Eleonora Lorusso

Chi è Dombrovskis, il guardiano mite dei conti europei

Chi è Dombrovskis, il guardiano mite dei conti europei

14 Novembre 2018 07.00
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Riservato, custode geloso della propria vita privata, appassionato di fisica e soprattutto di economia, Valdis Dombrovskis è uno dei due firmatari della lettera con la quale il 5 ottobre scorso l’Italia è stata richiamata al rispetto dei vincoli europei in tema di stabilità finanziaria e rigore nei conti. A differenza del collega Pierre Moscovici (l’altro firmatario del testo), il commissario lettone non è mai stato protagonista di schermaglie verbali, pur non essendo nuovo ad ammonimenti al governo di Roma. L’ultimo è arrivato solo poche settimane fa: «L'Europa è costruita sulla cooperazione, l’Eurozona è costruita su stretti legami di fiducia» e «regole che sono le stesse per tutti», ha detto il vice presidente della Commissione europea e commissario per l’Euro e il Dialogo sociale. Dombrovskis, che ora analizzerà la risposta italiana del 13 novembre ai rilievi di Bruxelles sulla manovra, ha aggiunto: «Il governo italiano sta apertamente e coscientemente andando contro gli impegni presi verso se stesso e verso gli altri Stati membri».

GLI INIZI: DAGLI STUDI IN FISICA ALLA BANCA CENTRALE

Nato nel 1971 a Riga, in Lettonia, Dombrovskis si laurea prima in Fisica, poi in Ingegneria economica, studiando anche in Germania e negli Stati Uniti, presso l’Università del Maryland. Rientrato in patria, dal 1998 si dedica alla carriera economica, entrando nella Banca centrale lettone e diventandone poi governatore. L’impegno politico risale a quel periodo, quando conosce il suo predecessore alla guida dell’istituto bancario, Einars Repse, che nel frattempo lascia l’incarico per fondare il partito conservatore Nuova Era. Diventato primo ministro, è proprio Repse a chiamare Dombrovskis come ministro delle Finanze, dando così il via alla sua carriera politica.

LE POLITICHE IN PATRIA: ATTENZIONE AI CONTI, CON UN OCCHIO ALL'UE

L’obiettivo di Dombrovskis, condiviso con Repse, è quello di portare la Lettonia nell’Unione europea. Lo raggiunge, perseguendo una severa politica di rigore nei conti, che prevede anche una durissima lotta alla corruzione interna e all’evasione fiscale. La repubblica baltica, dopo un referendum nel quale vincono i “sì”, entra nell’Ue a maggio del 2004, mentre Dombrovskis nel frattempo diventa parlamentare a Strasburgo. Dal 2009 torna a occuparsi di politica interna, con la nomina a primo ministro, che lascia solo nel 2013 in seguito a un grave incidente (il crollo del tetto di un supermercato a Riga, con 54 vittime). La sua “missione”, però, è ormai ultimata: la Lettonia entra nella zona euro dal primo gennaio del 2014, grazie al rispetto di tutti i parametri di Maastricht.

LO STILE: TONI NEUTRI E PACATI

All’epoca del suo primo mandato, l’allora 37enne è il più giovane premier europeo. Si impone con argomentazioni coraggiose, sottolineando l’esigenza di interventi di risanamento economico urgenti, ma sempre esposte in tono neutro, pacato, quasi “grigio” secondo i suoi oppositori: niente di più lontano, dunque, dallo stile di molti leader nazionalisti europei e non solo. Calmo, ma risoluto nelle proprie posizioni, Dombrovskis scardina un certo atteggiamento dei politici suoi connazionali, abituati a mettere al primo posto il proprio partito, poi i propri interessi e solo al terzo il bene del proprio Paese. Già da ministro delle Finanze lettone, all’età di appena 31 anni, mette in atto un piano di tagli anche severi alla spesa pubblica, esattamente come ora si chiede all’Italia, senza nascondere le difficoltà: «La missione», dice al momento del suo insediamento, «è pressoché impossibile». Missione che però porta a termine.

Anche qualche compagno di partito che, pur con qualche reticenza, lo descrive confessa di non sapere abbastanza di lui

LE TRE “R”: RIGOROSO, RISERVATO, RISPETTOSO

Le tre caratteristiche di Dombrovskis si possono riassumere in altrettante qualità applicate al campo dell’economia e della finanza: il rigore nell’osservanza delle regole, in primis nel proprio Paese; la riservatezza sulla propria vita privata (anche qualche compagno di partito che, pur con qualche reticenza, lo descrive confessa di non sapere abbastanza di lui: si sa solo che è sposato e non ha figli); il senso di rispetto che hanno permesso fino ad ora di evitare qualsiasi tipo di scontro verbale acceso con chiunque si sia trovato a dover discutere di conti ed euro. Non si fatica, dunque, a capire perché il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, lo scelga come uno dei suoi vice presidenti, oltre che come commissario europeo per l’Euro e il Dialogo sociale.

LE CRITICHE: «ARRIVISTA» E «SIMULATORE»

Con un approccio più dialogante rispetto ad altri colleghi, quali il francese Moscovici (commissario agli Affari economici, finanziari, fiscalità e dogane, considerato “flessibile”, ma con il quale l’Italia ha avuto contrasti anche accesi) e il finlandese Jyrki Katainen (commissario all’Occupazione, crescita, investimenti e competitività, considerato un “falco” e “rigorista”), ha sempre cercato di arrivare a un equilibrio tra le economie dei Paesi della zona euro, agendo soprattutto su quegli Stati con difficoltà nel risanamento fiscale e nella realizzazione di riforme strutturali, come l’Italia. La sua dote di mediazione, però, non deve essere confusa con un segnale di debolezza. Dombrovskis a inizio carriera viene considerato da molti un «arrivista», persino un «simulatore», come lo definisce nel 2009 Politico.eu, che gli dedica un articolo intitolandolo The young pretender. Il commissario lettone è descritto come un uomo molto determinato a raggiungere una posizione di potere.

UNA VECCHIA OMBRA: L'IPOTESI DI CONFLITTO DI INTERESSI

Nella sua carriera una sola ombra. Al momento della sua nomina a commissario per l’Euro e il Dialogo sociale, Transparency International pubblica un documento nel quale si ipotizza un possibile conflitto di interessi. Nei suoi confronti, era stata aperta un’indagine da parte dell’ufficio anti-corruzione, dopo che la moglie era stata coinvolta in un caso di fondi bancari che sarebbero stati concessi con troppa leggerezza per l’impresa che la stessa signora Dombrovskis aveva aperto con il marito di un consulente legate del marito. La questione si risolve poi in un nulla di fatto. E Dombrovskis non solo rimane al suo posto, ma prosegue nella sua ascesa. Consolidando l'immagine di “custode dei conti” europei, dialogante ma intransigente.

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