Giovanna Predoni

Trenta e le nomine al ministero della Difesa

Trenta e le nomine al ministero della Difesa

01 Agosto 2018 11.01
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Grandi movimenti in Difesa. No, non parliamo del calciomercato che impazza in queste ore, bensì del ministero e del sistema della Difesa. La ministra Elisabetta Trenta è prima di tutto alle prese con il «caso Magrassi». Carlo Magrassi è un generale di Squadra aerea dell’Aeronautica militare e, per scelta della ministra precedente, la piddina in salsa franceschinian-calendiana Roberta Pinotti, guida da pensionato il Segretariato generale della Difesa. Cioè, è l’uomo che per lo Stato compra e vende armi. Chiunque lo conosca bene sa che ha un’ambizione sfrenata. E ora sta cercando di convincere Trenta – noncurante dei precedenti politici e, soprattutto, del fatto che fosse opera sua il vituperato Airforce di Renzi – a fare una legge che gli consenta di mettere i galloni di Capo di Stato Maggiore della Difesa, succedendo a Claudio Graziano. Ovviamente, nel caso, in quota M5s. Ce la farà l’ex renziano di ferro ora precipitosamente convertitosi al grillismo a coronare il suo sogno?

I RIPOSIZIONAMENTI DI CARLO MAGRASSI

Intanto sgombriamo il campo da una balla grossa come una casa, e cioè che il marito della ministra, Claudio Passarelli, sia suo sponsor. Lavorava a SegreDifesa, ma nella segreteria del vice segretario generale, Nicolò Falsaperna – generale di Corpo d’armata dell’Esercito apprezzatissimo in Italia e all’estero – non in quella di Magrassi. E dunque la liaison non c’è. E poi Magrassi prima di arrivare a Palazzo Chigi quale consigliere militare del premier Renzi è stato capo di gabinetto di Mario Mauro, con il quale aveva cementato un rapporto anche politico. Senza contare che non ha mai mancato di fare visite frequenti a Gianni Letta. Inoltre Renzi lo avrebbe scelto in virtù, ha sempre raccontato lo stesso Magrassi, di una sua vecchia amicizia con il padre di Luca Lotti. Vero o non vero, è uomo che sicuramente ha indossato molte casacche, oltre alla divisa militare. Ciò che è davvero sicuro è che da consigliere militare di Renzi, Magrassi ha personalmente gestito (e secretato) l’operazione di leasing che ha portato nella flotta dell’Aeronautica militare il famoso Airbus 340-500, l’Airforce di Renzi, proprio quello che Di Maio e Toninelli, confortati da Salvini, dicono di voler annullare. Così come ci si aspetta che prima o poi la Corte dei Conti apra un’indagine sul fatto che, nonostante le condizioni di salute di Magrassi riempiano una nutrita rassegna stampa, ancora riceva l’indennità di pilotaggio.

IL CASO VECCIARELLI E L'OMBRA DI VITROCISET

Le ambizioni di Magrassi, poi, aprono il «caso Vecciarelli». Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, Enzo Vecciarelli è stato finora considerato il naturale candidato, anche per un meccanismo di avvicendamento tra i diversi corpi militari, a Capo di Stato Maggiore della Difesa. Ora questa incertezza ha dato la stura ai veleni – dalle promozioni interne a illazioni su frasi dette a porte chiuse da Vecciarelli – che fanno piovere lettere anonime a decine. Tra queste, ce n’è anche qualcuna che lo accosta a Vitrociset, la società di proprietà della famiglia Crociani, di cui l’Aeronautica è grande cliente. Ormai non è più un segreto che Giuseppe Bono, grande capo di Fincantieri, stia cercando di acquisire la “controversa” azienda della “sora Camilla”, con l’intento, dicono i maligni, di infastidire i cugini di Leonardo. Ma la cosa più anomala è che a fianco di Bono s’è palesato come socio nell’operazione il più renziano (e pinottiano) degli imprenditori, il Cavaliere del Lavoro Vito Pertosa, patron della Mermec, una mini holding che spazia dai treni agli aerei. Un imprenditore pugliese che ha avuto attimi di gloria durante l’era renziana – da presidente del Consiglio, Matteo aveva fatto visita all’azienda in gran pompa – fino al punto da proporre un suo aereo addestratore alle Forze armate. Si tratta del Blackshape: un biposto in carbonio che Pinotti voleva imporre all’Aeronautica militare. Peccato che dopo averlo provato, i piloti del Reparto sperimentale di volo lo definirono unsafe, non sicuro, e come tale venne scartato. Con grave scorno di Renzi e di Pinotti.

LA PALLA PASSA A ELISABETTA TRENTA

Ora anche Pertosa, come Magrassi, è alla disperata ricerca di una nuova verginità politica. Gliela concederà Trenta, il cui parere sul passaggio di Vitrociset è decisivo per l’eventuale esercizio della golden power? Nell’attesa, la ministra trova il tempo di lamentarsi di Augusto Rubei, il suo portavoce che lei stessa si è portata al ministero di via XX Settembre. Trenta non sarebbe soddisfatta della sua immagine così come appare dai media. Tanto che si parla di una affannosa ricerca di un sostituto.

LA REPLICA DELLA MINISTRA DELLA DIFESA

La ministra Elisabetta Trenta su Twitter così replica all'articolo: «Lettera43.it ospita l’opinione di un militare – come ci è stato detto – che sotto pseudonimo inventa falsità (anche) su @augustorubei: un grandissimo professionista, non avrei potuto desiderare portavoce migliore. L’ottimo lavoro che sta svolgendo, forse, suscita invidie e gelosie».

LA RISPOSTA DEL DIRETTORE

«Prendiamo atto, e aggiungeremo la precisazione in calce al pezzo. Sulle altre falsità saremo grati al ministro se ci puntualizzasse a cosa si riferisce».

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