Dl firme, esenzione totale per chi già in parlamento

19 Dicembre 2012 18.45
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In molti chiamano in ballo il decreto elettorale che nel 2008 esonerò dalla raccolta delle firme i partiti che avevano alle Camere o all’Europarlamento due componenti.
Praticamente tutti, tranne la Destra di Storace che, infatti, chiese al presidente della Repubblica di non firmarlo.
Il decreto ‘tagliafirme’, pubblicato il 18 dicembre in Gazzetta, ora in Parlamento per la conversione, di fatto scontenta quasi tutti ed è battaglia in commissione Affari Costituzionali alla Camera.
POSSIBILE ESENZIONE TOTALE. Battaglia tra i partiti, ma anche contro il tempo visto che il 20 dicembre è in calendario in Aula a Montecitorio. Si tratta, forse, dell’ultimo braccio di ferro di questo scorcio finale di legislatura. Ma la posta in gioco è alta visto che in palio c’è la possibilità di essere esentati del tutto dalla raccolta delle firme. Ed è proprio questo il nocciolo del contendere.
Il Pdl (ma anche il Pd avanza dei dubbi) contesta il comma c) del provvedimento che va oltre la riduzione delle firme da raccogliere ed esenta direttamente dalla raccolta chi ha «componenti politiche all’interno dei gruppi parlamentari, costituite all’inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi elettorali».
EMENDAMENTI PER NUOVE FORMAZIONI. Una norma ‘salva-Mpa’, ma forse anche Udc (anche se le interpretazioni qui divergono). Non solo.
Una norma che ‘scatena gli appetiti’ anche di chi si sta ancora organizzando in vista della campagna elettorale.
Come ‘centrodestra nazionale’ il nuovo partito al quale sta lavorando Ignazio La Russa.
Non a caso la fedelissima del coordinatore del Pdl, Viviana Beccalossi,ha presentato un pacchetto di emendamenti ad hoc per la nuova formazione.
Tanto per citarne uno si propone che siano esentate dalla raccolta anche «liste di partiti o movimenti politici rappresentate da almeno 25 membri in Parlamento iscritti alla data di entrata in vigore del presente decreto nei gruppi parlamentari della Camera e del Senato che fanno riferimento al medesimo soggetto politico».
MOVIMENTO 5 STELLE SVANTAGGIATO. Non è solo l’ex ministro della Difesa, però, a chiedere che si allarghino le maglie.
I centristi, ma anche il Pd, hanno chiesto ad esempio con un emendamento di ‘salvare’ chi ha un gruppo in almeno una delle due Camere al momento del loro scioglimento (Fli, Udc, Pt e Coesione Nazionale).
Gli unici partiti che, in ogni caso, non sembrano avere scampo sono il Movimento 5 Stelle, Sel, la Destra e la lista arancione, fuori dal Parlamento.
IN AULA CAMERA IL 20. L’impasse sul provvedimento è vicino, ma il presidente della Camera Gianfranco Fini ha promesso tempi rapidi.
La mattina del 20 dicembre il governo incontra i relatori, Gianclaudio Bressa (Pd) e Peppino Calderisi (Pdl) e non è detto che non proponga una propria soluzione. Poi è prevista la commissione e il testo in Aula alle 10.
«Serve un’intesa per evitare che, visto anche che nelle due Camere ci sono maggioranza diverse, quello che viene fatto dalla Camera venga cambiato in Senato e poi debba tornare a Montecitorio con un ping pong che non si sa quanto dura», ha sottolineato Calderis.

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