La migliore risposta a Trump è Kamal Harris

30 Gennaio 2019 14.45
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Per il presidente Donald Trump, la settimana scorsa è stata piuttosto difficile: per la prima volta da quando ha messo piede alla Casa Bianca, il suo modo di fare arrogante e dittatoriale non ha funzionato. Ha dovuto cedere e mettere fine al più lungo shutdown della storia della nazione senza ottenere il malloppo di più di 5 miliardi di dollari per costruire il famoso muro al confine con il Messico.

L'OPPOSIZIONE DI NANCY PELOSI E L'ARRESTO DI ROGER STONE

A tenergli testa è stata la speaker della Camera Nancy Pelosi che, oltre ad avergli negato i soldi per la barriera aveva posto il tycoon davanti a un aut aut: avrebbe potuto tenere il discorso alla Nazione da Capitol Hill solo se avesse messo fine allo shutdown. E così è stato. Ma non solo: l'uomo più vicino a Trump, quello che lo conosce meglio di tutti e che è stato sempre coinvolto nelle sue faccende, è stato arrestato e presto dovrà testimoniare di fronte al team di Robert Mueller titolare del Russiagate. Roger Stone è stato svegliato da decine di agenti del Fbi la mattina di venerdì 25 gennaio e scortato in tribunale, dove ha pagato centinaia di migliaia di dollari di cauzione per essere qualche ora dopo ospite prima sulla Fox e poi sulla Cnn per dichiarare la propria innocenza. Sperava, pur non dicendolo esplicitamente, di essere "graziato" da Trump, il quale invece non sembra volerne sapere. Non si può neanche sottovalutare il fatto che l’ex avvocato del presidente, Michael Cohen, abbia deciso di parlare davanti alla commissione della Camera e raccontare tutto quello che sa sugli affari che lui e Trump hanno fatto in Russia, sulle tasse evase, su pornostar pagate troppo e chissà cos'altro. Trump per la prima volta si trova davvero in una situazione estremamente vulnerabile. Intanto, Matt Whitaker, il procuratore generale in carica, ha annunciato che Mueller è pronto a presentare il suo attesissimo dossier-bomba.

COMINCIA LA CORSA PER LE PRIMARIE DEM

In questo pandemonio, cominciano a spuntare i primi candidati alle primarie per le Presidenziali del 2020. Lunedì 21 gennaio è stata la volta di Kamal Harris, senatrice democratica della California, con un programma politico molto progressista, simile per molti aspetti a quello di Bernie Sanders. Dopo aver ufficializzato la sua corsa da San Francisco, ha risposto per un’ora alle domande di un pubblico dell’Iowa e il dibattito è stato trasmesso sulla Cnn. Oltre a Harris, c’è la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, anche lei con un programma molto liberal, ma più interessata a migliorare la condizione economica dei meno abbienti. Un altro possibile candidato è l’amministratore delegato di Starbucks Howard Schulz, ultra miliardario che ha dichiarato di essersi stufato di Trump e di tutti i suoi tweet, ma che vuole essere indipendente, cosa che potrebbe essere estremamente pericolosa per i democratici, a cui ruberebbe certamente molti voti.

LA LEZIONE DI KAMALA HARRIS

Mentre la popolarità di Trump si abbassa a vista d’occhio – non solo per la rabbia degli 800 mila impiegati governativi che sono rimasti senza stipendio per 34 giorni, ma anche per il flop sul muro – le campagne per le primarie sono caratterizzate da un forte desiderio di porsi in netto contrasto con questa amministrazione, proponendo un’America più trasparente, più in contatto con la classe media e soprattutto meno pasticciona. Lo ha sottolineato Kamala Harris che, senza mai nominare il presidente, ha spiegato in modo chiaro ciò di cui la Nazione ha disperatamente bisogno: «È molto importante che chiunque si presenti come leader e voglia essere un leader, sappia parlare come un leader. Questo significa essere integri. Significa dire la verità. Significa parlare in modo tale da esprimere e indicare interesse per la gente oltre che per se stessi». Personalmente, non vedo l’ora.

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