Samuele Cafasso

Quando Salvini invitava i sindaci alla disobbedienza civile

Quando Salvini invitava i sindaci alla disobbedienza civile

03 Gennaio 2019 09.28
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C'è stato un tempo, non troppo lontano, in cui la disobbedienza civile dei sindaci all'attuale ministro degli Interni Matteo Salvini piaceva. Anzi di più: la promuoveva. L'11 maggio del 2016, giorno dell'approvazione della legge sulle unioni civili alla Camera attraverso il voto di fiducia (per le statistiche: la numero 53 del governo Renzi), il leader della Lega dichiarava durante un'intervista radiofonica: «Scimmiottare matrimoni o addirittura figli o adozioni non fa parte del futuro del progresso. Senza dimenticare che queste unioni sono l'anticamera delle adozioni gay. Motivo per cui chiederò come Lega a tutti i sindaci e amministratori locali di disobbedire a quella che è una legge sbagliata». E poi aggiungeva: «La disobbedienza alle leggi sbagliate è una virtù. È una legge sbagliata e per alcuni aspetti discriminatoria. Non si capisce perché dovrebbe esserci la pensione di reversibilità per le coppie gay, mentre viene messa in discussione quella delle coppie sposate anni e anni fa».

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Parole molto diverse da quelle pronunciate contro i sindaci come Leoluca Orlando che hanno annunciato che non applicheranno le norme previste nel Dl Sicurezza. «Ne risponderanno personalmente, legalmente, civilmente, perché è una legge dello Stato che mette ordine e mette regole», ha detto il ministro in un'intervista al Gr1, dove ha anche detto: «Ricordo a questi sindaci di sinistra che il Decreto Sicurezza, una legge di buon senso e civiltà, è stato approvato da governo e parlamento, e firmato dal presidente della Repubblica». Il 3 gennaio ha poi rincarato la dose secondo la sua usuale linea retorica: «Col Pd caos e clandestini, con la Lega ordine e rispetto. Certi sindaci rimpiangono i bei tempi andati sull'immigrazione, ma anche per loro è finita la pacchia

MA LA DISOBBEDIENZA NON C'È STATA

Per dovere di cronaca, va anche detto che a quell'annuncio di Salvini non seguirono poi fatti concreti: alcuni sindaci, come Bitonci a Padova, si rifiutarono di celebrare personalmente unioni civili, ma questo non impedì ad altri titolati a celebrare di farlo. Inoltre Bitonci, come altri sindaci leghisti, pose qualche limite burocratico, come i giorni e le sale disponibili, limitazioni comunque illegali. Attilio Fontana, oggi governatore lombardo e ieri sindaco di Varese, dichiarò: «Nel merito ha ragione Salvini, ma ci sono normative che devono essere rispettate. Bisogna che i sindaci sappiano che violando la legge commettono abusi di cui potranno essere responsabili, poi ognuno, a seconda del coraggio o della forza che ha nel contestare questa decisione, deciderà».

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