Donne di fiori

Anna Franco
02/02/2011

Tra petali e corolle, Balestra chiude le sfilate romane.

È sembrata interminabile la sfilata dello stilista olandese Addy Van Der Krommenacker, al suo debutto in Italia in occasione dell’appuntamento Altaroma altamoda. Lo show intessuto di pailettes, oro e catene varie ha lasciato interdetti molti presenti.
ANIMALIER E PIUME ROSA. L’impressione era di trovarsi di fronte a una pessima imitazione dello stile di Versace negli anni Ottanta: stampati animalier, metri di tulle pesantissimo, abiti rammendati con la spillatrice (quella che normalmente si usa in ufficio, non in sartoria) e, per concludere in bellezza, nuvole di piume rosa, che avrebbero fatto impallidire anche l’ultima coniglietta di Playboy.
Ad applaudirlo c’era qualche suo connazionale, probabilmente spinto da sincero amor patrio, mentre gli altri si chiedevano come un tale personaggio avesse potuto sfilare in una manifestazione di alta moda (guarda la collezione di Addy Van Der Krommenacker).
SOBRIETÁ PER LA CURTI. Più riservati, invece, gli abiti proposti dalla giovane stilista Elisa Palomino, che disegnavano smilze silhouette di una zarina anni Venti dalla pelle di porcellana (guarda le creazioni di Palomino). Ambienti eleganti e sobri anche per la stilista Giada Curti, che ha messo l’abito da sposa al centro del suo business e ha aperto le porte del suo nuovo atelier, su Rampa Mignanelli. Curioso il ‘vestito stalking’, indossato dall’attrice Elisabetta Pellini. Tra seta e tulle color tortora spiccava il ricamo 612bis (la legge anti stalker) in Swarovski. Accessorio d’obbligo, lo spray urticante.

Tendenze florerali e tessuti plissè

Petali, prati, foglie sono una delle tendenze più forti emerse dalla rassegna di alta moda della Capitale. La ha confermato anche Renato Balestra, che ha chiuso la kermesse romana con la consueta bulimia di abiti. Ben 75 modelli, molti ispirati al mondo floreale, ma non solo: in passerella anche vestitini bomboniera e una gamma di blu e bianchi corti e lunghi (guarda il video della sfilata e la gallery di Balestra).
IRIS DI CAMPO PER BALESTRA. Il fiore principe è stato l’iris di campo, dipinto su un abito lungo giallo presentato con le note dell’omonima canzone di Biagio Antonacci. «Ho scelto una colonna sonora tutta italiana, ma non ho nessuna intenzione di creare abiti tricolori, perché credo che la moda non debba lanciare messaggi politici. Sarebbe troppo facile e scontato».
POCHE STRAVAGANZE. Nessuna stranezza, perché Balestra detesta la moda eccentrica. Un dettaglio stravagante, però, sono senz’altro gli stivali di plastica trasparente, semplici o con bordi ricamati, calzati sotto mantelli leggerissimi e costumi semitrasparenti. Dietro agli abiti tagliati come petali di fiori c’è un grande lavoro: dipingere il tessuto, plissettarlo e poi ricamarlo, per offrire un effetto cangiante e croccante. Le vite sono sottili, mentre i seni sono floridi e in evidenza, perché Balestra vuole «rispettare il corpo della donna, non mistificarlo».
L’INNO AL SOLE. Per gli amanti del vintage, lo stilista ha portato sotto i riflettori il primo vestito da lui disegnato, in raso blu, con fascia che ne indicava l’anno, il 1966, e le scherzose note di Renato Renato Renato in sottofondo. Le radici sono importanti per lo stilista, che sarebbe molto contento di poter mettere a disposizione parte del suo archivio per un eventuale museo della moda, perché «è meglio far conoscere l’evoluzione del costume italiano piuttosto che tenere gli abiti dentro uno scatolone». La sfilata si è conclusa con l’Inno al sole che ha accompagnato l’abito da sposa in organza dorata con ricamo dei raggi solari.
RICAMATRICI PREZIOSE. Gli amici dello stilista lo hanno seguito a cena nel suo attico, come da tradizione. Gli altri si sono diretti al Museo Pigorini, all’Eur, dove si è svolta Crochet de lunèville, performance di arte contemporanea realizzata da Sylvio Giardina, in collaborazione con Stato di famiglia. Attorno a un telaio si sono sedute otto ricamatrici professioniste capaci di usare la tecnica che ha dato il nome all’esposizione: artiste che lavorano all’ombra di grandi maison ma sono portavoci di grandi tradizioni. Quelle che il nostro Paese non deve perdere, anche nella moda.