Il governo chiude Radio Radicale prima del voto

Il governo chiude Radio Radicale prima del voto

Emma Bonino ha spiegato che l'emittente verrà silenziata il 21 maggio, a cinque giorni dalle Europee. Crimi dice che la decisione è del ministero dello Sviluppo, quindi di Di Maio. 

15 Maggio 2019 13.10

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L'annuncio è arrivato per bocca del sottosegretario all'editoria Vito Crimi che è stato sentito in commissione di vigilanza sulla televisione pubblica: «Sulla convenzione con Radio Radicale ad oggi non c'è nessuna volontà di prorogare la convenzione. Sull'archivio ci stiamo ragionando, ma quella è una questione del tutto diversa». E a dare la conferma della scelta è stata data da Emma Bonino, una che di Radio Radicale ha fatto la storia e che oggi è il volto della lista +Europa che dei radicali ha preso il testimone. A cinque giorni dal voto del 26 maggio, le frequenze della emittente storica che trasmetteva i servizi parlamentari saranno rese mute. Non ci sarà nessun rinnovo della convenzione, nemmeno temporaneo come in un primo momento si pensava fino alla fine dell'anno.«Il governo», ha scritto Bonino, «conferma la chiusura di Radio radicale il 21 maggio, respingendo la proposta di proroga della convenzione. Una voce critica e libera viene spenta a pochi giorni dalle Europee: una coincidenza temporale inquietante, perfettamente coerente con questi tempi cupi, inaccettabile. Non ne faccio una questione politica, io difendo la libertà di parola di tutti, anche di Radio Radicale, che è un peccato cancellare con un tratto di penna», ha commentato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, a margine di una conferenza stampa, aggiungendo che «spazi di recupero economico ce ne sono sulla tv pubblica, con cui si pagherebbero metà delle radio italiane».

Di fronte alle domande sull'emittente, Crimi pur dicendosi pronto a rispondere ha sottolineato la propria incompetenza, spiegando che questa è del Mise, il Ministero dello sviluppo, guidato da Luigi Di Maio. Crimi ha anche aggiunto che «come governo abbiamo tenuto questa posizione, cioè che non debba prorogarsi la convenzione». «A dicembre», ha ricordato Crimi, «abbiamo fatto una proposta di proroga di un anno a 5 milioni di euro. Perché 5 e non 10? Perché le tecnologie consentono di ridurre i costi. Non solo, voi stessi avete ribadito l'importanza di attività di Radio Radicale che non sono oggetto di convenzione. Allora delle due l'una: o abbiamo pagato troppo la convenzione o Radio Radicale ha svolto altre attività con i fondi della convenzione, che prevede solo le dirette delle sedute parlamentari. Nessuno si è preso la briga di rivedere in 25 anni la convenzione o di prevedere una gara, forse per paura che qualche altro soggetto potesse vincerla».

«A fronte di quella proposta», ha proseguito Crimi, «l'unica risposta di Radio Radicale è stata quella di rinnovare la convenzione per sei mesi. Se avessero accettato, oggi non ci saremmo trovati in questa situazione, ma avremmo un rinnovo per un anno a un costo ragionevole. Voglio ricordare che la convenzione con Radio Radicale è frutto di un bando di gara del '94, in forza un decreto legge non convertito, ma rinnovato identico subito dopo. Poi rinnovato una terza volta, poi decaduto e reiterato per 17 volte, cioè 34 mesi. Se oggi uno provasse a fare una cosa del genere, ci sarebbe l'insurrezione dei costituzionalisti. C'è, inoltre, Gr Parlamento che trasmette le sedute parlamentari, di fatto c'è una duplicazione. C'è già un canale radiofonico, tutto il resto non è oggetto della convenzione». «In merito all'archivio, questo non sparisce il 21 maggio, oggi è in mano a un privato quindi il timore che vada a privati è ingiustificato», ha detto ancora. «Uno dei soci di Radio Radicale è una holding di supermercati. Questo è un dato di fatto. Un ragionamento però si può fare: alcuni colleghi hanno proposto di proseguire la digitalizzazione della parte vecchia. Questo lavoro è però oggetto di una convenzione diversa e ribadisco la massima attenzione a preservarlo. Questo archivio, però, è stato realizzato con soldi pubblici e anche la valorizzazione economica deve tener conto di questo aspetto». «In merito a Rai e Radio Radicale» ha concluso, «so che la Rai ha fatto dei passaggi con Radio Radicale, ma è un'attività che svolge l'azienda. Credo che in queste scelte la politica non debba entrare per garantire la libertà del servizio pubblico».

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