«Dopo il 14 si può discutere con Casini»

Redazione
13/12/2010

Uno strappo alla regola del silenzio che si è autoimposto da un paio di settimane. Non è che dica molto,...

«Dopo il 14 si può discutere con Casini»

Uno strappo alla regola del silenzio che si è autoimposto da un paio di settimane. Non è che dica molto, Umberto Bossi, però lo dice. A modo suo, sibillino come non mai: e tanto basta a far capire che il leader della Lega sta meditando si disseppellire l’ascia di guerra impugnata da quest’estate contro Pierferdinando Casini.
Dalla sua casa di Gemonio, interpellato su quel succederà domani alla Camera, il Senatùr ha risposto così a Repubblica: «Berlusconi piglia la fiducia». Prima di aggiungere sei parole pesantissime: «Se non ha sbagliato i conti».
Inutile chiedergli che cosa lui abbia in mente di fare, se davvero l’aula di Montecitorio domani dovesse dare solo una piccola boccata d’ossigeno al governo: «Lo dico solo dopo l’esito del voto».
Dunque sul tavolo non ci sono solo due opzioni, quelle sbandierate dai leghisti fin dall’inizio del pasticciaccio seguito alla rottura tra Berlusconi e Fini: o fiducia, e si va avanti con la stessa compagine; oppure elezioni. L’han ripetuto in tutte le salse, in questi giorni convulsi, i colonnelli del Carroccio, e per di più allineandosi ultimamente alle granitiche certezze del premier come non mai concentrato sulla campagna acquisti nel campo dell’opposizione: la fiducia ci sarà. Ma lui, il Capo, venerdì sera si è sentito al telefono con l’amico Silvio, e alla fine di una chiacchierata cordialissima è arrivato un via libera che fa a pezzi la campagna d’estate della Lega contro i “democristiani forchettoni” e apre la strada a una terza ipotesi.
Se la fiducia sarà striminzita, vale la pena di dire sì a quel che vuole il Cavaliere: imbarcare l’Udc nella maggioranza e dare vita a un nuovo governo. Sempre presieduto da Berlusconi. E, con tutta probabilità, considerato l’annuncio dell’ingresso nell’opposizione di Fli dato ieri dal presidente della Camera, orfano di Fini («Prego Dio per la sua anima», ha detto Roberto Calderoli).
Insomma: via la “terza gamba” futurista, una nuova maggioranza può reggersi con l’aiutino dei centristi. Che, però, dovrebbero essere convinti ad ammorbidire le pesanti riserve sul federalismo fiscale introdotto dalla maggioranza con il voto contrario proprio dell’Udc. «Ma un tavolo di confronto, ha spiegato il leader lumbard al premier, dopo il 14 bisognerà aprirlo».
L’idea, maturata nelle ultime ore, rappresenta un salto notevole nella strategia leghista. Ma Bossi sembra proprio aver deciso così, senza neppure informare l’intero stato maggiore del suo partito. E infatti, ancora ieri, un esponente di primo piano come il governatore del Piemonte Roberto Cota, stroncava l’ipotesi di un allargamento della maggioranza agli eredi della Balena bianca: “Berlusconi ha detto che non ci può essere alcuna trattativa con chi vota la sfiducia, mentre Casini ha presentato una mozione, e ha detto che intende votarla”. Dunque, “direi di no, ma queste sono questioni che vedranno bene Bossi e Berlusconi”. Appunto, le hanno già viste.