Antonietta Demurtas

Donne di valore

10 Aprile 2011 09.47
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Perché nella classifica dei 25 manager più pagati d’Italia non c’è neanche una donna? «Perché nelle aziende italiane quotate a Piazza Affari il management al femminile è quasi inesistente», ha commentato a Lettera43.it Daniela Bollino, amministratore delegato di Key2People, società di head hunting a capitale italiano che nel 2010 ha fatturato 11 milioni di euro.
Bollino, l’unico capo donna a dirigere in Italia un’azienda di cacciatori di teste, non si spaventa però davanti a una classifica monocolore, «perché», spiega, «di numero uno ce ne sono tante, soprattutto nelle multinazionali, solo che non essendo quotate in Italia, i loro manager non figurano mai in questi ranking».
IL POTERE ROSA C’È. Conforta quindi sapere che nelle stanze dei bottoni c’è anche il potere in rosa (leggi la classifica delle prime 10), «le aziende internazionali da tempo hanno aperto loro le porte alle donne e ora anche quelle italiane stanno iniziando ad accorgersi delle loro capacità». Ecco perché una donna che vuole fare carriera ottiene più risultati quando investe le sue capacità in una multinazionale, piuttosto che in una società italiana.

Da Monica Mondardini a Gilia Maria Ligresti, le manager quotate

Ma per fortuna non sempre è così. Anche tra le aziende tricolore ci sono al timone delle donne, come Monica Mondardini, amministratore delegato del gruppo editoriale Espresso-Repubblica, una delle manager più pagate: nel bilancio 2010, 1 milione e 524 mila euro sono stati stanziati per le sue prestazioni. Lo stesso ruolo è rivestito nel Gruppo editoriale Sole 24 Ore da Donatella Treu, ma con uno stipendio nettamente inferiore di 442,5 mila euro nel 2010. Pur essendo però tante le signore al top, di alcune non è possibile conoscere la retribuzione perché le aziende non quotate in Borsa non sono obbligate a pubblicare i bilanci e quindi i compensi restano top secret.
LE IMPRENDITRICI D’ORO. Le buste paga più dorate sono sicuramente quelle delle sorelle Ligresti, figlie del costruttore Salvatore che ha messo il suo impero in mano alle figlie. Il presidente di Premafin holding è infatti Giulia Maria, che nel 2009 ha percepito uno stipendio di quasi 3 milioni di euro, 2,12 milioni per le cariche nella società e altri 840 mila euro circa per le cariche ricoperte in società controllate, oltre a un gettone da 50 mila euro per la presenza nel consiglio della Pirelli & C.
Jonella invece, come vice presidente, ha guadagnato 2,63 milioni, 120 mila euro dei quali per le cariche nella società e altri 2,5 milioni per quelle ricoperte in società controllate (è presidente di Fondiaria-Sai). Presente anche nei consigli di Mediobanca, Rcs e Italmobiliare, da cui ha percepito 239 mila euro nel 2009.
MARINA FIGLIA D’ARTE. Come loro, anche Marina Berlusconi, manager figlia d’arte, è presidente di Fininvest e del gruppo Arnoldo Mondadori editore. Solo di quest’ultima carica però è possibile conoscere il compenso: nel 2010 la casa editrice le ha retribuito 515 mila euro, a cui si aggiungerebbero le altre entrate come per esempio i 101 mila euro di Mediobanca dove è consigliere e naturalmente Fininvest.
Ma le tre enfant prodige, Marina, Giulia e Jonella, in realtà prima ancora di essere manager sono imprenditrici delle aziende di famiglia, come Silvia Grassi Damiani che della famosa maison è la vicepresidente è nel 2009 ha avuto 284 mila euro, o Maria Grazia Bertoni, vicepresidente di Csp international fashion group, 202 mila euro nel 2009.

