La guerra tra Israele e Hamas e il fronte della disinformazione

Matteo Innocenti
19/10/2023

Video manipolati, bufale, account fake, traduzioni inventate di sana pianta. Il conflitto si combatte anche sul web. Tanto che l'Ue è stata costretta a richiamare X, Meta e TikTok. Intanto, Tel Aviv assolda i suoi migliori influencer per «mobilitare il sostegno internazionale».

La guerra tra Israele e Hamas e il fronte della disinformazione

Migliaia di morti. Due milioni di civili intrappolati nella Striscia di Gaza, dove continuano a piovere missili di Tel Aviv. La situazione in Medio Oriente si fa di ora in ora più drammatica ed è sempre più concreto il rischio di escalation. A gettare benzina sul fuoco è (anche) la disinformazione dilagante sul web, dove proliferano contenuti falsi o manipolati, capaci di infiammare ulteriormente gli animi e fomentare gli estremisti.

Guerra Hamas-Israele, una bufala tira l’altra

L’unità di fact-checking di Reuters ha identificato numerosi casi di post sui social media con immagini e informazioni false sul conflitto Israele-Hamas. Dopo la distruzione dell’ospedale di Gaza, al centro di un rimpallo di accuse tra i due fronti (l‘Idf non solo ha diffuso sui social una intercettazione che inchioderebbe Hamas ma ha anche lanciato un appello alla stampa internazionale perché verifichi le notizie prima di rilanciarle), su X l’account “Farida Khan”, che si spacciava per giornalista di Al Jazeera, ha sostenuto di essere in possesso di un video che accertava la responsabilità di Hamas. Al Jazeera poco dopo ha reso noto di non aver alcuna Farida Khan alle proprie dipendenze e l’account è stato successivamente rimosso. Per dimostrare il coinvolgimento dell’Iran nel conflitto, è stato rilanciato un video del 2014 in cui il portavoce dell’ala militare di Hamas, Abu Obaidah ribadiva il sostegno iraniano all’organizzazione palestinese. Tra le tante immagini autentiche delle vittime israeliane di Hamas, è spuntato anche un video del 2015 del linciaggio di una ragazza in Guatemala, fatta passare come una giovane donna israeliana. La lista degli esempi è lunga. Un filmato del 2022 del presidente russo Vladimir Putin è stato ricondiviso con sottotitoli inventati che mettevano in guardia gli Usa di non intervenire nel conflitto in Medio Oriente. Stessa cosa è accaduta con video del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Spopolano poi immagini di videogiochi rilanciate come fossero attacchi missilistici reali. Mentre tra le bufale c’è pure la vendita di armi occidentali a Hamas da parte dell’Ucraina.

Bruxelles contro la disinformazione

Il fenomeno ha assunto proporzioni allarmanti, al punto da costringere l’Unione europea a chiedere a Meta, X, TikTok e YouTube l’immediata rimozione di «contenuti illegali e disinformazione» sul conflitto in corso. TikTok dal canto suo ha dichiarato di aver cancellato più di 500 mila video e 8 mila live streaming.

La Cyber Unit di Tel Aviv ha chiesto la cancellazione di contenuti pro-Hamas

La disinformazione non è una minaccia da sottovalutare. Non è infatti un mistero che il web sia la porta per il proselitismo e la radicalizzazione. È così che tanti lupi solitari aderiscono alla jihad ed è così che le principali organizzazioni terroristiche chiamano alle armi nuovi combattenti. Per questo Israele è corso ai ripari. Dal 7 ottobre la Cyber Unit di Tel Aviv, istituita nel 2015 per di coordinare gli sforzi nella lotta alla criminalità e al terrorismo su Internet, ha presentato circa 4.500 richieste di rimozione di contenuti, la maggior parte delle quali a Facebook, TikTok e X. Rafi Mendelsohn, vicepresidente della società israeliana di monitoraggio dei bot Cyabra, ha affermato che più di 40 mila account falsi hanno diffuso online narrazioni pro-Hamas: migliaia di essi, ha spiegato, sono stati creati più di un anno prima dell’attacco.

Come la disinformazione sul web, con bufale di vario genere, influisce sul conflitto israelo-palestinese e sulla sua espansione.
Manifestanti pro-Palestina ad Atene (Getty Images).

Tel Aviv tenta la mossa degli influencer

Che quella in corso sia una guerra da vincere – anche – online, Israele lo sa bene. E, dopo l’attacco sferrato da Hamas, oltre ad aver richiamato i riservisti ha reclutato anche i blogger più importanti del Paese «a beneficio della difesa israeliana in tutto il mondo», come ha spiegato il ministro degli Esteri Eli Cohen. «I social network e l’influenza sull’opinione pubblica internazionale sono fondamentali durante la guerra, al fine di mobilitare il sostegno internazionale». E ha aggiunto: «Il mondo deve capire che la lotta dello Stato di Israele è la lotta della luce contro le tenebre, una cultura che desidera la vita contro i vili terroristi. Inoltre, gli influencer online possono sollevare il morale dei cittadini israeliani e rafforzare lo spirito di resilienza». Sì, ma occhio alle fake news.