Difendo Roberto Saviano, senza se e senza ma

Peppino Caldarola
09/08/2017

Salvini minaccia di togliergli la scorta. Ma non si pone minimanete il problema se lo scrittore sia o no in pericolo. Stiamo divendando un Paese di egoisti pronti a tutto per guadagnare quattro voti.

Difendo Roberto Saviano, senza se e senza ma

Matteo Salvini ha minacciato di togliere la scorta a Roberto Saviano nel giorno malaugurato, e purtroppo vicino, in cui sarà al governo. Lo scrittore aveva criticato il leader leghista con parole forti e assolutamente legittime. Qualche giorno prima, l’avevo scritto su questo giornale, una persona a modo come Ernesto Galli della Loggia aveva rimproverato l'autore di Gomorra di godere di una scorta composta da quegli appartenenti agli apparati di forza che lo scrittore non vuole sulle navi delle Ong che salvano i migranti.

UN SUCCESSO OTTENUTO COL CORAGGIO DI DENUNCIARE. Da tempo c’è in un’area di destra, e di gauche de droite, un “problema Saviano”. I suoi lettori lo amano e il suo Gomorra è diventato, oltre che un romanzo, un film e poi una serie televisiva di grande successo anche fuori del nostro Paese. Gomorra è diventata anche una parola-chiave, purtroppo famosa come “spaghetti” e “pizza”, quasi quanto “mafia”. Non è colpa di Saviano, semmai è un merito di questo ex ragazzo campano che si è guardato attorno e ha avuto il coraggio di denunciare.

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Il suo successo ha sollevato invidie e dubbi. Lo hanno accusato di aver copiato parti del suo libro mentre è accaduto che sono passati sotto silenzio copiatori professionali della grande stampa. Lo hanno accusato di farsi troppa pubblicità. Lo hanno accusato di narcisismo e di intervenire sulle vicende politiche, sembrando quasi sul punto di «scendere in campo». Lo hanno prevalentemente accusato. La destra lo odia, la sinistra “a la droite” lo considera il prototipo di quel buonismo che appesantisce il volo di una sinistra che vuole fare concorrenza alla destra sul suo stesso terreno.

IL RICATTO SULLA SCORTA. Non discuto le critiche che mi sembrano, viste così all’ingrosso, tutte abbastanza stupide. Discuto quel che viene una parola dopo o una riga più sotto la frase di critica. Saviano non deve avere la scorta perché i suoi detrattori non vogliono. Nessuno di questi ragiona se Saviano abbia il diritto di avere la scorta e se questo diritto nasce da un pericolo reale. Tutti accettano l’idea che ci siano scorte, del resto molti dei critici dello scrittore ce l’hanno o conoscono personalità che l’hanno generosamente avuta, ma sono convinti che la scorta comporti l’adesione al pensiero unico.

SALVINI E LA MINACCIA ALLO SCRITTORE. In questo Paese le scorte abbondano. Ci fu un tempo in cui la splendida generazione dei superpoliziotti antimafia mise mano sia agli eccessi nel sistema di protezione dei pentiti sia nel numero eccessivo di scorte. Alcune scorte vennero negate. Purtroppo alcuni vennero colpiti perché senza scorta. Ma lo scandalo nazionale è la scorta di Roberto Saviano. Matteo Salvini ha sicuramente la scorta e probabilmente ha ragione ad averla, avendo un linguaggio e un atteggiamento politico che risultano intimidatori verso tanta parte della società italiana. Lo detesto ma difendo il suo diritto di avere la scorta e soprattutto di dire le sue idiozie in giro per l’Italia. Per Salvini, invece, Roberto Saviano, che interpreta le passioni e sentimenti dell’Italia opposti ai suoi, non dovrebbe essere protetto e anzi, minaccia, una volta al governo quella scorta verrà tolta.

Detesto Salvini, ma difendo il suo diritto di avere la scorta e di dire le sue idiozie. Per lui invece Saviano non dovrebbe essere protetto

Ho già segnalato la terribile curvatura che ha preso la discussione politica, con l’egemonia ormai incontrastata di tematiche di destra che spesso sono interpretate con furore da una sinistra che fa la scimmia alla destra. C’è un‘ Italia che detesta i buoni, li irride, ne nega la funzione, e che sta prendendo il sopravvento. Lo scrittore che urla alla luna è pericoloso come la Ong che in mare scambia messaggi con gli scafisti per sapere dove sono i disgraziati che rischiano di affogare.

EMERGE L'ITALIA ARRICCIATA IN SE STESSA. Non sta emergendo, mi spiace per il papa, l’Italia della misericordia ma si è palesata quella che si arriccia in se stessa, che si sente invasa e minacciata, irosa e incattivita. I giornali di destra ormai ospitano anche lettere di migranti regolarizzati in prima fila contro i nuovi migranti, sono quei «negri da cortile», come chiamava Malcom X i suoi fratelli compiacenti con i bianchi.

Insisto nel dire, purtroppo al vento, che se la sinistra non riprende le sue battaglie umanitarie anche minoritarie (forse), se non interpreta il proprio ruolo di prima linea nella lotta alle ingiustizie, se la sinistra accetta di vedere spappolare la società sotto gli appelli anti-unitari di neo-borbinici al Sud, di leghisti al Nord, di neo-fascisti dovunque, di fronte alla viltà di una classe dirigente che per un pugno di voti dimentica la misericordia, questo paese è perduto. Un Paese di egoisti è perduto.

GIOCARE CON LE VITE ALTRUI PER UN PUGNO DI VOTI. Partiamo da qui. Un Paese ormai insopportabilmente carico di ingiustizie sociali è perduto. Un Paese con una classe dirigente cinica che gioca con le vite altrui per un pugno di voti è perduto. Ho letto su Internazionale che i ricchi americani seguaci del “survivalismo” stanno apprestandosi a chiudersi in bunker e ne stanno costruendo di nuovi nel timore di catastrofi naturali o di rivoluzioni sociali. È gente brutta ma forse sente che nell’aria c’è qualcosa. Che qualcosa succederà.