Per i disabili pietismo e discriminazione sono facce della stessa medaglia

La generosità non richiesta del turista russo a Lignano e le condizioni del bando dal San Carlo hanno un unico vizio di fondo: considerare chi non è normodotato inferiore. Quasi mai si opta per l'alternativa vincente: instaurare una relazione alla pari.

20 Luglio 2019 17.12
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Qualche giorno fa in una pizzeria di Lignano Sabbiadoro un turista russo ha pagato il conto a una comitiva di sei famiglie con figli disabili che stavano cenando nel locale. L’uomo, desideroso di mantenere l’anonimato, ha chiesto ai camerieri di poter uscire dal locale prima che il suo gesto fosse palesato al gruppo. Grande commozione da parte di tutti, dipendenti del locale compresi. Dopo aver letto la notizia, ho pensato che mi piacerebbe tornare a vivere in una località turistica marittima. Gioverebbe alla mia salute: lo iodio, si sa, ha effetti benefici sull’organismo. Migliorerebbe il mio umore: guardare l’enorme distesa d’acqua salata mi infonde sempre molta serenità. Ma soprattutto e più di tutto sarebbe un toccasana per il mio portafoglio. I media hanno riportato l’episodio con toni entusiastici: «Gesto nobilissimo», «bellissimo gesto di generosità» di chi «[…] ha voluto rendere felice non una singola persona, bensì sei famiglie con ragazzi disabili».

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DUE DOMANDE AL GENEROSO MAGNATE RUSSO

Comprendo la gratitudine delle famiglie a cui è stata offerta la cena, sono state oggetto di attenzione del ricco magnate, il suo dono le ha colte di sorpresa e coinvolte anche emotivamente. Ammetto però che leggere i commenti della stampa riguardo mi ha lasciato basita. A nessuno dei giornalisti sono venute in mente queste semplici domande: ma chi gliel’ha chiesto, a questo signore, di offrire la cena al gruppo? In base a quale criterio ha scelto proprio quella comitiva e non altri clienti del locale? Magari le persone a cui ha così magnanimamente pagato il conto sono ricche sfondate contrariamente a quanto potrebbero esserlo stati altri avventori presenti in sala. Dubito che il generoso straniero, prima di metter mano al portafoglio, abbia chiesto informazioni sul loro conto in banca.

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I disabili non sono persone diverse, svantaggiate e bisognose.

MEGLIO OFFRIRE UNA CENA CHE DISCRIMINARE A UNA SELEZIONE PUBBLICA

È naturalmente una provocazione, io non conosco le famiglie destinatarie della “buona azione”, né la loro situazione finanziaria ma, seppur esista una certa correlazione tra disabilità e povertà, non è certo automatico che tutte persone disabili e i loro nuclei familiari siano in condizioni economicamente precarie. Invece, chissà come mai, se sei una persona con disabilità DEVI per forza anche essere bisognosa e raramente ti viene domandato di cosa necessiti, molto spesso viene desunto da chi decide di soccorrerti, pur non avendo ricevuto alcuna richiesta di aiuto da parte tua.
Forse mi accuserete di essere la solita polemica. In fondo l’amico dei disabili proveniente dall’Est ha agito in buona fede e gliene do atto. La sua è stata anche una dimostrazione d’altruismo. Meglio chi offre una cena anche se non richiesta di chi ammette alle selezioni un «addetto ufficio stampa, assistente alla comunicazione ed edizioni» solamente chi è «fisicamente idoneo ed esente da imperfezioni che possano limitare il pieno e incondizionato espletamento delle mansioni previste».

LA BUFERA SUL BANDO DEL SAN CARLO DI NAPOLI

Mi riferisco al contenuto, dal sapore nazi-fascista, del bando pubblicato nel sito internet del Teatro San Carlo di Napoli. Dopo l’intervento del sindacato unitario giornalisti della Campania, una nota della sovrintendente della Fondazione Teatro San Carlo Rosanna Turchia ha chiarito che l’infelice espressione si riferisce alla richiesta di idoneità alla mansione specifica, come disposto dall’art.41 del d.lgs.81/088. Mi sono letta la norma ma non ho trovato alcun cenno ai requisiti di cui sopra. La Fondazione promette che nei prossimi bandi si limiterà a citare l’articolo di legge ma per ora il testo incriminato non è stato ancora modificato ed è ancora disponibile nella pagina web del teatro.

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La fatica – di capire, di ascoltare, di informarsi, di assumere il punto di vista altrui – è la chiave per fare cose veramente utili

L’ERRORE DI FONDO È LO STESSO: LA MANCANZA DI CONFRONTO

Siamo sicuri che il primo comportamento sia migliore del secondo? Ciò che li accomuna, a mio parere, è l’unidirezionalità dell’azione e della teoria che la giustifica. In entrambe le situazioni ciò che manca è il contatto e il confronto con l’altro, l’ascolto della sua voce. Le motivazioni sono differenti: nel primo caso ciò che probabilmente ha mosso il signore russo è stato il desiderio di far del bene, nel secondo sono la paura e la ritrosia nei confronti del diverso. Il pensiero sottostante però è sempre quello: le persone con disabilità sono strane, differenti, sfortunate. Inferiori, in sintesi. C’è chi sceglie di compiere atti di benevolenza per compensare la loro sfiga e chi di estrometterle arbitrariamente e aprioristicamente da una selezione pubblica. Quasi mai si incontra chi opta per l’alternativa vincente: instaurare con loro una relazione alla pari.

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L’ASCOLTO È L’UNICA VIA PER FARE DEL VERO BENE

Se io fossi stata in quella pizzeria a Lignano avrei preferito che quel signore si fosse seduto al mio tavolo e avessimo iniziato una conversazione. Possibilmente in inglese e non in russo, anche se l’alcol facilita incredibilmente l’apprendimento delle lingue straniere! Conoscere persone nuove, per giunta di altre culture, è sempre potenzialmente stimolante e forse a fine serata ci saremmo sentiti più appagati entrambi. Se poi proprio il nostro anonimo turista avesse voluto sbarazzarsi di un po’ di soldi, avrebbe potuto elargirli a qualche associazione per la difesa dei diritti delle persone con disabilità. Troppa fatica per far del bene? Può essere ma la fatica – di capire, di ascoltare, di informarsi, di assumere il punto di vista altrui – è la chiave per fare cose veramente utili. Concludo con un appello al nostro, ormai quasi amico, russo: gentile benefattore, se le mie argomentazioni non dovessero averla convinta, sappia che io abito nella città del Santo, ambita meta turistica non distante da Lignano. Nel caso passasse per di qua, mi contatti pure che sono amante della buona cucina.

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Commenti: 1

  1. Quello dell’aiutare gli altri, chi si trova al momento o per sempre in condizioni di inferiorità, è senza dubbio un gesto nobile, soprattutto se chi lo fa rimane in discreta disparte. Detto ciò, personalmente resto convinto che non è con l’elemosina e il pietismo, che si risolvono i problemi di quella parte di umanità sofferente. Penso ai popoli del Sud del mondo, ai malati che non hanno soldi per curarsi, perché la salute non viene considerata un Diritto, ma una merce e che come tutte le mercanzie hanno un prezzario. Al Diritto all’istruzione che in larga parte del pianeta è calpestato. Insomma la strada da percorrere è quella dell’affermazione del DIRITTO, magari partendo dal pretendere da parte dell’Occidente di applicare la Carta dei Diritti dell’Uomo sancita dall’ONU. Aiuterebbe anche noi occidentali a fare meno colonialismo, oggi mascherato da una nuova parola: globalizzazione, in giro per il mondo.
    Casaioli Renato

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