Diplomazia in vacanza

Fabio Chiusi
31/01/2011

Mentre l'Egitto brucia, il ministro Frattini si dà allo sport.

Diplomazia in vacanza

Cadaveri ammassati fuori dalle carceri, oltre cento morti in cinque giorni di rivolta, uno sciopero generale in arrivo. L’Egitto è nel caos (leggi l’articolo), ma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in compagnia peraltro di una diplomazia europea incapace di una strategia chiara, continua a segnalarsi più per le dichiarazioni di circostanza e la passione per la neve che per l’autorevolezza con cui interpreta il proprio ruolo.

La Farnesina tra fughe in avanti e dietrofront

Non si sarà ritagliato un ruolo di primo piano nello scacchiere internazionale, ma in compenso Frattini rilascia un fiume di dichiarazioni, su Facebook e alle agenzie. Sul social network il 26 gennaio 2011 ha scritto una nota intitolata «Mubarak continui a governare con saggezza». Peccato che nel giro di pochi giorni, al contrario, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, abbia scaricato il presidente egiziano.
Ma Frattini non ha fatto marcia indietro: «Non possiamo essere noi a dettare la via al popolo egiziano», ha affermato il 31 gennaio. Aggiungendo tuttavia, in televisione a La telefonata, rubrica di Maurizio Belpietro su Canale5, che «il lavoro della comunità internazionale è favorire una transizione ordinata nella stabilità, evitando evidentemente situazioni traumatiche».
Peccato che le situazioni traumatiche non si evitano con le dichiarazioni, soprattutto quando sono in corso da giorni. E che la «transizione ordinata» faccia a pugni con il concetto espresso soltanto cinque giorni prima.
DEMOCRAZIA D’EGITTO. Frattini è maestro di equilibrismo: «l’Italia non deve e non può parteggiare per questo o quel partito politico», ha argomentato il ministro, ricordando che «l’Europa e la comunità internazionale devono aiutare l’Egitto a trovare una strada verso libere elezioni». Come in qualsiasi altro paese democratico. Di cui, secondo Frattini, dovrebbe dunque far parte a pieno titolo l’Egitto di Mubarak, giungendo perfino ad auspicare la «tenuta» della democrazia. Ma che la categoria sia appropriata è improbabile, in particolare dopo quanto accaduto nei giorni scorsi.
Anche se fosse, a ogni modo, Frattini sarebbe comunque in contraddizione, visto che se l’esito di «libere elezioni» dovesse essere quello di portare al potere un partito islamista, come accaduto per esempio in Palestina (leggi l’intervista a Gabriele Iacovino), allora non dovrebbe essere ritenuto legittimo, ma una «deriva islamista radicale».

La politica estera? Alle Maldive e nello chalet 

Del resto Frattini si è fatto in passato ripetutamente notare. Non tanto per l’autorevolezza nello svolgere il difficile ruolo di titolare della Farnesina, ma per la sua passione per i luoghi di villeggiatura. A cui non ha saputo rinunciare nemmeno durante drammatiche crisi internazionali come quella che nell’estate 2008 vide migliaia di morti a seguito dell’invasione russa dell’Ossezia.
Il ministro allora non ritenne che fosse il caso di abbandonare l’atollo dell’oceano Indiano dal quale, al contrario, aveva continuato a rilasciare comunicati e interviste. Certo, le Maldive sono più attraenti di un Consiglio straordinario dell’Unione europea. E così toccò al suo vice, il sottosegretario Vincenzo Scotti, colmare l’assenza.
MINISTRO TECNOLOGICO. Per Frattini nessun rimpianto: «Oggi le moderne tecnologie permettono di restare in contatto da qualsiasi parte del mondo», disse al Tg1, «e io ho contribuito in modo decisivo a formare la strategia che ha portato alla mediazione tra le parti. Sarebbe assurdo affermare il contrario». Il costume da bagno o le vesti istituzionali, insomma, poco importano: l’abito non fa il ministro.
Sei mesi più tardi cambiò lo scenario, ma non l’abbronzatura. Era il Natale del 2008, e per l’ex maestro di sci Frattini il richiamo della neve fu irresistibile. Così anche allora il ministro preferì concedersi ai giornalisti in tuta da sci, dal suo chalet di montagna, piuttosto che interrompere le vacanze.
Un gesto che «non è stato forse appropriato e rispettoso», scrisse a sua discolpa Frattini mentre infuriava a Gaza l’operazione ‘Piombo fuso’, «ma comunque non insincero». Inevitabili le polemiche.

Dalla Farnesina al Monte Cimone

Polemiche che tuttavia non devono aver fatto cambiare attitudine al titolare della Farnesina, se è vero che il 29 gennaio 2011, mentre l’Egitto era nel mezzo della rivolta, il ministro è riuscito a trovare il tempo per essere ospite d’eccezione, insieme con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, alla giornata dei parlamentari sugli sci.
SULLA NEVE MENTRE L’EGITTO BRUCIA. Il Monte Cimone, nel modenese, meglio della Farnesina? Chissà. Di certo non è la domanda che i giornalisti di Studio Aperto, il telegiornale di Italia1, gli hanno rivolto. Il dialogo ispirato dal telegiornale, al contrario, si è concentrato sulla qualità del manto nevoso: «Bella neve. Cinque centimetri di neve fresca sopra un bel duro. Perfetta», ha commentato il ministro in favore di telecamera, sfoggiando una sgargiante tuta rossa.
I cablo di Wikileaks avevano rivelato che per la diplomazia americana Frattini era «sempre più irrilevante, demoralizzato e privo di risorse». Lui aveva sfoderato la voce grossa: «è l’11 settembre della democrazia», Julian Assange «vuole distruggere il mondo» (leggi l’articolo). Chissà dov’è finito quel coraggio leonino, ora che ce ne sarebbe bisogno.