Domiciliari alla moglie di Liu Xiaobo

Redazione
11/10/2010

Liu Xia, la moglie del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, è agli arresti domiciliari. Le autorità cinesi, secondo...

Domiciliari alla moglie di Liu Xiaobo


Liu Xia, la moglie del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, è agli arresti domiciliari. Le autorità cinesi, secondo quanto sostenuto dal gruppo Human rights in China, hanno arrestato la moglie del Nobel subito dopo il suo ritorno a casa dalla prigione di Jinzhou, nella provincia del Liaoning, dove il marito sta scontando la pena di 11 anni di reclusione inflittagli lo scorso dicembre.
Secondo il gruppo pro-diritti umani, a Liu Xia sarebbero anche state tagliate le comunicazioni con l’esterno: niente connessione internet e telefoni sotto controllo. La donna è però riuscita a raccontare la reazione del marito al loro incontro di domenica 10 ottobre. Informato della vittoria del premio, il 54enne professore dissidente ha così commentato: «Questo premio è per le anime perse del 4 giugno», con riferimento al 4 giugno 1989, quando l’esercito cinese represse nel sangue le proteste pro-democratiche di piazza Tiananmen.
L’apparato di sicurezza di Pechino, le cui autorità continuano a definire il neo premio Nobel un “delinquente”, hanno anche assunto il compito di “scortare” Liu Xia. Da questo momento, alla signora non è permesso di spostarsi in alcun luogo senza la presenza della polizia.

Appello delle Ong contro la repressione

«Vogliono impedirmi di incontrare i giornalisti stranieri» era stato il suo ultimo, drammatico messaggio. I gruppi per i diritti umani temono che alla donna tocchi la sorte di altri familiari di dissidenti imprigionati, cioè quella di rimanere sotto stretto controllo delle forze di sicurezza cinesi in modo permanente.
«Speriamo», ha affermato un portavoce dell’ong americana FreedomNow, «che i leader mondiali condannino immediatamente questo vergognoso atto del governo cinese, e chiedano la liberazione immediata ed incondizionata di Liu Xia»
Gli ultimi sviluppi confermano il clima di repressione in Cina dopo l’assegnazione del Nobel al professore di letteratura 54enne. I media controllati dal regime continuano la totale censura sulla notizia, mentre decine di persone che volevano celebrare il dissidente sono state fermate dalla polizia. «Alcuni amici avevano organizzato una celebrazione nei pressi del Palazzo d’Estate» ha detto Teng Biao, avvocato di Pechino impegnato nella difesa dei diritti umani, «e dalle 22 di venerdì non riesco a contattarli». Altre fonti sostengono che alcuni professori e blogger che avevano espresso soddisfazione per il Nobel sono stati bloccati dagli agenti a Pechino e in altre città del Paese.