Impegno civico, si sarebbe dovuta chiamare Impegno cinico. Ma tant’è. Alla fine Di Maio ce l’ha fatta e ora per lui è tutto un inaugurare meeting dedicati agli scambi e agli investimenti, presenziare a incontri, tavoli o protocolli d’intesa. E poi c’è la galleria social di fotografie con ministri e dignitari d’Oriente, su poltrone arabescate dentro sale fiabesche. Bella vita, certo, se non fosse che in molti dubitano sul suo reale contributo di mediazione tra mondo arabo e Occidente in questo frangente di nuova, violenta crisi.

Il Medio Oriente si incendia ma Di Maio che fine ha fatto?
Luigi Di Maio con Josep Borrell (Imagoeconomica).

Gaza non rientra nelle deleghe di Di Maio ma è l’intera Ue che non tocca palla

A onor del vero, le attenuanti non mancano: innanzitutto la guerra a Gaza non rientra nelle deleghe del Rappresentante speciale nella regione del Golfo. Ma, più in generale, è difficile dare voce a un’Unione europea che in politica estera praticamente non tocca mai palla. Persino i capi di Stato e di governo si limitano, almeno al momento, a passerelle diplomatiche e visite cerimoniali che non sembrano determinare alcunché negli atteggiamenti e nelle scelte di Israele, Libano, Iran, Paesi del Golfo o men che meno del fronte Hamas. Figuriamoci cosa potrebbe fare Di Maio. Peraltro, anche il suo dante causa, l’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, è poco incisivo, per usare un eufemismo, nella crisi mediorientale (anche in ragione di una divergenza di posizioni con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen). Tuttavia, nei compiti di Di Maio c’è la sorveglianza degli approvvigionamenti energetici che provengono dal Golfo Persico e soprattutto l’impegno per la sicurezza e la stabilità dell’area, che comunque è tutt’altro che avulsa dallo scontro Israele-Hamas. Per cui ci si attenderebbe un certo attivismo da parte dell’ex ministro degli Esteri.

Meeting, incontri e «grandi onori»

Eppure, a quasi 20 giorni dall’attacco di Hamas, le uscite istituzionali di Di Maio si contano sulle dita di due mani. E non sembrano avere esattamente il crisma della pregnanza rispetto a quanto sta accadendo in quel quadrante del mondo. Il 24 ottobre, per dire, è andato all’Europarlamento a riferire sulla propria attività ed «è stato un vero piacere» per lui. Il giorno precedente ha aperto il primo Saudi-Eu Investment Forum per la partnership strategica con l’Arabia Saudita ed è stato un «grande onore».

La condanna di Hamas e poi via con il solito tran tran

Ma quale posizione ha preso di fronte al barbaro attacco di Hamas del 7 ottobre scorso? Il giorno dopo, via X, ha condannato il blitz terroristico e difeso il diritto di reazione di Israele. Due giorni dopo è arrivato un post in inglese pieno di strafalcioni, immancabilmente preso di mira dagli utenti del vecchio Twitter e da qualche giornale.

Ma già il 10 ottobre si è tornati al normale tran tran, in Kuwait, per incontri sullo sviluppo dell’area secondo le linee guida del Piano Vision 2035. Sempre il 10 ottobre Di Maio si è fatto fotografare con il principe Faisal Bin Farhan Al Saud, ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita. Il 12 ottobre ha incontrato l’ambasciatore di Israele presso la Ue esprimendogli la sua imprescindibile solidarietà. Il 13 ottobre ancora una stretta di mano con i rappresentanti della delegazione permanente della Turchia all’Ue. Poi, circa una settimana di silenzio social. Quindi altra stretta di mano immortalata per X con il vice segretario generale Nato, Mircea Geoana. E successivamente la coincidenza più clamorosa: incontro ed ennesimo saluto cordiale a favore di clic di Di Maio con il diplomatico dello Yemen, Mohamed Taha Mustafa, proprio mentre una nave americana intercettava tre missili sparati dallo stesso Yemen verso Israele.

In Arabia Saudita, quasi come Renzi

Quindi il meeting con emissari dell’Arabia Saudita per parlare di investimenti e l’apertura del già citato Investment Forum tra Ue e sauditi. A tal proposito Di Maio si sbrodola: «Esiste un enorme potenziale per aziende e governi, in settori chiave come l’energia, la produzione avanzata, i trasporti e la logistica, la sanità, l’agricoltura, il turismo, il digitale, l’intelligenza artificiale, la robotica, l’immobiliare e lo sport. Il forum è una piattaforma di rappresentanti governativi, investitori, leader aziendali ed esperti di entrambe le regioni, per nuove partnership e migliori relazioni bilaterali». Non siamo al livello del “nuovo Rinascimento” immaginato da Matteo Renzi (volato di nuovo a Riad ospite della fondazione FII di Bin Salman) ma poco ci manca. Tutto ciò mentre salta o comunque viene messo in dubbio lo storico accordo tra Arabia Saudita e Israele. Nel frattempo, continuano in rete sfottò e battutine sui suoi (o dei suoi social media manager) strafalcioni sull’inglese. Ma Di Maio ha ormai sufficiente esperienza e pelo sullo stomaco per girarsi dall’altra parte e andare oltre. E quando lo scontro a Gaza auspicabilmente si placherà, lui potrà gioire soddisfatto come la mosca cavallina che sta sul dorso del cavallo da corsa ed esulta nel momento in cui il destriero taglia il traguardo e vince la gara.