Dopo Bearzot muore Giorgio Losa

Redazione
22/12/2010

di Giovanni Cortinovis In sole 24 ore se ne sono andati i due italiani che più hanno legato le loro...

Dopo Bearzot muore Giorgio Losa

di Giovanni Cortinovis

In sole 24 ore se ne sono andati i due italiani che più hanno legato le loro fortune alla Coppa del Mondo. Ma se per ricordare Enzo Bearzot si sono giustamente spese vagonate di inchiostro, reale e virtuale, la morte di Giorgio Losa è invece passata sotto traccia. Il nome Losa dice poco al grande pubblico ma è noto agli addetti ai lavori e ai vertici della Fifa.

Da Paderno Dugnano al tetto del mondo

Losa era infatti l’amministratore delegato della Gde Bertoni, l’azienda di Paderno Dugnano ideatrice del trofeo nonché produttrice, ogni quattro anni, dell’esemplare da assegnare alla rappresentativa vincitrice. Chi scrive ha avuto il piacere di incontrarlo il 4 maggio scorso per una intervista che si è tramutata in una chiacchierata informale. Entrare in una saletta e ritrovare in pochi metri quadrati la Fifa World Cup e poco oltre la Coppa dei Campioni, la Supercoppa Europea e la Coppa Uefa è stata un’esperienza indimenticabile. Losa sorrideva compiaciuto, come un padre che mostra le sue creature, poi cominciò a raccontare: «Siamo fornitori da quarant’anni dei principali trofei messi in palio dall’Uefa ma abbiamo iniziato a farci conoscere nel mondo dello sport realizzando le medaglie commemorative ufficiali delle Olimpiadi di Roma 1960».
LA FINE DELLA COPPA RIMET. Nata nel 1900 come bottega artigianale, la Gde Bertoni si vota alla produzione dei trofei nel 1944 ma è con l’ingaggio dello scultore Silvio Gazzaniga, nel 1953, che compie un decisivo salto di qualità, fino al grande colpo per la realizzazione della Coppa del Mondo. Rievocare quei giorni per il 60enne Losa (ne ha compiuti 61 a settembre) è stato tuffo nel passato: «Vincendo la finale di Messico 70 con l’Italia il Brasile si aggiudicò la coppa Jules Rimet: il regolamento stabiliva infatti che il trofeo sarebbe andato alla prima squadra a laurearsi tre volte campione del mondo. Per rimpiazzarla la Fifa indisse un bando di concorso internazionale e contattò 53 tra aziende, designer e scultori».

A Zurigo con la coppa nel bagagliaio

Nel novero dei candidati figurava anche la Gde Bertoni che poteva contare su un ufficio artistico a capo del quale c’era il già citato Gazzaniga. «Ricordo che mio padre Eugenio arrivò a casa dicendo che eravamo stati interpellati per studiare un oggetto molto importante. Gazzaniga preparò diversi schizzi e tra tutti optammo per l’idea che reputammo più valida. Ma i disegni non bastavano e così una fredda mattina del 1971 partimmo in auto io e papà con destinazione Zurigo con il primo esemplare del trofeo nel bagagliaio. All’epoca ero studente universitario alla Bocconi e solo nel 1975 lo avrei affiancato nella conduzione dell’azienda». La coppa è ancora la stessa in uso oggi, in oro 750 millesimi (5,5 kg di peso) con una base cinta da due bande di malachite (6,175 kg il peso totale) e sul fondo un disco con il nome delle nazioni vincitrici. La proposta riscosse grande successo tanto che il 5 aprile 1971 la commissione presieduta da Stanley Rous, presidente della Fifa, scelse il progetto italiano.
I GIOCHI DI MOSCA 1980. Per la Gde Bertoni fu un grosso colpo che portò in dote ulteriori lavori: «Tramite il console russo fummo chiamati per realizzare l’oggettistica ufficiale per i Giochi Olimpici di Mosca 80: all’epoca restammo molto sorpresi dalla richiesta. Peccato per il boicottaggio degli Usa e degli altri Paesi occidentali. Dal 1998 realizziamo invece le medaglie destinate alle prime tre squadre dei Mondiali. Ma per l’edizione 2002 la Fifa ci chiese espressamente di produrle anche per la quarta classificata». Che guarda caso fu la Corea del Sud padrona di casa, favorita oltre ogni pudore nelle sfide ad eliminazione diretta con l’Italia (ottavi di finale) e la Spagna (quarti).

Il trofeo eterno

Losa scansò ogni polemica e preferì guidarci in un tour dell’azienda: «Negli anni Sessanta avevamo 150 dipendenti, oggi la produzione è differente e siamo in meno di 15. Ma sono sufficienti per la nostra attività perché non ci interessa il contatto con il pubblico poiché per contratto non possiamo realizzare né originali né copie senza l’autorizzazione della Fifa che detiene il copyright».
Prima di salutarci chiosò con un’ultima riflessione: «Mi inorgoglisce sapere che, salvo ripensamenti della Fifa, questo è un trofeo eterno, non essendo prevista alcuna assegnazione definitiva». Ci piace immaginare Losa padre e figlio intenti a discuterne con Bearzot, magari in compagnia di Gaetano Scirea, di cui ricorre quest’anno il ventennale della morte.