Al top anche senza azienda famiglia

Slegata da logiche familiari ma comunque donna di potere è invece Patrizia Grieco, amministratore delegato di Olivetti. Come lei, sono tante le manager che ricoprono ruoli di primo piano nel settore telco e media, che tra l’altro è uno di quelli che paga meglio.
IL POTERE IN MEDIASET DI GINA NIERI. Lo sa bene Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset, nonchè direttore divisione affari istituzionali, legali e analisi strategiche di Mediaset e vice presidente di R.t.i. (Reti televisive italiane). Nieri è una donna poco conosciuta al di fuori dell’ambiente, ma considerata una manager di grande potere non solo economico: nel bilancio 2010 di Mediaset il suo compenso annuale è di circa 1 milione e 121 mila euro.
Quasi la metà di quello che nel 2009 incassarono la vicepresidente del consiglio di amministrazione di Aeffe, Alberta Ferretti:, 560 mila euro, e Moriani Diva, che ricopre lo stesso ruolo in Intek con 553 mila euro. Per amministrare la Reply invece Tatiana Rizzante incassò circa 364 mila euro, quasi quanto il gruppo Intesa Sanpaolo diede al consigliere di sorveglianza Rosalba Casiraghi: 356 mila euro.
È invece di circa 300 mila euro lo stipendio del 2010 di Barbara Poggiali, amministratore delegato e direttore generale di Dada, società al 54% del gruppo Rcs.
LA PARSIMONIOSA BEST UNION. Nettamente inferiore è la retribuzione delle due top manager del Gruppo Best Union, che opera nel campo della gestione di eventi: nel 2009 l’amministratore delegato e direttore finanziario, Licia Montebugnoli e il vicedirettore generale Luana Sabattini hanno guadagnato 100 mila euro.
ALLA MONDADORI RELAZIONI DORATE. Alla Mondadori, invece, tra le retribuzioni  più alte c’è quella del direttore delle Relazioni esterne e comunicazione, Rossella Citterio che nel 2009 ha portato a casa 790 mila euro.
Ma non è solo a dirigere la comunicazione e le risorse umane che le donne sono sempre più chiamate al comando. Ben due società che gestiscono aeroporti hanno come amministratore delegato due signore: Save, la società dell’aeroporto Marco Polo di Venezia ha Monica Scarpa, che nel 2009 ha guadagnato 273 mila euro, mentre Gina Giani, amministratore delegato e direttore generale della Sat, società aeroporto Toscano Galileo Galilei ha  preso 212 mila euro.

Le manager delle aziende non quotate

Come lei ancheil direttore generale di H3G Italia, Dina Ravera sta al timone di un’azienda che non fa certo economia nel retribuire il suo capo. Ma queste aziende non essendo quotate in Borsa non danno i dati sugli stipendi dei loro manager. Così anche Sky Italia che vanta al comando un’altra signora: Laura Cioli.
Poi c’è Maria Bianca Farina, che pur non avendo una retribuzione stellare è l’amministratore delegato di Poste Vita. A non incassare cifre milionarie è anche Maria Grazia Filippini, amministratore delegato di Sun Microsystem Italia, che essendo il country manager di una multinazionale ha uno stipendio meno dorato. Stessa filosofia è quella usata dalla Ikea che fa piccoli prezzi anche in busta paga e che ha scelto Simona Scarpaleggia come deputy country manager per l’Italia.
DIESEL PENSA IN ROSA. A vantare uno stipendio al top è invece Daniela Riccardi, il manager dell’azienda italiana Diesel, che brilla per avere un management tutto al femminile Infine c’è Gabriella Parisse dal 2005 è amministratore delegato e presidente del consiglio di amministrazione della multinazionale americana Johnson & Johnson S.p.A e Cavaliere del lavoro dal 2009.
Anche Patrizia Micucci, ex managing director delle divisione italiana della banca d’investimento Lehman Brothers e ora capo dell’investment banking per l’Italia della banca francese Société Générale, non è una donna da sottovalutare: è lei infatti la regista che ha guidato l’acquisto delle azioni Parmalat per conto di Lactalis.

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