Cosa c’è dietro le dimissioni del premier palestinese Hamdallah

29 Gennaio 2019 11.16
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Il primo ministro palestinese Rami Hamdallah ha rassegnato le dimissioni del suo governo di riconciliazione nazionale. Hamdallah ha precisato che il suo governo continuerà ad operare fino alla costituzione di un nuovo esecutivo. Il presidente palestinese Abu Mazen ha accettato le dimissioni. Abu Mazen comincerà le consultazioni per formare «un governo politico delle fazioni dell'Olp con l'obiettivo di preparare nuove elezioni legislative». L'esecutivo di Hamdallah resta per gli affari correnti fino alla formazione di un nuovo governo.Questo sviluppo era dato per scontato fin dal 28 gennaio negli ambienti politici di Ramallah secondo cui l'Olp è adesso impegnata a formare un nuovo governo che sia guidato da un esponente di Fatah e inclusivo di tutte le sue fazioni. Hamas non fa parte dell'Olp e molti osservatori vedono la mossa di Fatah come un tentativo di isolare la fazione armata al potere nella Striscia di Gaza.

LE MANIFESTAZIONI IN CISGIORDANIA

Secondo la stampa palestinese è prevedibile che il nuovo esecutivo provvederà a bloccare l'applicazione della controversa legge sulla sicurezza sociale, contro la quale sono state organizzate nelle settimane scorse in Cisgiordania alcune manifestazioni di protesta. Hamdallah, un “tecnico” di scarsa popolarità, guida il governo di riconciliazione tra Fatah e Hamas dal 2014. Ma negli anni le divergenze sulle politiche e sulla divisione dei poteri hanno messo in crisi l'implementazione dell'accordo.

LA PROTESTA DI HAMAS

Da Gaza, Hamas ha fatto sentire subito la propria opposizione avvertendo che uno sviluppo del genere andrebbe contro gli sforzi di riconciliazione nazionale. In un incontro con la stampa Hamdallah aveva detto di essere «a completa disposizione di Abu Mazen», qualsiasi cosa egli decida. Sui media compaiono intanto i nomi di alcuni esponenti politici che potrebbero essere chiamati a guidare il nuovo governo, se questa fosse la volontà dei vertici dell'Olp. In questo contesto sono menzionati l'economista Mohammad Shtaye, il ministro per le questioni locali Hussein a-Sheikh, l'ex negoziatore Saeb Erekat ed il consigliere di Abu Mazen Muhammad Mustafa.

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