Donald Trump e le canzoni nei comizi: nuove accuse dagli Smiths

Fabrizio Grasso
24/01/2024

Il chitarrista della band britannica Johnny Marr ha attaccato il tycoon per aver usato un brano durante un raduno elettorale in Sud Dakota. Lo sfogo su X: «Non lo credevo possibile». Prima di lui contro l’ex presidente Usa si erano messi, tra gli altri, Rolling Stones, Queen e Rihanna negando l'utilizzo dei loro pezzi.

Donald Trump e le canzoni nei comizi: nuove accuse dagli Smiths

Donald Trump potrà anche aver vinto le primarie in New Hampshire, ma sembra aver attirato le antipatie di quasi tutta la Rock & Roll Hall of Fame. Il tycoon è infatti di nuovo bersaglio del mondo musicale per l’uso di alcune canzoni a comizi e raduni senza il permesso degli autori. L’ultimo attacco è arrivato da Johnny Marr, storico chitarrista e fondatore della rock band britannica The Smiths assieme a Steven Patrick Morrissey. A scatenare la rabbia dell’artista è stato un video virale sui social ma risalente al settembre 2023, dove è possibile sentire il brano Please, Please, Please Let Me Get What I Want al raduno repubblicano di Rapid City, in Sud Dakota. «Non avrei pensato che questo fosse possibile, nemmeno in un milione di anni», ha quindi sbottato l’artista su X, condividendo il filmato. «D’ora in avanti, considerate chiusa questa m***a».

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Donald Trump, dagli Stones ai Queen: chi ha negato le canzoni al tycoon

Resta ora da scoprire cosa intenda fare Marr per contrastare Donald Trump, date le divergenze politiche con il coautore del brano Morrisey. Mentre il chitarrista ha sempre combattuto i repubblicani, il frontman non ha rifiutato legami con l’estrema destra americana nel corso degli anni, dentro e fuori dal palco. Il caso fra gli Smiths è però solo l’ultimo di una lunga serie che hanno coinvolto l’ex inquilino della Casa Bianca e ormai quasi certo avversario di Joe Biden per le presidenziali 2024. Già nel 2016 scelse di usare We Are the Champions dei Queen per un suo teatrale ingresso sul palco, scatenando l’immediata reazione del chitarrista Brian May che parlò di «uso non autorizzato» del pezzo. Seguirono anche Adele, Elton John, Rem, Rolling Stones e White Stripes, che non gradirono l’associazione della loro arte alle politiche di Trump.

I continui attacchi degli artisti finirono, curiosamente, proprio al centro di un brano musicale ideato dal conduttore del Last Week Tonight John Oliver. «Se i cantanti vogliono prestare la loro musica a un politico va bene», disse durante una puntata di metà luglio 2016. «Non va bene però che i politici si approprino delle loro canzoni. Questo accade in ogni singola elezione ed è tempo che i musicisti prendano posizione». Nacque così Don’t Use Our Songs, che vide la partecipazione di Usher (atteso al Super Bowl 2024), Cyndi Lauper, Michael Bolton, il frontman degli Imagine Dragons Dan Reynolds, Sheryl Crow, Josh Groban, gli Heart e John Mellencamp. «Sei fortunato che non ti facciamo causa», cantarono gli artisti in coro. «E giusto per essere chiari, non puoi usare nemmeno questo pezzo».

L’attacco di Rihanna nel 2018 e la recente polemica con i Green Day

La posizione di Donald Trump non è migliorata nemmeno durante la sua presidenza. Nel 2018 infatti, dopo Steven Tyler degli Aerosmith, Pharrell Williams e gli eredi di Prince, il tycoon subì gli attacchi di Rihanna. La popstar infatti non gradì l’utilizzo della sua Don’t Stop the Music durante un convegno a Chattanooga, nel Tennesse. Tanto da fare causa all’allora inquilino della Casa Bianca. «Come sa o dovrebbe sapere, Ms. Fenty (il cognome anagrafico della cantante, ndr.) non ha dato l’autorizzazione a usare la sua musica», scrissero i legali. «Quanto fatto è dunque da considerarsi improprio». La stessa Rihanna si espose su X, ringraziando i follower per la segnalazione e spiegando l’intenzione di non voler «mai più stare nelle vicinanze di uno di quei tragici comizi».

Hanno fatto addirittura di più i Green Day, anche se Donald Trump non sembra aver mai usato un loro pezzo in campagna elettorale. Durante il concerto di Capodanno 2024 trasmesso dalla Abc, Billie Joe Armstrong e soci hanno infatti cambiato un verso di American Idiot, fra i brani più famosi della loro carriera. Invece di «I’m not a part of a redneck agenda» hanno infatti cantato «I’m not a part of the MAGA agenda», con chiaro riferimento al Make America Great Again, motto elettorale del tycoon. L’antipatia verso Trump aveva però già fatto capolino ad agosto 2023, quando la band utilizzò la sua foto segnaletica per modificare la cover del disco Nimrod del 1997.