Con Trump torna pure lo spettro del rischio nucleare

07 Febbraio 2019 14.12
Like me!

Martedì mattina ho portato i cani al parco e ho incontrato il mio amico Paolo, che ogni tanto passa per Cambridge per stare un po’ con sua figlia Cecilia e con i suoi nipotini Giacomo e Ettore. L’ho invitato per un caffè e per due chiacchiere. Paolo Cotta Ramusino si occupa da 30 anni e più di disarmo nucleare in un’organizzazione che si chiama Pugwash, che ha vinto il premio Nobel per la Pace nel 1995 e di cui lui è segretario generale. È anche ricercatore all’Istituto nazionale di fisica nucleare, membro dell’International Institute for Strategies Studies, e professore di fisica all’Università degli Studi di Milano, dove vive. Gli ho subito chiesto di spiegarmi un po’ cosa sta succedendo circa l'accordo nucleare iraniano che il presidente Donald Trump sta smantellando.

TUTTO FUNZIONAVA BENE, POI È ARRIVATO TRUMP…

«Come ti ricorderai», mi ha detto, «Barack Obama aveva preparato un accordo con l'Iran, insieme all’Unione europea, la Cina e la Russia, per fare in modo che si limitasse il livello di arricchimento dell’uranio e la produzione di plutonio, elementi che possono essere utilizzati per costruire una bomba atomica. Stava tutto andando molto bene: l’agenzia internazionale di Vienna per l’Energia Atomica, l'Aiea, verificava attentamente che l’Iran mantenesse i termini dell’accordo. In cambio, l’Iran doveva avere accesso al mercato finanziario internazionale, cosa prima negata per via dell’embargo. Funzionava bene anche per i Paesi antagonisti all’Iran, come Israele, che certamente sarebbe stato più tranquillo senza bombe atomiche in Paesi limitrofi». Poi è arrivato Trump…«Sì, arriva Trump e decide che l’accordo è sbagliato, anche se secondo me non ne ha nemmeno letto i dettagli».

LEGGI ANCHE: L'Iran e l'affrancamento europeo dal dollaro

L'OSTILITÀ STORICA TRA USA E IRAN

Mi interessa sapere da un addetto ai lavori come Paolo Cotta Ramusino quali siano le motivazioni di Trump, visto che per l’Europa, la Russia la Cina e l’amministrazione americana precedente, tutto stava filando liscio. «Bè, a dire il vero le motivazioni non sono, se posso permettermi, razionali», ha continuato: «sono preoccupazioni emotive. Trump vuole far arrivare il messaggio che alcuni Paesi sono buoni e altri no, e che gli Stati Uniti sono preoccupati, soprattutto, di ridurre le spese. Poi c’è anche il fatto che negli Usa esiste ancora una ostilità nei confronti dell’Iran dai tempi dell’occupazione dell’ambasciata a Teheran, quando furono presi in ostaggio 52 dipendenti, dal 4 novembre 1979 al 20 gennaio 1981. Allora un gruppo di studenti aveva occupato l'ambasciata durante una fase della rivoluzione iraniana. C’è anche un’antipatia tra il governo israeliano e quello iraniano, dopo che il vecchio leader Ahmadinejad aveva attaccato pesantemente Tel Aviv. E infine, gli Stati Uniti tengono molto ai rapporti che hanno con l’Arabia Saudita dove la maggioranza è sunnita, mentre in Iran è sciita».

LE SANZIONI VERSO TEHERAN

Mi spiegava che non solo Trump sta cercando in tutti i modi di distruggere l’accordo, ma che ha deciso di sanzionare sia le compagnie americane che hanno rapporti con l’Iran, sia quelle non americane, e questo limita molto la possibilità di interagire con Teheran da parte della Russia e dell’Europa, che non riescono a far cambiare idea a Trump. Nonostante nell'Ue sia stato messo a punto il meccanismo dell'Instex.

LEGGI ANCHE: Come funzionerà il meccanismo Ue contro le sanzioni Usa in Iran

A RISCHIO IL TRATTATO INF

«Qualche giorno fa ero a Mosca per incontrare il ministro degli Esteri», mi ha detto Paolo. «Non abbiamo direttamente parlato dell’Iran, ma del fatto che Trump voglia anche abrogare il trattato sui missili nucleari a raggio intermedio, l'Inf, firmato da Gorbaciov e Reagan nel 1987 (che anche Mosca per ora ha sospeso, ndr). Già in passato, nel 2002 era stato abrogato dagli Usa il trattato sui sistemi antimissilistici. L’unico accordo sulle armi nucleari rimasto oggi in vigore si chiama New Start, esiste dal 2011 e scadrà nel 2021. Gli accordi sui missili nucleari strategici sono stati in ultima analisi motivati dalla crisi del 1962 a Cuba tra gli Stati Uniti e l’allora Unione Sovietica. Allora si era arrivati vicino a una guerra nucleare. Quindi risultò chiaro che bisognava sia limitare le armi nucleari in possesso delle due super potenze e anche il numero di Paesi che potessero avere armi nucleari. Venne così firmato il Trattato di non proliferazione».

LEGGI ANCHE: Perché i rapporti fra Trump e Israele si stanno incrinando

CI SONO PROBLEMI PIÙ GRAVI DEL RUSSIAGATE

Fu un momento molto importante, in cui i Paesi che avevano armi nucleari si impegnarono al disarmo nucleare (anche senza scadenze temporali). «Il problema», continua Paolo, «è che adesso si stanno eliminando tutti questi trattati, per cui i Paesi che non hanno armi nucleari si sentono frustrati dal fatto che i vincoli rimasti siano solo per loro. Trump, se continua su questa strada, dovrà prendersi la responsabilità di aver contribuito pesantemente allo smantellamento degli accordi nucleari nel mondo. Poi non dimentichiamo che esistono armi nucleari anche in Paesi come l’India, il Pakistan, Israele e la Corea del Nord. Insomma, senza vincoli e trattati il rischio nucleare aumenta pesantemente». «E il futuro come lo vedi?», gli chiedo un po’ allarmata. «Ci sarà un incontro nel 2020 per discutere la situazione del trattato di non proliferazione nucleare. Inoltre si dovrà, speriamo, procedere all’estensione del trattato New Start almeno per altri cinque anni, entro il febbraio 2021». Ci salutiamo con un abbraccio e la speranza di vederci presto. Penso che, malgrado si continui a parlare di Russiagate, ci sono problemi ben più gravi che questa amministrazione sta procurando, e ci sono rischi molto seri nel nostro futuro, che riguardano tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *