Peppino Caldarola

Di Maio schiavo di Salvini pare il minollo di Troisi

Di Maio schiavo di Salvini pare il minollo di Troisi

Come nella gag dell’attore napoletano, il leader M5s, dopo aver demolito tutto quello che c’era da distruggere della storia e cultura politica italiana, cerca disperatamente di salvarsi nell’Arca guidata dal capo della Lega.

13 Giugno 2019 09.57

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Luigi Di Maio rischia di fare la fine del minollo. Non sapete che cos’è il Minollo? Se andate su Youtube alla voce «la Smorfia» (il trio di Massimo Troisi, Lello Arena, Enzo De Caro) troverete una scenetta esilarante.

C’è Noè-Lello Arena che sta sulla barca per impedire ad altri animali di salire essendo l’Arca già piena. A dargli manforte c’è Enzo De Caro, ma Massimo Troisi non vuole sentire ragioni, vuole assolutamente salire sull’Arca per cercare di salvarsi. Dapprima dice a Lello Arena-Noè i nomi di tanti animali in cui è incarnato e quando Arena gli risponde che sono tutti già a bordo, Troisi, con un improvviso colpo di genio, si inventa di essere il Minollo, animale con orecchie grandi (ottenute, in scena) da fogli di giornali. Lello Arena-Noè è interdetto. Non conosce il Minollo e sta per far salire Trosi finchè non torna accanto a lui Enzo De Caro che, con cinica freddezza, annuncia: «I minolli sono già saliti tutti». E Troisi resta a terra.

LA VITA POLITICA DI DI MAIO AFFIDATA A SALVINI

Il minollo, leggo su internet, esisteva davvero ed era il facchino della zavorra delle navi, ma nella scenetta appare come animale di fantasia che disperatamente cerca di salvarsi sull’Arca, non riuscendovi. Di Maio da alcune settimane sta cercando di fare il minollo di Matteo Salvini che, però, sulla sua Arca non lo vuole fare salire e lo abbandona a Davide Casaleggio, a Beppe Grillo e soprattutto a quel gruppo di raffinati intellettuali occidentali che si chiamano Roberto Fico, Alessandro Di Battista e Roberta Taverna. Accade così che il minollo-Di Maio, che ha perso sei milioni di voti (ve lo devo scrivere in cifre?) sta come un povero Cristo appeso alla volontà del capo della Lega (che sta ingrassando come Lello Arena senza avere la sua simpatia) per sapere se potrà salvarsi o dovrà affogare definitivamente. Se il minollo non si salva in pochi metteranno il lutto, anche se l’idea che Salvini controlli l’intera Arca desta qualche preoccupazione. Tuttavia a questo siamo. Il movimento del “vaffa”, figlio di giudici, uomini e donne dei talk show, giornalisti di fama è diventato il più gigantesco minollo dell’epoca moderna.

L’ASCESA DI GRUPPO DI FACINOROSI HA DEMOLITO LA STORIA ITALIANA

Ci vorrebbe Umberto Eco per analizzare la “fenomenologia” del minollo e forse Eco con l’aiuto di Edmondo Berselli (lassù nel paradiso degli intellettuali puliti) potrebbero spiegarci come sia potuto accadere che in un Paese dalla più profonda e pluralistica cultura politica, siano bastate alcune interviste a Giancarlo Caselli, a Piercamillo Davigo, ad Antonino Ingroia nonché le articolesse di Flores D’Arcais, Furio Colombo e Marco Travaglio e di altri geni per portare, nel giro di poco, una massa di facinorosi alla guida dell’Italia nello stesso tempo in cui questi cultori della sacralità dei giudici (infallibili per diritto divino) osservavano il più vergognoso scandalo dell’organo supremo della magistratura stessa.

Hanno demolito tutto quel che c’era con la complicità di partiti e leader di partito

La verità è che sono tutti minolli. L’Arca italiana rischia di non salvarsi non solo perché a fare da Noè c’è Salvini, appena scappato da una birreria, ma perché i minolli che cercano di portare la pelle in salvo non sono animali inoffensivi ma hanno demolito tutto quel che c’era con la complicità di partiti e leader di partito che gli sono andati dietro e che non hanno avuto la dignità di difendere la storia italiana.

SERVE UNA BATTAGLIA CULTURALE

Come se ne esce? Con una grande operazione di cultura politica che, prima di spazzare Di Battista, la Taverna, Vito Crimi e il minollo-Di Maio, faccia i conti con una cultura dell’approssimazione che, dai girotondi in poi, ha tolto dignità a tutti i partiti, a trasformato lo Stato nel capo-impresa della mafia e ha garantito successo mediatico a giornalisti che altrimenti sarebbero rimasti nell’ombra e a magistrati che persino ai tempi dell’Inquisizione avrebbero considerato un tantino esagerati. Qui e in questa battaglia aspetto Massimo Cacciari e le teste pensanti che ancora ci sono in questo Paese.

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Commenti: 1

  1. serve soltanto una battaglia, e basta. bisogna tornare a machiavelli, quel balordo ghignante del cinquecento.
    una benevola sana cattiveria ci vuole, gentile caldarola.
    ad esempio stamattina mentre stavo al cesso accompagno l’eliminazione aprendo a caso i discorsi del balordo, libro rubato vicino casa di mia cugina a mare, e leggo:
    non può acquistare forze chi impoverisce nelle guerre, benchè vittorioso;
    oppure senti questa, sbalorditiva:
    arava cincinnato la sua piccola villa;
    qui parla di uno che mentre raccoglie le pesche in giardino, viene chiamato dal senato per riprendere dei gran signori che smarriscono la retta via
    mi immagino la scena, macchine coi vetri oscurati, sirene, polveroni alzati sulle stradine di campagna , tipi con la faccia cattiva che escono vanno da questo e gli dicono:
    “bella zio c’è salvini che sta facendo lo sborone occupati tu di questa cosa facci sto piacere dai”

    grazie amici e in bocca al lupo per questo giornale eccelente e questo sito che migliora giorno dopo giorno. fatevi valere! questa cazzuta sobrietà è la roba giusta che ci vuole oggi. e anche l’elogio delle donne, della forza e dell’ amore sconfinato delle donne, è doveroso.

    calorosissimi saluti

    ps fate qualche articolo su luigi spaventa. chi era che diceva? mi piace assai sto tipo
    …e anche, che so, su ivanka trump. magari sul nome che ha scelto dopo la conversione alla fede del marito, donne toste, o sui castelli normanni in italia meridionale, o sul surfista sebastian steudtner, o sui paccheri zucchine con o senza provola affumicata.
    spiazzateci

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