I sette dischi da non perdere a settembre

Quest'anno come non succedeva da tempo il rientro dalle vacanze sarà addolcito da interessanti uscite discografiche. Si comincia con Iggy Pop e i Pixies, si arriva a Liam Gallagher e si finisce con Battisti, Gianni Togni e Renato Zero.

03 Agosto 2019 14.29
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C’era una volta settembre, si tornava a scuola ma il “trauma” era mitigato da una doccia di dischi nuovi che ci avrebbero reso più sopportabile l’autunno del nostro scontento. Poi Internet ha finito di globalizzare tutto e i dischi si son messi a uscire pure a ferragosto, nelle date più strampalate, senza soluzione di continuità. Però, siccome a questo mondo è tutta una faccenda di cicli, di corsi e ricorsi, di eterni ritorni, pare che settembre stia misteriosamente tornando al suo ruolo di apripista delle novità musicali. E così, le impressioni di settembre ci portano un’infornata di uscite, alcune attese, altre affatto inaspettate, tutte comunque interessanti.

1. IL RITORNO DI IGGY POP CON FREE

Apre le danze Iggy Pop, ed è una sorpresa perché l’Iguana aveva giurato che lo scorso Post Pop Depression, con Josh Homme, sarebbe stato il suo canto del cigno; invece arriva Free, disco minimalista tra jazz e atmosfere rarefatte, elegia a una libertà che Iggy – con Schopenhauer, si potrebbe osservare – sostiene di aver sempre inseguito, ma di essere riuscito solo adesso a cogliere, a 72 anni compiuti.

Anticipato dalla traccia eponima e dal singolo James Bond, il 18esimo disco di questo artista seminale e sfrenato, «mai di moda, mai fuori moda», promette bene sin dalle primissime vibrazioni. «È arrivato, e l’ho lasciato arrivare», ha commentato Iggy Pop.

2. I PIXIES PRESENTANO BENEATH THE EYRIE

Una settimana dopo è il turno dei Pixies con Beneath the Eyrie che, prodotto da Tom Dalgety, annuncia un ritorno a sonorità aspre, scarne tipiche della fase migliore del gruppo di Frank Black, ciò che si può già constatare dal singolo On graveyard hill, scarica di rock alternativo furibondo e imprendibile secondo la formula che tanti imitatori ha generato in 30 anni, nessuno dei quali in grado di superare l’originale.

3. L’ARCHEOLOGIA INDIE POP DEI BELLE & SEBASTIAN

Lo stesso giorno, riecco anche i Belle & Sebastian con Days of the Bagnold Summer, colonna sonora dell’omonimo film in uscita nel 2020, tratto dalla graphic novel di Joff Winterhart.

L’album contiene 11 brani inediti, tra cui il singolo già diffuso Sister Buddha, più una versione ri-registrata dei loro classici Get Me Away From Here I’m Dying, contenuta in origine nell’album del 1996 If You Are Feeling Sinister, e di I Know Where The Summer Goes tratta da This Is Just a Modern Rock Song EP del 1998. Quasi un’archeologia indie pop.

4. WHY ME? WHI NOT, IL SECONDO ALBUM SOLISTA DI LIAM GALLAGHER

Ancora una settimana e il 20 settembre si riaffaccia Liam Gallagher col suo secondo album solista, Why Me? Why Not, anticipato dal singolo Shockwave. Il fratello coltello degli Oasis porterà il disco in giro per l’Europa e l’Inghilterra con un tour di 23 date, dalla O2 Arena di Londra alla Men Arena di Manchester, e tornerà in Italia con due concerti, il 15 febbraio 2020 a Roma (Palazzo dello Sport) e il 16 a Milano al Mediolanum Forum. Sempre umile, modesto, Liam ha definito la sua nuova fatica come migliore di As you were, che già era un disco epico. Sentiremo…

5. IL FUTURO IMPROVVISO DI GIANNI TOGNI

Lo stesso giorno si avrà anche il ritorno di Gianni Togni con Futuro Improvviso, lavoro che ha richiesto tre anni, oscillante tra pop d’autore e tracce più sperimentali. È una bella notizia, perché già il precedente Il bar del mondo, di quattro anni fa, aveva segnato una nuova, splendida pagina nella carriera di questo autore che aveva avuto il suo momento magico all’inizio degli Anni 80, per poi inopinatamente uscire dal radar.

6. L’IMMORTALE BATTISTI: MASTERS, PARTE II

Chi invece dal radar non esce mai, è Lucio Battisti, del quale il 27 settembre la Sony fa uscire il secondo capitolo della raccolta Masters: altri 48 brani, su quattro cd, sempre restaurati e rimasterizzati dagli originali con tecniche sofisticatissime, scomponendo le tracce nei singoli strumenti per poi ricombinarle in modo da restituire lo splendore originario a quei pezzi immortali. Già la prima emissione, due anni fa, contenente 60 canzoni, aveva rivelato un modo davvero nuovo di apprezzare l’opera battistiana, come ascoltandola per la prima volta; questi ulteriori 48 momenti vanno a completare, in modo più cge esauriente, un canzoniere che non ha eguali per qualità.

7. ASPETTANDO ZERO IL FOLLE

Il 30, infine (ma la data è da confermare), tocca a Renato Zero riaffacciarsi sul mercato: per licenziare il nuovo Zero il folle, l’artista romano sceglie la coincidenza col suo 69esimo compleanno. Un disco interamente realizzato a Londra, a cura del produttore Trevor Horn, con cui Zero lascia intendere un ritorno a intenti più trasgressivi, memori della sua fase forse migliore, certamente più coraggiosa, lungo la seconda metà degli Anni 70.

Album annunciato lo scorso maggio dal singolo Mai più da soli, al quale spetta il delicato compito di rilanciare Zero dopo i passi falsi delle ultime proposte, in particolare il contoverso Zerovskij. Intanto, il contestuale tour, in partenza il primo novembre, ha segnato il pienone praticamente con tutte le date, con tanto di aggiunta di alcuni concerti. Folle sì, Zero, ma sprovveduto mai.

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