Il nuovo scontro nel governo sui porti chiusi e la direttiva Ong

Il nuovo scontro nel governo sui porti chiusi e la direttiva Ong

Continuano le schermaglie nell'esecutivo intorno alla questione sbarchi. Salvini: «Sui porti decido io». Intanto la Farnesina smentisce Sarraj sui numeri dei migranti pronti a partire.

17 Aprile 2019 07.54

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Non si placano le polemiche interne al governo intorno alla direttiva del ministero dell'Interno contro le Ong. Già il 16 aprile, la missiva di Salvini aveva incrinato i rapporti con il ministro della Difesa Elisabetta Trenta che l'aveva considerata un'invasione di campo. Il giorno dopo il vicepremier è tornato sul tema nel corso di un intervento a Radio anch'io su Radio1: «Il ministro dell'Interno è l'autorità nazionale di pubblica sicurezza e deve autorizzare lo sbarco. Ho tutta l'autorità di decidere. Il porto lo assegna il ministro dell'Interno, può piacere o no, gli italiani mi pagano per difenderli e questo sto facendo».

«GENERALI? NON HO TEMPO PER LE POLEMICHE»

Quanto alle voci di una irritazione condivisa anche dai generali dell'esercito, Salvini ha replicato: «Non ho tempo per rispondere a polemiche. Non mi risulta nessun tipo di irritazione di nessun vertice. Mi si citi nome e cognome di un generale che mi ha criticato. Si dice, pare, sembra… per questo non leggo i giornali». «Il problema», ha continuato, «è che in Libia ci sono migliaia di terroristi islamici: il rischio di infiltrazioni sui barchini è una certezza. Per questo devo ribadire che in Italia non si sbarca. Non si arriva senza permesso».

LA DIFESA: «SIAMO AL SERVIZIO DELLA POLITICA»

Lo Stato Maggiore della Difesa, con riferimento alle «notizie stampa emerse in queste ore, evidenzia che le Forze Armate sono uno strumento tecnico operativo al servizio del Paese e che ogni attività viene pertanto svolta in aderenza alle indicazioni politiche e secondo la prevista linea gerarchica»: si legge in una nota dello Stato maggiore della Difesa.

IL VIMINALE: NESSUN DISSAPORE CON I VERTICI MILITARI

Il Viminale poi è intervenuto ancora per smentire qualsiasi dissapore con i vertici militari. «Continuano le interlocuzioni dirette e ai massimi livelli tra Viminale e vertici militari, anche per definire le prossime strategie operative», hanno fatto sapere fonti del ministero dell'Interno. «Sono esclusi dissapori, polemiche o malumori anche per la direttiva diffusa ieri, che infatti ricalca alcuni passaggi già esplicitati in un analogo provvedimento di poche settimane fa».

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LA FARNESINA SMENTISCE AL SARRAJ SUI NUMERI DELL'EMERGENZA LIBICA

Un'altra smentita arriva dalla Farnesina. Il ministro Enzo Moavero Milanesi ha risposto all'allarme lanciato da Fayez al Sarraj. «Sul territorio libico ci sono 800 mila migranti», aveva detto il premier libico. «Troveranno la loro strada verso l'Europa, e con loro si infiltreranno terroristi e criminali». Un numero che al ministro degli Esteri non risulta. «Una cifra di quella portata», ha spiegato Moavero Milanesi a RadioCapital, «ammesso che debba essere presa in considerazione, sembra immaginare anche un esodo degli stessi libici». Il rischio che a bordo dei barconi di migranti provenienti dalla Libia ci siano terroristi, ha aggiunto il ministro, «non è una questione nuova. Naturalmente se dovesse aggravarsi la crisi, potrebbero esserci della situazioni più acute». Quanto a un patto tra jihadisti e scafisti il capo della diplomazia italiana non lo esclude «ma non ci sono elementi precisi».

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