E se al nuovismo di Salvini e Di Maio sostituissimo il vecchismo?

Peppino Caldarola
28/03/2018

I due destri che hanno vinto le elezioni non riescono a immaginare un'idea di società. Una forza centrista aggressiva e una di sinistra radicale potrebbero, presentando volti diversi, rivoluzionare la scena.

E se al nuovismo di Salvini e Di Maio sostituissimo il vecchismo?

Il tira e molla fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio un po’ è vero, un po’ è finto. La parte di finzione sta nella necessità che hanno entrambi di presentare ai loro elettori un'alleanza fatta in stato di necessità. La parte vera sta invece nel fatto che Salvini e Di Maio dovranno prima o poi separarsi per non perdere la leadership nei rispettivi campi.

TUTTI VOGLIONO ASSORBIRE IL PD. Di Maio, quello che ha preso più voti, è assediato da molti pretendenti che gli lasceranno giocare questa partita salvo poi diventare suoi competitor. Salvini non può perdere gli elettori di Forza Italia tenacemente avvinghiati al berlusconismo dell’ultima ora, cioè quello moderato. Tutti e due, singolarmente, hanno un sogno nel cassetto: agganciare il Partito democratico per farne uno junior partner su cui scaricare le eventuali difficoltà del governo, assorbendone a poco a poco le residue energie.

Il guaio per i due giovani politicanti (perché questo sono Salvini e Di Maio) è che i loro elettori adesso si aspettano cose

Per Di Maio si tratterebbe di impresa più facile. Il guaio per i due giovani politicanti (non si cambierà davvero sistema politico fino a che la scena sarà dominata da politicanti, come ha dimostrato la Seconda repubblica) è che i loro elettori si aspettano cose.

DI MAIO PERDERÀ IL MERIDIONE. Quelli del Sud ormai vagano come mandrie senza guida e si riversano dovunque pensano di trovare soluzione a problemi drammaticissimi. Di Maio può cincischiare un po’, poi lentamente li perderà a favore di Salvini oppure a favore di una Lega sudista che sta nella pancia della società abbiente del Mezzogiorno.

SALVINI NON È COME BOSSI. Salvini deve premiare il Nord produttivo e lo può fare solo se dispone dello Stato in chiave anti-meridionale più che anti-immigrati. Umberto Bossi fece alcune battaglie esemplari, come sul latte. Salvini non sa da dove cominciare.

Nascita e morte in fasce del “governo mostruoso” fra le due destre sono quindi eventi probabili ma di assoluta precarietà. Tutti quelli che a ogni svolta elettorale dicono che è nata una Nuova Repubblica e immaginano un ventennale potere gestito da qualcuno dovrebbero frenare i loro entusiasmi. Neppure il dominio di Berlusconi è stato così incontrollato. L'ex Cavaliere ha segnato un’epoca, ci sarà lui nei libri di storia e non i suoi avversari, ma nella sua stagione ognuno ha fatto quello che gli pareva.

MANCA UN VESTITO PER LA SOCIETÀ. I due destri che hanno vinto le elezioni hanno chiaramente dato una botta all’establishment di sinistra, ma per conquistare la società hanno bisogno di immaginarla, di darle una configurazione, di apprestarne un vestito. Forse ci riusciranno, ma non si vedono le avvisaglie.

SERVONO ALTRI GIOCATORI IN CAMPO. È per questo che io credo che le lacrime della sinistra e del centro moderato siano lacrime di gente che avendo perso la partita pensa che non possano scendere in campo altri giocatori. Una forza centrista aggressiva e una forza di sinistra radicale potrebbero, con volti nuovi e con la totale scomparsa di quelli vecchi, rivoluzionare la scena.

Non servono agli avversari di Di Maio e Salvini le derisioni dei perdenti. Fico ha speso in taxi una cifra, calcolata giorno per giorno, modesta, i titoli di studi e i lavori che i nuovi potenti hanno fatto sono quelli che fanno migliaia di giovani, il loro analfabetismo di ritorno è un fenomeno sociale. Meno barzellette cretine e più analisi della sostanza del loro leaderismo.

LA SINISTRA ACCETTI DI AVER FALLITO. La sinistra, che io penso si potrà riscattare solo tornando alle origini di forza popolare, solidaristica, sindacalizzata, ribelle, deve sfidare se stessa e accettare di averle sbagliate proprio tutte. In questo Matteo Renzi e i suoi rottamati sono simili. Hanno avuto lo stesso progetto riformista. Cioè il riformismo della classe dominante.

TORNIAMO AI TEMPI DELLE VERE RIFORME. I moderati sono scomparsi perché hanno perso la loro storia sociale che nel mondo cattolico è una gran pezzo di storia d‘Italia. Le riforme più incisive le hanno fatte socialisti riformisti e democristiani di cultura popolare e sociale. Il nuovismo dovrebbe lasciare il campo a un po’ di “vecchismo”. Si fa per dire.

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