Adriana Belotti

Cultura senza barriere: un diritto (non ancora) di tutti

Cultura senza barriere: un diritto (non ancora) di tutti

02 Febbraio 2019 13.00
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Diritto allo studio universitario non equivale solo alla possibilità di accesso alle lezioni o all'essere messi nelle condizioni di poter sostenere gli esami nelle modi e nei tempi più consoni alle peculiarità dei singoli studenti. Significa anche avere l'opportunità di consultare i materiali didattici. Poter studiare sui libri e le dispense segnalati dai docenti è un altro dei requisiti fondamentali per affrontare con successo la carriera universitaria. Non tutti però riescono a leggere e sfogliare autonomamente le pagine dei volumi in formato cartaceo. Un esempio molto noto a livello di senso comune riguarda le persone ipo o non vedenti che per questo motivo necessitano di manuali scritti in braille o della barra braille, un dispositivo che viene utilizzato per decodificare i caratteri scritti sullo schermo del pc.

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La necessità di strumenti e formati di lettura alternativi a quello cartaceo non è propria solo di chi ha un deficit visivo. Molte persone con disabilità motoria, ad esempio, sono impossibilitati ad usare le mani o hanno grosse difficoltà nel farlo, quindi non riescono o faticano ad essere autonomi nella lettura. Io sono in grado di sfogliare le pagine da sola ma, a causa dei movimenti distonici delle mie braccia, spesso le sgualcisco. Quando frequentavo l'università i miei amici scherzavano su questo, dicendo che ai professori sarebbe bastato guardare lo stato di conservazione dei miei testi d'esame per valutare il mio livello di preparazione.

LA PETIZIONE DI CARLO GUGLIELMO VITALE SU CHANGE.ORG

Personalmente ho sempre preferito la carta stampata ma penso che tale predilezione non ci sarebbe se non fossi stata in grado di voltare le pagine in autonomia, sebbene non sempre delicatamente. Il problema dell'accessibilità dei materiali didattici esiste e come al solito non sta nella persona che non può usare le mani – quella sappiamo bene essere una delle tante caratteristiche individuali di per sé neutre, come il colore degli occhi o la statura – ma piuttosto nella mancanza di supporti che le permettano di raggiungere ugualmente il suo obiettivo (leggere, in questo caso) con modalità diverse da quelle usate di “norma” dalla maggioranza delle persone.

Il problema potrebbe essere facilmente risolto dagli e-book, ma questo tipo di mercato non ha ancora preso piede in Italia

Potrebbe essere facilmente risolto dagli e-book, i testi disponibili in formato digitale ma, come mi è stato confermato anche da Frank, un amico libraio, e da Elisa, ex responsabile del Sevizio Disabilità e Dislessia dell'Università degli Studi di Padova, questo tipo di mercato non ha ancora preso piede in Italia. Infatti i testi specialistici in formato digitale sono veramente pochissimi. Questa è una vera e propria barriera al diritto allo studio, una barriera – credo – prima di tutto e principalmente di natura culturale e politica.

Lo sa bene Carlo Guglielmo Vitale, studente universitario con distrofia muscolare. Ha frequentato l'università 10 anni fa ed ora ha ricominciato a studiare ma la situazione purtroppo non è cambiata, tanto da spingerlo a lanciare una petizione per sollecitare il presidente del Consiglio, il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, nonché il ministro per la Famiglia e la Disabilità a trovare una soluzione. Se anche voi desiderate offrire il vostro contributo a questa campagna potete farlo tramite questo link. Io ho firmato perché penso che accedere alla cultura sia un diritto e un dovere di tutti. Infatti basta guardarsi attorno, tanto nel micro quanto nel macro sistema, per accorgerci degli effetti devastanti provocati dal dilagare dell'ignoranza e della mancanza di cultura sia sui singoli individui che sull'intera società.

IL CASO DI PERLEGO, LA SPOTIFY DEI LIBRI

Penso sia difficile per un imprenditore commerciale, in questo caso un editore ma anche un libraio, tener conto delle esigenze di ciascuno. Senza contare la comprensibile diffidenza di queste categorie di persone nei confronti del formato digitale, dovuta al timore di perdere buona parte dei profitti derivati dalla vendita del cartaceo. Ma incentivare il mercato degli e-book, anche di volumi specialistici, è la direzione da prendere se vogliamo un sapere veramente di portata universale. Due ex studenti della Bocconi hanno trovato una soluzione geniale che accontenta tutti o quasi, alla faccia di chi sostiene che frequentare l'università non serve (e dei commenti entusiastici di Paragone di fronte al calo di iscrizioni citati in questo bellissimo editoriale di Marina Giacomotti)! Si chiama Perlego ed è stata definita la “Spotify dei libri”. Con un abbonamento di pochi euro al mese e una connessione internet si accede a contenuti illimitati sempre e ovunque. La start up non penalizza le case editrici perché restituisce loro la maggior parte del profitto ricavato dagli abbonamenti e prevede una serie di tutele da alcuni rischi, ad esempio quello legato alla pirateria on line.

Come questa biblioteca universitaria online sarà un utilissimo strumento per i “normodotati” oltre che per i disabili

Perlego non è stata ideata ad hoc per persone con disabilità ma piuttosto per gli studenti universitari. Infatti non soddisfa soltanto l'esigenza di chi ha bisogno del formato elettronico a causa di un deficit motorio ma è stata pensata tenendo in considerazione coloro che non possono permettersi di investire tutto il loro scarso patrimonio economico nell'acquisto dei libri specialistici che, come sappiamo, sono molto costosi. Come questa biblioteca universitaria online sarà un utilissimo strumento per i “normodotati” oltre che per i disabili, così lo sono tutti gli altri ausili usati per abbattere le barriere architettoniche e non, presenti nella società. Agire nell'interesse di una minoranza sociale è perseguire il bene comune, diceva qualcuno. Basta solo rendersene conto.

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