Maurizio Stefanini

La storia del Diario di Anna Frank

La storia del Diario di Anna Frank

Il quaderno fu regalato alla ragazzina per il suo 13esimo compleanno. Le diverse stesure e la pubblicazione di un libro che è diventato un simbolo.

12 Giugno 2019 05.06

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Anna Frank, nata a Francoforte sul Meno il 12 giugno 1929 e morta per tifo esantematico nel campo di sterminio di Bergen-Belsen all’inizio del 1945, per il suo 13esimo compleanno ricevette in regalo il diario che sarebbe rimasto alla storia come una delle più testimonianze più dure e insieme straordinarie della Shoa.

«IL PIÙ BELLO FRA I DONI»

«Venerdì 12 giugno ero già sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno!», si legge nella prima pagina. «Ma alle sei non mi era consentito d’alzarmi, e così dovetti frenare la mia curiosità fino alle sei e tre quarti. Allora non potei più tenermi e andai in camera da pranzo, dove Moortje, il gatto, mi diede il benvenuto strusciandomi addosso la testolina. Subito dopo le sette andai da papà e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve fosti tu, forse uno dei più belli fra i miei doni». Anna parlava di un quadernino a quadretti bianco e rosso, sul quale cominciò a scrivere delle sue giornate.

IL DIARIO COME AMICA

«Allo scopo di dar maggior rilievo nella mia fantasia all’idea di un’amica lungamente attesa, non mi limiterò a scrivere i fatti nel diario, come farebbe qualunque altro, ma farò del diario l’amica, e l’amica si chiamerà Kitty», spiega Anna. E perché la finzione «non sembri troppo spinta e grossolana», il racconto parte proprio con la storia della famiglia. «Mio padre aveva 36 anni quando sposò mia madre che ne aveva 25. Mia sorella Margot nacque nel 1926 a Francoforte sul Meno; venni poi io il 12 giugno 1929, e siccome siamo ebrei puri, nel 1933 emigrammo in Olanda, dove mio padre fu assunto come direttore della Travies N.V».

IL NASCONDIGLIO AD AMSTERDAM

Otto Frank era stato ufficiale dell’esercito tedesco durante la Grande Guerra, e talmente valoroso da meritare la Croce di Ferro. L’incubo da cui tentò di sottrarre la famiglia si presentò il 10 maggio 1940, quando la Wehrmacht invase i Paesi Bassi. Come testimoniano alcune lettere ritrovate nel 2007, Otto tentò invano di ottenere asilo negli Stati Uniti o a Cuba. Dopo aver ceduto la sua impresa a due collaboratori fidati, pensò di allestire un nascondiglio nel retro di una casa ad Amsterdam, il cui ingresso era nascosto da una libreria girevole. Lì la famiglia si nascose il 6 luglio di quell’anno, per evitare che Margot venisse deportata.

IL RITORNO DI OTTO FRANK E LA PUBBLICAZIONE

Dopo una settimana ai quattro Frank si aggiunse la famiglia van Pels: padre, madre e figlio. Nel novembre arrivò il dentista Fritz Pfeffer. Anna Frank racconta le vicende del gruppo fino al 4 agosto 1944, quando a causa di una delazione la Gestapo fece irruzione nell’appartamento. Tutti i protagonisti furono deportati e morirono nei campi di concentramento eccetto Otto che tornò ad Amsterdam il 3 giugno 1945, ospite della stessa coppia – Miep e Jan Gies – che l’aveva aiutato a nascondersi con la famiglia. Miep aveva trovato il diario e lo consegnò a Otto che, dopo averlo mostrato ad alcuni amici, nel 1947 si convinse a pubblicarlo col titolo di Het Achterhuis, il retrocasa. Fu subito un successo, venne tradotto in 60 lingue e vendette oltre 30 milioni di copie. Dal Diario furono tratti una riduzione teatrale, film per la tivù, documentari, alcuni lungometraggi e due film di animazione.

Una foto di Anna Frank, morta nel campo di sterminio nazista di Bergen-Belsen all’inizio del 1945.

I VARI EDITING DEL MANOSCRITTO

Lo scritto originale in realtà è stato rivisto più volte. Prima di tutto da parte della stessa Anna che decise di mettervi mano quando a fine marzo 1944 via radio venne annunciato che il governo olandese dopo il conflitto avrebbe pubblicato le lettere e i diari che testimoniavano le sofferenze dell’occupazione. Avendo tempo libero in quantità, si mise dunque a riscrivere tutto, in modo da lasciare due versioni: la A, l’originale, che va dal 12 giugno 1942 al primo agosto 1944 ma è stato smarrito il periodo che va dal 6 dicembre 1942 al 21 dicembre 1943; e la B, quella rivista, che copre il periodo dal 20 giugno 1942 al 29 marzo 1944.

LE MODIFICHE DEL PADRE

Il testo pubblicato nel 1947 è invece una versione C che Otto compilò basandosi soprattutto sulla seconda stesura, apportando modifiche e aggiungendo quattro episodi tratti da un altro autografo di Anna, i Racconti dell’alloggio segreto. A parte l’esigenza di costruire un prodotto compiuto, il padre ebbe l’umanissima preoccupazione di “censurare” alcune considerazioni troppo intime: sia perché riguardanti la emergente sessualità della ragazza, sia perché tiravano in ballo la privacy dei protagonisti, ancorché defunti.

L’EDIZIONE CRITICA

Solo nel 1986, sei anni dopo la morte di Otto, venne pubblicata una edizione critica che comparava le tre versioni con preoccupazione filologica. Sebbene fosse stata aggiunta una perizia forense che attestava l’autenticità del diario, si armò una polemica revisionista. Ma in tribunale l’ipotesi che si trattasse di un manoscritto falso vennero sempre rigettate. Gli studiosi oggi avvertono che i Diari vanno considerati come documento storico unicamente nell’edizione critica, ma riconoscono che tutto sommato l’editing di Otto non fu un cattivo lavoro. Anzi, in certi punti fu lui a ripristinare nella versione C alcuni passi che Anna aveva scritto e poi censurato.

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