Roma e il caso Siri-Arata, nuove schermaglie Di Maio-Salvini

Roma e il caso Siri-Arata, nuove schermaglie Di Maio-Salvini

M5s e Lega ai ferri corti. I grillini rispolverano il conflitto di interessi mentre il Pd annuncia una mozione di sfiducia nei confronti del governo Conte. 

20 Aprile 2019 06.43

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La crisi di governo è un rischio reale. Lo ammettono Luigi Di Maio e Matteo Salvini, mentre si rimpallano l'accusa di voler rompere. «È una minaccia della Lega», dice il pentastellato. «No, è solo nella testa di Di Maio», ribatte il leghista.

Il M5S RISPOLVERA LA LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI

Il caso Siri-Arata ha innescato un domino. Dopo l'assedio leghista a Roma e le bordate contro la sindaca pentastellata Virginia Raggi, il Movimento cinque stelle è ripartito all'attacco rispolverando una proposta di legge sul conflitto di interessi. Il vicepremier e capo politico Luigi Di Maio, spiegano fonti grilline, vuole portare in Aula quanto prima il testo, su uno dei temi cari al M5s ma ancora non affrontato in questa legislatura.

IL PD PRESENTA UNA MOZIONE DI SFIDUCIA AL GOVERNO CONTE

E anche l'opposizione prepara il contrattacco. Il Pd ha depositato una mozione di sfiducia al governo conte perché «questo continuo braccio di ferro fra Lega e M5s fa ulteriori danni al Paese», ha sottolineato il presidente dei senatori dem Andrea Marcucci. Che ha aggiunto: «Conte venga in aula a spiegare lo stato della situazione relativa al sottosegretario Siri. Il braccio di ferro tra Lega e M5S impone al presidente del Consiglio immediati chiarimenti anche sulla reale salute della coalizione».

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IL CONTRATTO DI FEDERICO ARATA A PALAZZO CHIGI

Il rischio che la maggioranza venga travolta è aumentato dopo la notizia dell'assunzione del figlio di Paolo Arata, indagato nella stessa inchiesta che ha coinvolto Siri, a Palazzo Chigi da parte di Giancarlo Giorgetti. Si parla di un contratto di collaborazione, registrato alla Corte dei Conti, con cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti ha portato a Palazzo Chigi Federico Arata. «Se fosse così, Salvini chiarisca», è intervenuto subito il M5s, «a noi e ai cittadini».Ma la Lega tiene il punto. Con una nota, cui allega il curriculum di Federico, sottolinea: «È una persona preparata. Parlamentari e ministri leghisti continuano a lavorare anche in questi giorni senza rispondere a polemiche e insulti che si sgonfieranno».

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ASSEDIO DEL M5S AI LEGHISTI PER IL CASO SIRI

Intanto non c'è ancora stato l'atteso chiarimento tra il premier Conte e Siri. «Non mi ha ancora chiamato», ha detto il sottosegretario da Milano, dove con i legali sta studiando le accuse a suo carico. Siri può contare sulla difesa di Salvini: «È tranquillo lui, sono tranquillo», ha sottolienato il leader della Lega. Ma nel partito c'è chi professa più prudenza, nell'attesa di vederci più chiaro. «Ho presentato un emendamento che mi ha chiesto una filiera di piccoli produttori che dicevano di essere in difficoltà. Non ho fatto altro che portarlo negli uffici», ha spiegato Siri, «non ho preso un centesimo». Non basta, però. Né al M5s, che con Stefano Buffagni ha ricordato a Salvini che «si parla di mafia e corruzione». Né al presidente dell'Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, per il quale «è grave» che in passato Siri abbia patteggiato una condanna per bancarotta. Non si può – è la tesi M5s rilanciata da Di Maio – mettere a rischio il governo per proteggere un indagato. Il contratto di governo, ricordano, prevede che chi è condannato, anche in primo grado, deve lasciare ma chi è indagato, come Siri, deve chiarire.

CONTE: «SALVINI PREMIER? NON IN QUESTA LEGISLATURA»

Torna a farsi sentire anche Alessandro Di Battista, per accusare Salvini di una difesa «puerile». La prima prova (extragiudiziaria) di tenuta attende il governo subito dopo il ponte pasquale, nel Consiglio dei ministri convocato per martedì 23 aprile. Sul tavolo dovrebbe tornare il decreto crescita che contiene la norma Salva Roma, sul debito della Capitale. Il capo del Viminale dice no: «Non devono esserci Comuni di serie A e serie B. E mi spaventa che Virginia Raggi dica di non avere il controllo della città», ha aggiunto citando le registrazioni depositate in procura dall'ex ad dell'Ama. «Il sindaco non dà prospettive di sviluppo», rincarano i leghisti dal Campidoglio. «La Lega vuole fare un regalo alle banche», ribattono però fonti M5s. Al premier Giuseppe Conte, dopo la pausa pasquale, l'arduo compito di trovare una soluzione che accontenti tutti. «Salvini ha una vita davanti a sé per fare il premier, se e quando si creeranno le condizioni. Non in questa legislatura», ha detto il presidente del Consiglio in una intervista al Corriere della sera del 20 aprile replicando a chi gli aveva chiesto del fatto che un possibile exploit della Lega alle Europee potrebbe innescare nel ministro dell'Interno la tentazione di Palazzo Chigi. Sul caso Siri il premier, invece, ha evidenziato: «Completerò presto la valutazione e la decisione verrà adottata nei prossimi giorni».

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DALLA CAMPAGNA ELETTORALE ALLA RISSA M5S-LEGA

Ormai non è più solo una escalation da campagna elettorale, osserva un leghista. Si è andati così oltre, che la crisi potrebbe non restare più solo a livello dialettico. I sospetti i due leader se li rinfacciano in chiaro. Di Maio accusa Salvini di aver riaperto i contatti con Forza Italia (ma Giancarlo Giorgetti nega di aver sentito Silvio Berlusconi). Salvini accusa Di Maio – o meglio, alcuni dei suoi – di tenere un filo di dialogo con il Pd, alla ricerca di un ribaltone. Nicola Zingaretti, respingendo i sospetti, invoca le elezioni: «Basta con i giochi di palazzo e le ipocrisie, si torni al voto», ha chiesto il segretario dem. E con lui sembra d'accordo la maggioranza dei leghisti, che ormai non nascondono più l'insofferenza verso gli alleati di governo e i loro modi. Salvini invita i suoi alla calma. Neanche lui – raccontano però alcuni – è più così categorico nell'escludere la rottura. Ma non vuole il "cerino", non vuol essere lui a rompere. E soprattutto, non sa quale scenario si aprirebbe. La crisi al buio sarebbe lo scenario peggiore per il leader leghista. Ma c'è chi gli consiglia di prendersi il rischio, prima che sia troppo tardi. Che ci stia pensando, lo rivela forse un lapsus: il governo durerà «quattro mesi», dice Salvini. Poi corregge: «Anni».

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