Adriana Belotti

Cinque dritte al governo Conte per una politica sensata sui disabili

Cinque dritte al governo Conte per una politica sensata sui disabili

02 Giugno 2018 12.00
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Cari futuri governanti d’Italia, finalmente conosciamo la vostra identità. Spero di sbagliarmi, ma da diretta interessata devo ammettere finora mi è sembrato di vedervi un po' confusi rispetto a ciò che realmente serve a noi cittadini con disabilità. Perciò, considerato il fatto che le vostre decisioni avranno ripercussioni concrete sulla mia vita, ho deciso di offrirvi il mio piccolo contributo rivolgendovi un appello e dispensandovi alcuni suggerimenti non richiesti per aiutarvi a rendere realmente efficaci gli interventi che pianificherete a nostro beneficio. In qualità di elettrice con disabilità mi auspico e vi chiedo:

1. Che ci interpelliate in merito alle politiche a nostro beneficio

Carissimi onorevoli, voi siete i massimi esperti in gestione della res pubblica. Questo lo voglio assumere come certo in virtù del ruolo che state ricoprendo e del percorso svolto per arrivare ad esercitare la professione di rappresentanti del popolo italiano. Vi chiedo però di riconoscere noi persone con disabilità in quanto massimi esperti rispetto a tutto ciò che concerne la nostra condizione. Siamo noi, inteso qui non solo e non tanto come singole persone ma come soggetti politici consapevoli e organizzati in movimenti e associazioni, i primi ad essere competenti circa le nostre esigenze, obiettivi, diritti e doveri. Nessuno meglio di noi può avere contezza delle conquiste che a livello politico sono state conseguite per garantirci un’effettiva partecipazione alla vita sociale e politica del nostro Paese (come raccomandato anche dall’Onu nella Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità) e delle lacune che devono ancora essere colmate.

UN'IMPORTANTE CARTINA DI TORNASOLE. Finora non avete dimostrato la minima intenzione di avvalervi delle nostre competenze in quanto diretti interessati nella stesura dei vostri programmi elettorali e delle vostre proposte. Avete ignorato completamente le indicazioni di soggetti politici extra parlamentari- due su tutti, la Fish (Federazione Italiana Superamento Handicap) e l’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilita – che da anni lavorano per promuovere l’inclusione sociale dei disabili in Italia. È stata un’ingenua dimenticanza? Nel dubbio, mi permetto di ricordarvi di considerare i movimenti e le associazioni che lavorano per il riconoscimento dei diritti e dei doveri delle persone con disabilità come il primo interlocutore con cui collaborare per rendere veramente efficace il vostro operato. Il modo in cui vi posizionerete rispetto alle istanze e alle proposte dell’attivismo extra parlamentare sarà per noi un’importante cartina di tornasole rispetto al vostro reale interesse nei nostri confronti. A buon intenditor…

2. Che si faccia spazio a più rappresentanti con disabilità nelle istituzioni

In occasione delle scorse elezioni, i candidati disabili erano otto (per approfondimenti si legga l’articolo di Superando.it) di cui soltanto due sono state elette, entrambe con disabilità motoria. È un apprezzabile passo avanti ma è ancora troppo poco. Le persone con disabilità devono poter avere più accesso alle “stanze dei bottoni” non per smania di potere ma perché in quei luoghi si prendono decisioni che si ripercuotono direttamente sul loro quotidiano.

3. Che i disabili over 18 vengano trattati da adulti, quali sono

Troppo spesso il linguaggio che usate quando vi riferite a noi è intriso di un paternalismo che non possiamo più sopportare. In questi ultimi mesi più volte avete promesso di proteggerci, tutelarci, assisterci. Concordo solo in parte con questa dichiarazione d’intenti: è vero che è siamo una delle “categorie sociali” su cui purtroppo ancora oggi pende l’ascia dello stigma e quindi la nostra esigenza di rivoluzionare il modo in cui la società “ci guarda” è reale. È doveroso che voi uomini di Stato ci aiutiate a difenderci quando i nostri diritti vengono violati. Ogni cittadino, disabile o no, ne ha diritto. Ma non vi chiediamo né protezione né assistenzialismo bensì che ci affianchiate nella lotta contro gli atteggiamenti e i comportamenti discriminatori di cui troppo spesso siamo ancora vittime in molti ambiti della nostra vita sociale, riconoscendo la nostra identità di persone adulte in grado di autodeterminarsi.

