Francesco Pacifico

L'asse Calenda-Zingaretti sta rovinando i piani a Renzi

L’asse Calenda-Zingaretti sta rovinando i piani a Renzi

Il senatore di Rignano non si fida delle rassicurazioni del segretario Pd. Ma soprattutto delle mosse dell’ex ministro partito alla conquista di quella che doveva essere la sua base. Una strategia che limita i suoi spazi di manovra.

18 Giugno 2019 12.36

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Sempre più lontano da Roma, Matteo Renzi passa le sue giornate a Firenze riempiendo la sua agenda, tra una sessione di jogging e l’altra, di conferenze (ben remunerate) e di contatti internazionali. Ma, soprattutto, telefonando ai fedelissimi di un tempo per fare la conta di amici e nemici.

RENZI PREOCCUPATO DELL’ASSE CALENDA-ZINGARETTI

Nicola Zingaretti gli ha mandato da tempo un messaggio molto chiaro: lavori per il partito e magicamente tornerà la pace tra nuovo e vecchio Nazareno. Ma l’ex premier non crede a queste rassicurazioni, non si fida del nuovo segretario del Partito democratico, anche perché vede un asse tra lui e Carlo Calenda, nato con il solo obiettivo di rottamarlo.

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Chi lo conosce, giura e spergiura che Renzi non ha mai pensato davvero di creare un partito nuovo. La strategia è nota: aspettare tempi migliori e intanto lavorare dietro le quinte per creare una forza che vada oltre il Pd e attragga tutti i moderati orfani di una casa.

Il presidente della Regione Lazio e segretario del Pd Nicola Zingaretti.

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L’EMARGINAZIONE DEI RENZIANI

Ma questi progetti diventano ogni giorno sempre più titanici, tra Zingaretti che sta via via ermaginando i suoi (la segreteria senza renziani, Luca Lotti spinto ad autosospendersi) e Calenda che persegue gli stessi obiettivi. Il 18 giugno alla direzione del Pd, Zingaretti – oltre a rivendicare il potere e il dovere di farsi una segreteria a sua immagine e somiglianza – ha intenzione di fare capire ai renziani che c’è sempre tempo per riconoscere loro un ruolo.

LA GUERRA DELLE CORRENTI

A quanto pare Renzi sarebbe poco interessato a queste beghe: non soltanto ha metabolizzato la perdita del controllo del partito, ma quando gli si fa notare che resta il dominus dei gruppi parlamentari, replicherebbe che non soltanto non è vero, ma che i suoi (Base riformista di Lotti e Lorenzo Guerini e Sempre Avanti, il correntone degli ortodossi guidato da Roberto Giachetti) si sono persi dentro una guerra fratricida.

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti con il presidente dem Paolo Gentiloni.

L’EX MINISTRO ALLA CONQUISTA DEI MODERATI

In quest’ottica, il suo obiettivo principale è fermare Calenda, con il quale i rapporti sono sempre stati e sempre saranno tesi, conflittuali, concorrenziali. L’ex ministro dello Sviluppo economico sta occupando tutti gli spazi di un potenziale movimento renziano: alle ultime Europee si è fatto eleggere nel Nord Est, presidia il Nord Ovest dove il partito il 26 maggio ha ottenuto un risultato inaspettato, parla con le imprese e con un certo sindacato, non risparmia toni aspri contro il governo. Ma soprattutto, insieme a Paolo Gentiloni, tesse una trama di movimenti e liste locali e civiche per allargare il Pd e vorrebbe fare dell’ex premier la guida di un governo ombra per selezionare la futura classe dirigente, chiaramente a scapito di quello che rimane del Giglio magico. Se non bastasse tutto questo, Renzi è pure convinto che in realtà Calenda sarebbe coperto dallo stesso Zingaretti. Dice che tra i due c’è un gioco delle parti, fa notare che pure quando l’ex ministro ha detto di vergognarsi dell’attuale Pd, nessuno del nuovo corso ha stigmatizzato queste parole, soltanto i renziani l’hanno ripreso.

Matteo Renzi in Senato.

L’ACCORDO SOTTOBANCO CON DI MAIO

Per l’ex sindaco di Firenze gli spazi di manovra sono risicati, quasi inesistenti. Ma da ex boy scout non si scoraggia e fa di necessità virtù. Nei giorni scorsi – attraverso il sottosegretario Vincenzo Spadaforaavrebbe mandato un messaggio rassicurante a Luigi Di Maio: non permetterà mai ai suoi in parlamento di far passare un governo Pd-M5s. Ottenendo dal leader pentastellato la garanzia che non intende trattare con Zingaretti. Renzi è convinto che più si allontana il voto, più aumentano le sue possibilità di riavere un ruolo nella politica italiana. Sa bene che prima o poi scoppieranno le contraddizioni di un Nazareno che regge alle Europee quando si pone come alternativa ai cinque stelle, ma che contemporaneamente vede la sua classe dirigente vagheggiare alleanze e ribaltoni con i grillini. Per non parlare del fatto che la consunzione di Forza Italia rimetterà in circolazione idee, voti e personalità moderate. Alle quali, oggi, soltanto lui e Calenda possono dare una casa.

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Commenti: 1

  1. “Alle quali, oggi, soltanto lui e Calenda possono dare una casa.”
    Si, una casa chiusa.

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