Dopo Tod’s

Redazione
13/12/2010

di Francesco Signor A Ballarò, martedì 7 dicembre, il patron di Tod’s Diego Della Valle ha seraficamente confermato la disponibilità...

di Francesco Signor

A Ballarò, martedì 7 dicembre, il patron di Tod’s Diego Della Valle ha seraficamente confermato la disponibilità di 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo. Non solo, ha pure esortato i colleghi imprenditori, quelli veri, a fare qualcosa per il proprio Paese.
Qualcuno ha intravisto in questo appello l’incubazione di un nuovo mecenatismo che molti auspicano a gran voce, come unica possibilità di salvezza per il patrimonio artistico italiano. Come dire: mentre a Roma si discute, Pompei si sgretola. In attesa che questo mecenatismo di ritorno venga confermato, contribuendo a sgravare almeno un po’ il nostro malandato bilancio pubblico, cerchiamo di capire che cosa può spingere un imprenditore o una grande azienda a fare un investimento di questa natura.
«Non ci saranno i soliti enormi cartelloni pubblicitari che coprono il monumento. Il logo dello sponsor sarà apposto solo sulla recinzione di cantiere in modo da non ostacolare la vista del Colosseo». Questa è la risposta più facile, presa a prestito da una dichiarazione del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi.
Una visibilità imponente, continuativa, protratta ininterrottamente per mesi su una delle meraviglie del mondo (o magari anche solo del circondario comunale), può valere un investimento ragguardevole che, a conti fatti, rischia di risultare più conveniente di tante altre forme di promozione. Viene però il dubbio che non si stia parlando di mecenatismo, ma più banalmente di affissioni, perché giustappunto di questo si tratta.

Venezia, 63 proposte d’intervento agli sponsor

C’è poco da storcere il naso di fronte ai maxicartelloni pubblicitari con avvenenti signorine in lingerie e sportivi mutandati che ricoprono le facciate di alcuni beni artistici e culturali nostrani. Del resto il decoro è importante, ma non paga il costo dei restauri. Proprio quest’anno il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha fatto sapere che servirebbero oltre un miliardo e 794 mila euro, oneri esclusi, per restaurare l’intero patrimonio della città lagunare.
Solo nel 2007, grazie ai maxicartelloni, il comune di Venezia ha incassato circa quattro milioni e 200 mila euro, a cui si è aggiunto un altro milione e mezzo di euro per il restauro del Palazzo Ducale, sborsati da Coca Cola, Bulgari, Chopard e Gucci, in cambio di un posto in prima fila sui ponteggi di piazza San Marco con vista su una platea di circa 20 milioni di turisti all’anno.
Un risultato che ha convinto l’amministrazione a presentare agli sponsor un dossier di 63 proposte d’intervento per una spesa totale stimata di 13 milioni e 200 mila euro. Non è l’unico caso di questo genere, anzi sono sempre di più le facciate di palazzi, più o meno prestigiosi, tappezzati dalla pubblicità.

Ponteggi mobili per la visibilità totale del marchio

È di un paio di anni fa l’avvio dei lavori di restauro del Colonnato di Piazza San Pietro, finanziati integralmente da una sponsorizzazione di circa 15 milioni di euro di un gruppo di aziende italiane, tra le quali Enel, Eni, Telecom Italia e Wind. I lavori sulle colonne dei due emicicli, le coperture, i cornicioni, le 140 statue sovrastanti le due fontane del Bernini e l’obelisco al centro della Piazza andranno avanti ancora tre anni. Altro che spot televisivi. Si è addirittura impiegata un’innovativa tecnica di ponteggi mobili per minimizzare l’impatto visivo sulla piazza, salvaguardando però la visibilità imperitura (o giù di lì) degli sponsor. E se il ponteggio non c’è? Allora, in questo caso, i mecenati non pullulano. Non vuol dire che non ce ne siano, ma sicuramente non bastano. Un caso paradigmatico è rappresentato dall’Ultima Cena di Giorgio Vasari, danneggiata nell’alluvione di Firenze del 1966.
Ebbene, i lavori di restauro sono partiti quest’anno, 44 anni dopo, grazie a uno stanziamento di 300 mila euro dell’americana Getty Foundation. Decisamente più reattivo il Fai che ha coinvolto Borsa Italiana e Assosim per finanziare, con un contributo di 600 mila euro, il restauro della Fontana delle 99 cannelle dell’Aquila, gravemente danneggiata dal sisma del 2009.
Farà molto piacere sapere che non mancano nemmeno i progetti di recupero ambientale, come l’Oasi Zegna, un parco naturalistico che si sviluppa lungo i 26 chilometri della panoramica Zegna tra Trivero e Rosazza nel biellese. Un progetto che ilGruppo Ermenegildo Zegna sostiene dal 1993.
Infine, è da segnalare l’impegno della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, nata nel 1987. Ne fanno parte 29 aziende, tra le quali Armando Testa, Ferrero, Fiat, Lavazza, Martini & Rossi, Pirelli, Reale Mutua Assicurazioni e Skf, che in questi anni hanno investito oltre 16 milioni di euro per una ventina d’interventi, come il recente restauro di dieci opere delle collezioni dei fiamminghi e di Riccardo Gualino.