Dove lavorare non stanca

Redazione
26/01/2011

  da Berlino Pierluigi Mennitti Per il premier Lars Løkke Rasmussen è quasi una missione impossibile: portare l’età pensionabile dei...

Dove lavorare non stanca

 

da Berlino

Pierluigi Mennitti

Per il premier Lars Løkke Rasmussen è quasi una missione impossibile: portare l’età pensionabile dei danesi a 74 anni. Una rivoluzione, più che una riforma, giacché il generoso stato sociale permette in Danimarca di ritirarsi dal lavoro anche a 60 anni. Ma, ha rivelato la Süddeutsche Zeitungil primo ministro è deciso a sfidare opposizioni e sindacati e ha alcune buone ragioni dalla sua parte.
«Il problema è comune a tutti i Paesi europei», ha osservato il quotidiano bavarese, «e riguarda la solidità delle finanze pubbliche. Rasmussen vuole evitare il loro collasso che, statistiche alla mano, sarà determinato dalla spesa crescente per l’assicurazione pensionistica».
DANESI SEMPRE PIÙ VECCHI. L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno chiaramente visibile nella società danese e si accompagna a quello della mancanza di manodopera qualificata. Con una disoccupazione al 3%, una condizione per molti versi invidiabile di piena occupazione di fatto, l’economia della Danimarca è alla disperata ricerca di forza lavoro di qualità per soddisfare le richieste delle aziende.
Suona quindi come un paradosso il fatto che normalmente a 65 anni (e in alcuni casi già a 60), la fascia con più esperienza e, nella maggior parte dei casi ancora in buona salute, abbandoni il lavoro per ritirarsi a vita privata. Una situazione a lungo termine non sostenibile: «Non possiamo più permetterci», ha sostenuto Rasmussen con toni drammatici, «di pagare persone perfettamente in salute per andarsene in pensione, è in gioco la sopravvivenza dell’economia danese».

Una riforma che andrà a regime solo nel 2022

La riforma che il primo ministro spera di varare nei prossimi mesi, nonostante al momento non vi sia in parlamento una maggioranza che l’appoggi, sarà graduale negli anni. «La proposta prevede di innalzare l’età pensionabile dai 65 anni attuali a 67, ha riportato la Süddeutsche, ma si tratta solo di un primo passo. In futuro, un trentenne di oggi lavorerà fino a oltre i 70 anni».
L’ASPETTATIVA DI VITA. Siamo tuttavia sempre in Scandinavia, e quello che anche a un giornale tedesco appare come un passo veloce, in verità ha tempi lenti: il passaggio ai 67 anni avverrebbe nel 2022 («comunque 7 anni prima di quel che nelle migliori intenzioni avverrebbe in Germania»), mentre dal 2030 il governo danese prevede di agganciare la soglia all’aspettativa di vita: «Gli esperti stimano che nel 2030 l’aspettativa di vita in Danimarca possa salire fino a 82 anni, di conseguenza l’età pensionabile potrebbe raggiungere un’età compresa tra i 71 e i 74 anni».
NESSUNA PROTESTA MA POCHI CONSENSI. Le intenzioni di Rasmussen non hanno scatenato proteste visibili, nessuno è sceso in piazza a manifestare, come è accaduto in situazioni analoghe in altri Paesi europei. Tuttavia il primo ministro non avrà vita facile nel portare avanti la riforma. La leader dell’opposizione socialdemocratica in parlamento, Helle Thorning-Schmidt, ha già bollato la proposta governativa come «un brutale attacco». Le critiche si concentrano, al momento, soprattutto sull’abolizione della pensione a 60 anni, mentre l’idea di innalzare la soglia generale dei 65 anni e quella di legarla alle aspettative di vita incontrano minore opposizione.

Il dissenso danese molto più pacati che in altri Paesi

«Il premier danese può ritenersi comunque fortunato, ha aggiunto il quotidiano di Monaco, perché in altri paesi come Spagna, Francia o Gran Bretagna, analoghe proposte hanno spinto cittadini e sindacati a scendere in piazza. Per non parlare della Germania, dove la discussione sull’aumento dell’età pensionabile alla soglia dei 70 anni non è ancora un tema».
«Non ha senso discutere ora di questo», sostengono gli industriali «dal momento che dobbiamo ancora realizzare coerentemente il passaggio della pensione a 67 anni».
IL PARERE DEI SINDACATI. Più drastica, ovviamente, la posizione del sindacato: «L’età pensionabile a 68 o a 71 anni sarebbe un assurdo, ha affermato Annelie Buntenbach dell’Unione dei sindacati tedeschi (Dgb), meno del 10% dei lavoratori soggetti a previdenza sociale riesce ad arrivare fino a 65 anni, lavorare fino a 67 anni sarebbe già per la maggioranza di loro una riduzione della pensione».
I sindacati sono anche contrari a rendere flessibile la soglia e premono affinché non si deroghi dall’obbligo di fissarla con certezza e per legge, per evitare che coloro che non ce la fanno a raggiungere l’età pensionistica non restino per sempre tagliati fuori.
LA PROSPETTIVA TEDESCA. «Tuttavia», ha concluso la Süddeutsche Zeitung in questo lungo reportage, «molti esperti ritengono che, anche in Germania, la riforma dei 67 anni sarà inevitabile e un’analisi dell’ufficio studi della Bundesbank profetizza che, entro il 2060, sarà necessaria un’ulteriore riforma che porti l’età pensionabile a 69 anni». Insomma, la Danimarca non è poi troppo lontana.