Le ombre del candidato a procuratore generale William Barr

16 Gennaio 2019 15.00
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Sono mesi che Donald Trump cerca una persona adatta a diventare il nuovo procuratore generale degli Stati Uniti: Jeff Session, licenziato lo scorso novembre per non aver fermato le indagini sul Russiagate che Robert Mueller e il suo team stanno portando avanti da quasi due anni, ha dovuto sopportare insulti pesanti e critiche dal presidente, e nessuno a Washington vuole rischiare un linciaggio mediatico e politico tale, dettato tra l'altro dal panico di Trump per l’inchiesta in corso. Non solo: ormai sembra chiaro a tutti che una collusione con la Russia ci sia stata, e il presidente fa fatica a trovare qualcuno che lo assecondi e che sia disposto a bloccare il lavoro minuzioso di Mueller. Per ora il posto di Session è stato preso dal suo capo di Gabinetto Matthew Whitaker, ma l'obiettivo è trovare una persona disposta a caldeggiare i desideri del tycoon, anche se il procuratore generale, nei fatti il ministro della Giustizia, dovrebbe lavorare in perfetta autonomia rispetto alla presidenza.

A inizio dicembre, Trump ha tirato fuori dal cilindro il nome di William Barr che aveva accettato: dopo tutto aveva da poco scritto un dossier di 18 pagine in cui sosteneva che i presidenti degli Stati Uniti dovrebbero avere maggiore potere esecutivo, e anzi che il presidente «è il potere esecutivo». Non solo, nello stesso paper, spiegava i motivi per cui Mueller dovrebbe essere fermato, visto che le sue intenzioni sono basate esclusivamente sulle speculazioni dei mass media. Trump ha insomma trovato l’uomo perfetto. Anche se qualche senatore ha insinuato che Barr abbia assicurato di voler fermare le indagini in atto per conquistare la poltrona.

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BARR L'ANTI-ABORTISTA

Ma chi è William Barr? Repubblicano doc, ha già ricoperto la posizione di procuratore generale dal 1991 al 1993, sotto Bush padre, periodo in cui ha apertamente appoggiato l’invasione di Panama e l’arresto di Manuel Noriega; ha combattuto a spada tratta la legge sul diritto di abortire definendola incostituzionale; ha fatto in modo che venisse approvata la legge secondo cui persone affette da Hiv e Aids non potessero migrare negli Stati Uniti, e proposto di rinchiudere gli haitiani richiedenti asilo con lo stesso virus in una prigione a Guantanamo Bay. Insomma, una bella personcina.

LE POCHE LUCI E LE MOLTE OMBRE DELL'UDIENZA AL SENATO

Martedì 15 gennaio molti americani sono rimasti attaccati alla tivù per seguire l’udienza al Senato del candidato. Barr ha garantito di aver cambiato idea e che lascerà lavorare in pace l'"amico" Robert Mueller, che ha chiamato amichevolmente «Bob». Ha anche detto che non si farà bullizzare dal presidente, perché tanto ormai la sua carriera è sufficientemente avviata per temere possibili licenziamenti. Ha poi aggiunto che manterrà la divisione netta e sacrosanta tra il ramo giudiziario e quello esecutivo del governo. Fino a questo punto, tutto ok. Poi è arrivata la parte pro Trump: Barr ha annunciato che appoggia la chiusura del governo federale, il muro con il Messico e che presterà particolare attenzione ai problemi dell’immigrazione. Alle numerose richieste da parte dei senatori democratici di ottenere accesso al rapporto che Mueller consegnerà alla fine della sua indagine, il candidato Barr ha risposto senza sbilanciarsi. Anche se da un recente sondaggio, tre quarti degli americani vorrebbero che le informazioni raccolte dal consigliere speciale fossero rese pubbliche. L’udienza al Senato continuerà nei prossimi giorni, ma il pedigree di Barr sembra non dare grande sollievo ai democratici che vivono nel terrore che Trump riesca a frenare Mueller. L’unica àncora di salvezza per liberarsi da questo pseudo presidente.

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