Insultare i disabili non passa mai di moda

La cronaca è piena di episodi. Dove il comune denominatore è un misto di discriminazione, ignoranza e odio. Spesso condito da una buona dose di codardia.

10 Agosto 2019 14.00
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Insultare persone con disabilità in forma scritta e preferibilmente anonima è un diversivo che non passa mai di moda. Solitamente gli autori di queste gentili missive sono gli usurpatori indebiti di parcheggi riservati ai disabili e i destinatari sono cittadini in possesso di regolare contrassegno che osano far valere il proprio diritto di posteggiare proprio lì, facendo spostar loro l’auto o, peggio, chiamando i vigili per far multare e rimuovere il veicolo. L’episodio di cui è stato vittima Simone Rapisarda, uomo con disabilità motoria, rappresenta una variazione sul tema perché il pomo della discordia non è stato un parcheggio ma un ascensore.

PERCHÉ NASCONDERSI DIETRO UNA LETTERA?

Diversa la scena del crimine ma stessa arma del delitto e, soprattutto, ahinoi, medesimo livello di quoziente intellettivo del condomino – sicuramente un poeta – che ha deciso di dimostrare anonimamente al suo vicino le sue rimostranze contro la sostituzione del vecchio ascensore condominiale con uno nuovo e a norma di legge affiggendo un cartello pieno di insulti alla porta del di lui appartamento. Se dovessimo stilare un identikit degli “odiatori di disabili” potremmo sicuramente affermare che si tratta di persone a cui piace scrivere. Ciò mi riempie di gioia perché al giorno d’oggi è raro incontrare chi usa la penna, metaforica o no, per dar sfoggio di tutta la sua inciviltà. Tuttavia non capisco perché non palesarsi firmando, data la convinzione con cui sono state scritte le sue parole. Il messaggio, in questo come anche in altri casi simili, è stato digitato al computer forse per scongiurare ipotetiche indagini grafologiche. Complimenti, davvero un cuor di leone.

Caro condomino mascherato, si faccia invitare a casa Rapisarda. Potrebbe essere la sua occasione per scoprire che esiste una legge in materia di abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati

Caro condomino mascherato, esca allo scoperto e si faccia invitare a bere un caffè a casa Rapisarda. Potrebbe essere la sua occasione buona per scoprire che in Italia esiste una legge in materia di abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati. Il testo prevede la possibilità di rimuovere le barriere architettoniche dalla propria abitazione o dagli spazi comuni previa approvazione da parte dell’assemblea condominiale. Nel caso in cui il condominio si rifiuti di deliberare l’interessato può apportare l’innovazione a sue spese, salvo fare in modo che gli interventi non rechino pregiudizio alla stabilità e alla sicurezza dell’edificio, non ne alterino il decoro architettonico e non rendano inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino alcune sue parti.

UN MISTO DI IGNORANZA E ODIO

In questo caso la decisione di installare il nuovo ascensore era stata deliberata dall’assemblea. Dura lex sed lex. Nel testo del cartello, con un bon ton che ricorda i tempi della clava, lo scrittore anonimo accusa Rapisarda di aver rovinato l’estate a tutto il palazzo. Ma se gli altri vicini la pensassero allo stesso modo, non avrebbero approvato la decisione. Forse invece ciò che li ha fatti scegliere di sostituire l’ascensore è stato il pensiero che il nuovo, essendo a norma, avrebbe potuto essere utile a tutti e non solo a Rapisarda, non foss’altro che per una questione di inevitabile, fisiologico invecchiamento. Ma sperare che il nostro ci offrisse una dimostrazione di intelligenza tale da elaborare questa ipotesi sarebbe stato pretendere troppo.

Gentile anonimo, più che augurare al signor Simone il blocco del cervello, fossi in lei mi preoccuperei di sbloccare il suo

Gentile anonimo, più che augurare al signor Simone il blocco del cervello, fossi in lei mi preoccuperei di sbloccare il suo! E se invece si crede un highlander, perché non ha avanzato proposte alternative, ad esempio la possibilità di dotare l’ascensore di chiavi affinché venisse usato (e pagato) unicamente da chi aveva votato a favore della sua sostituzione? L’altro elemento che colpisce di questa vicenda, oltre alla discriminazione e all’ignoranza, è la profonda ondata d’odio e di intolleranza di cui trasudano le parole scritte nel biglietto. Colpisce ma non stupisce, essendo specchio fedele del linguaggio da guerra civile usato e sbandierato dalla Lega, un linguaggio che purtroppo sta diventando sempre più condiviso dalla gente comune e che non può che alimentare divisioni e aggressività collettiva.

UN ESEMPIO DELLA RETORICA LEGHISTA

L’ultimo esempio delle retoriche leghiste riguarda la vignetta postata sul profilo Facebook da Roberto Arrigoni, membro del Consiglio comunale di Artogne (Brescia) e vicepresidente della Comunità montana di Valle Camonica per promuovere una festa popolare. Si tratta di “black humour”: viene raffigurata Heidi, protagonista del celebre cartone animato, mentre spinge l’amica Clara in sedia a rotelle fino all’orlo di un precipizio e, quando la sente affermare che i Pi fasacc, piatto tipico locale, non le piacciono, la scarica nel burrone.

IL NAZI-FASCISMO FA ANCORA SCUOLA

Dopo le polemiche suscitate dal post, il suo autore lo ha eliminato e si è giustificato scrivendo di non volere in alcun modo offendere le persone con disabilità. Piuttosto – ha specificato – l’oggetto della vignetta era la discriminazione tra le persone che apprezzano i Pi fasacc e quelli a cui non piacciono. Io non mi sono sentita oltraggiata dal suo umorismo in quanto persona con disabilità. Tuttavia non posso fare a meno di notare come la vignetta in questione riproponesse due pilastri cardine del pensiero, se così si può definire, leghista: primo, chiunque ha un’opinione diversa dalla loro va eliminato. Secondo, anche nello humour, chi è preso di mira appartiene sempre guarda caso alle categorie sociali maggiormente stigmatizzate. Il nazi–fascismo fa ancora scuola.

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