Non possiamo permetterci di perdere tempo con Di Battista

Peppino Caldarola
20/04/2020

Fra le disgrazie di questo Paese c’è anche che uno come lui vuole controllare la politica e le relazioni internazionali. Parliamo di cose serie. Dal rischio di una bomba sociale alla mancanza di progettualità: analisi del guaio italiano.

Non possiamo permetterci di perdere tempo con Di Battista

Lasciamo perdere Di Battista. Fra le disgrazie di questo Paese c’è anche che uno come lui vuole controllare la politica e le relazioni internazionali. Pazzesco. Passiamo alle cose serie. La prima di queste cose serie è che si sta affacciando in modo prepotente un nuovo divario, questa volta culturale e antropologico, fra Nord e Sud. È, diciamolo subito, una follia. È anche il prezzo che si paga a tre decenni di insulti al Sud che oggi trovano reazione combattiva, ma anche autolesionista, in molti meridionali. La classe dirigente non si è mai accorta che molto fuoco era sotto la cenere. Che non si può considerare una parte del Paese come una palla al piede senza far accumulare odii di natura quasi etnica.

LA CLASSE DIRIGENTE FINGE DI NON VEDERE

Il Nord è stato colto impreparato dall’epidemia ma soprattutto ha avuto in Lombardia una coppia al potere totalmente inadeguata. Sono la fotocopia di Salvini. Altri leghisti sono stati all’altezza della situazione. Questo fa sperare in un giorno in cui senza Salvini la Lega tornerà ad essere un vero partito di destra ma libero dagli avventurieri. I governatori del Sud, penso a De Luca, che attizzano lo scontro col Nord fanno male il loro dovere di meridionalisti. In ogni caso sta rinascendo un problema gigantesco, direi pre-risorgimentale e la classe dirigente finge di non vedere.

UN NUOVO PROLETARIATO

La seconda cosa seria è l’affacciarsi, ormai non più timidamente, della questione sociale in forme nuove. C’è il lavoro salariato che è minacciato e va difeso, ci sono i giovani senza speranza ma soprattutto ci sarà un esercito di impoveriti che proviene dalle classi medie, e spesso da classi abbienti, che può diventare una bomba sociale. Se ci occupiamo solo degli operai (sono un vecchio operaista) rischiamo di mettere in gioco la democrazia. Questo probabile nuovo proletariato è presente in tutta Italia, è trasversale perché ha votato per destra e sinistra, è disponibile a tutto perché non vede luce.

MANCA UN PROGETTO

La terza cosa seria è che manca ancora un progetto. Il secondo dopoguerra fu quella straordinaria operazione di rinascita per due ragioni. Dico subito la prima. Perché si scelse che cosa produrre e dove collocare l’Italia nel mercato interazionale. Qui non sappiamo neppure se si stabilizzeranno le fabbriche di mascherine, di ventilatori, di saturimetri. La seconda ragione della straordinarietà del secondo dopoguerra fu la sua classe dirigente. Si dice De Gasperi. Lui fu il pivot di uno squadrone che poi, in un rapporto di tensione-collaborazione con l’opposizione, dette al nostro Paese un futuro. Oggi questa classe dirigente se c’è, non è al governo, men che meno all’opposizione. Il guaio italiano è tutto qui.