4. Che facciate meno propaganda e siate più concreti

Raddoppio dell’assegno minimo per le pensioni d’invalidità, incentivi alle aziende che assumono lavoratori con disabilità (che già esistono: ve ne siete dimenticati o pensate di incrementarli?), ministero della Disabilità (che nel frattempo si è trasformato misteriosamente in ministero per la Disabilità e la Famiglia e non si sa se il nome riveli l’intento di ricordare che la presa in carico delle persone con disabilità è un onere esclusivo dei suoi familiari oppure l’intenzione di supportare noi disabili nel nostro percorso di autonomia dal nucleo d’origine). Ministro Fontana, queste sono le promesse avanzate anche dalla Lega (insieme alla coalizione di centrodestra) in campagna elettorale. Sa dirmi da quando diventeranno operative? Mi permetto di chiederle risposte concrete ed efficaci a domande altrettanto pragmatiche.

PRIORITÀ NERO SU BIANCO. Le nostre richieste riguardano più ambiti: rivedere le modalità di accertamento dell’invalidità, realizzare una vera inclusione scolastica e lavorativa, garantire a tutti l’accessibilità a luoghi e strumenti, promuovere il diritto alla salute nel rispetto della dignità di ciascuno e ciascuna, contrastare le discriminazioni di genere, aiutarci a concretizzare il nostro progetto di vita indipendente. Queste e altre priorità sono contenute nel Secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, approvato dal governo lo scorso anno. Quel documento è stato il frutto del lavoro congiunto tra governo, Istituzioni centrali e locali, sindacati e associazioni di persone con disabilità e contiene 47 azioni che andrebbero attuate.

QUALCHE DOMANDA PER IL MINISTRO. Mi auguro che il suo operato si ponga in continuità con quanto finora svolto ma non sarà facile, tanto più che il suo ministero è senza portafoglio. Come pensa di realizzarle? Inoltre non sappiamo ancora quali competenze lei e i suoi collaboratori abbiate in materia. Potrebbe illustrarcele? Quello che invece ricordiamo molto bene di lei sono le dichiarazioni contro i matrimoni delle persone Lgbtq, la cosiddetta teoria gender (le confiderò una informazione: la teoria gender non esiste. Esiste la teoria queer. Rimango a sua disposizione per ulteriori approfondimenti), l’immigrazione. Le pongo un ulteriore quesito: anche le persone con disabilità appartenenti ai movimenti Lgbtq potranno considerarsi destinatarie dei provvedimenti che adotterà il suo ministero? E se fossero anche immigrate lo sarebbero?

5. Che investiate in noi

Questa è la chiave del cambiamento. Investite in noi, supportandoci con risorse progettuali ed economiche. Gli incentivi per le assunzioni di lavoratori con disabilità rappresentano uno dei tanti esempi di una gestione parziale e per questo non massimamente efficace di inclusione lavorativa. Offrire denaro ai datori di lavoro non basta, bisogna aiutarli a immaginare nuove forme di organizzazione aziendale che permettano a ciascun dipendente e all’intera squadra di lavoro di esprimersi al meglio. Basta con i tagli alle spese destinate alla disabilità, già di per sé molto esigue. Il Fondo per la non autosufficienza, per esempio, ha la finalità di offrire sostegno alle persone non autonome presso il loro domicilio per evitare il ricorso all’istituzionalizzazione, garantire i livelli essenziali delle prestazioni assistenziali e sostenere i progetti di vita indipendente. Nel corso degli anni ha subito importanti oscillazioni, fino a essere completamente azzerato con il governo Monti.

A NOI IL COMPITO DI VIGILARE. Garantire una copertura economica agli interventi di natura socio-assistenziale non equivale a fare assistenzialismo ma significa fare in modo che noi persone con disabilità possiamo esercitare a pieno il nostro ruolo di cittadini. Spero che questi suggerimenti vi possano essere utili a iniziare il vostro lavoro con il piede giusto. Mi auguro anche che riusciate a fornire delle risposte alle mie domande e a quelle che in questi giorni molte associazioni vi stanno ponendo. Da parte nostra vi assicuriamo che vigileremo sul vostro operato, pronti a far sentire la nostra voce nel caso in cui i conti tra ciò che è stato annunciato e ciò che verrà realizzato non ci tornassero.

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