Dov’era Dio ad Auschwitz?

Maurizio Di Lucchio
27/01/2011

Dieci libri per riflettere. E ricordare la Shoah.

Dov’era Dio ad Auschwitz?

Ecco i dieci titoli più significativi sulla Shoah che propone Lettera43.it. Per riflettere, commuoversi e ricordare. 

10. Il ruolo dell’Italia e la memoria storica

Vergogna mondiale, la Shoah appartiene, purtroppo, anche alla memoria storica e culturale del nostro Paese, attivo nella caccia agli ebrei dopo la promulgazione delle leggi razziali nel 1938. Avagliano e Palmieri, giornalisti e storici contemporanei, propongono un affresco di forte valore, dove a parlare sono le vittime. Attraverso documenti inediti, gli autori delegano agli ebrei italiani il racconto di una storia di razzie, deportazioni, sofferenze, marginalità sociale che non si presta a nessun revisionismo. Libro da leggere per capire non solo gli errori dell’epoca, ma anche per percepire meglio la specificità della persecuzione italiana, nel più vasto quadro delle responsabilità.

Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia, Mario Avagliano, Marco Palmieri, 390 pagine, 15 euro – Einaudi

9. Lo sterminio visto con gli occhi dei bambini 

Nella più grande strage degli innocenti di sempre, anche i bambini rappresentano un universo di storie dove rintracciare un possibile brandello di umanità. Il romanzo di Boyne, Il bambino con il pigiama a righe, racconta l’amicizia tra Bruno, figlio di un ufficiale nazista, e Shmuel, piccolo ebreo deportato ad Auschwitz. Il legame annullerà le distanze esistenti, e insinuerà anche nel piccolo tedesco il dubbio su cosa avvenga davvero oltre il filo spinato. Finale tragico, che valorizza però l’involontario sacrificio del bambino: è per aiutare l’amico che ne subirà involontariamente la medesima sorte. Libro straziante ma a suo modo avvincente, racconta di riflesso come il male possa ritorcersi anche contro gli stessi carnefici, incapaci di dare ascolto ai dubbi e alle preghiere del proprio stesso sangue, per l’ottusa volontà di rispettare gli ordini. Dal libro, anche il bel film di Mark Herman.

Il bambino con il pigiama a righe, John Boyne, 150 pagine,  22 euro- Rizzoli

8. Il silenzio assordante di Auschwitz

Ogni anno migliaia di persone raggiungono la Polonia, per recarsi a Oświęcim, per visitare il lager più tristemente famoso dell’Olocausto, Auschwitz. Sessi e Salessi hanno perciò pensato di raccogliere in una guida tutte le informazioni e il materiale adatto per aiutare la comprensione di un luogo tragico ma ancora portatore di una morale attuale e sempre degna di essere valorizzata.
Con ampi inserti fotografici, il libro ha anche l’obiettivo di ricostruire le tappe di costruzione, il funzionamento, la vita di questi santuari del male. Dominati da un silenzio assordante, sono però circondati da una modernità costretta ad andare avanti, pur consapevole che se le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, non si può sfuggirne la memoria.

Visitare Auschwitz. Guida all’ex campo di concentramento e al sito memoriale, Frediano Sessi, Carlo Salessi, 340 pagine, 18 euro – Marsilio

7. La storia dell’allenatore ungherese

Il dramma del popolo ebraico è un arcipelago di storia, un buco nero da cui estrarre vicende sepolte dal tempo e dalla memoria. Matteo Marani, direttore del Guerin Sportivo, ripercorre la vicenda di Arpad Weisz, leggendario allenatore ungherese degli anni trenta, vincitore di due titoli nel campionato italiano. Con la moglie Elena e i figli, perse la vita nel lager: non bastò la fuga da un paese, l’Italia, scopertosi antisemita per pura convenienza politica. Marani ha compiuto un vero e proprio lavoro filologico per ricostruire le vicende di un personaggio che aveva già affascinato Enzo Biagi, che si chiedeva «era bravo, ma era ebreo e chissà che fine ha fatto». Dopo aver riaperto archivi e memorie in giro per l’Europa, il giornalista bolognese ci restituisce una pagina di vita e di sport unica, pur se dolorosa. Ottimo libro crossover tra generi.

Dallo scudetto ad Auschwitz, Matteo Marani, 208 pagine, 14 euro – Aliberti

6. L’amore filiale spezzato dall’Olocausto

Un’altra storia vera di grande impatto, ancora più struggente perché basata su uno dei rapporti più complessi: il binomio madre-figlia. Birger, ragazzina, viene condotta al campo di Stutthof: rischierà la vita pur di non abbandonare la mamma, unico baluardo d’amore in un universo segnato dall’odio. Caso editoriale mondiale, è al contempo un ottimo incrocio di flusso coscienziale e narrazione di valore storiografico. Un tassello di Memoria selettiva e universale. L’autrice, dopo la guerra, emigrerà in Israele, dove riuscirà non solo a ricostruire un mondo familiare ma anche a dedicare la sua vita al prossimo. La più grande riscossa per chi aveva subito l’umiliazione e la segregazione: continuare a credere in un mondo di bene.

Ho sognato la cioccolata per anni, Trudi Birger, 181 pagine, 9 euro – Piemme

5. Il finto diplomatico che salvò 5 mila ebrei

Vicenda degna di un romanzo quella di Giorgio Perlasca, oltre che della migliore ricostruzione storica. Il “giusto padovano”, commerciante ricercato in Ungheria per frode commerciale, a Budapest, nell’inverno 1944 trova rifugio e un passaporto presso la legazione della Spagna. Dopo l’abbandono del console ufficiale, si fa accreditare come diplomatico. In cento giorni salverà dalla morte cinquemila ebrei di Budapest. Se il male è banale, come sosteneva la Arendt, il bene in certe condizioni è ancora più straordinario: Perlasca infatti riscattò così il suo stesso passato fascista.
L’opera ha molti pregi tra cui quello di una scrittura agile: un libro che ci fa riscoprire l’orgoglio italiano dopo l’onta delle leggi del ‘38.

La banalità del bene, Storia di Giorgio Perlasca, Enrico Deaglio, 136 pagine, 14,50euro – Feltrinelli

4. L’autobiografia di Rajchman

A Treblinka si salvarono 57 uomini su 750 mila. Tra questi, il narratore di Io sono l’ultimo ebreo. Giunto nel lager con la sorella, subito condannata a morte, Rajchman aveva solo ventotto anni. Improvvisatosi ‘barbiere’ (radeva le donne prima del gas) e poi ‘dentista’ (estirpava le corone in oro ai cadaveri), fu vittima e osservatore della tragedia in atto, trovando la via per la fuga solo nel 1943.  Scritto nel ’45 e rimasto a lungo inedito, restituisce in maniera toccante e angosciante tutte le fasi dell’annientamento di un essere umano: dalla separazione dalla famiglia al viaggio verso le camere a gas. Ma pone anche al lettore una domanda: come fa un essere umano ad adattarsi di fronte a uno scempio simile? Le risposte nella narrazione, un memoriale da brividi.

Io sono l’ultimo ebreo, Chil Rajchman, 140 pagine, 15,00 – Bompiani

3. La guardiana dei campi femminili delle Ss

Orrore nell’orrore quello delle donne prigioniere nei lager, “scelte” per lavorare nei bordelli dei campi. Una pagina della Shoah non sempre conosciuta e studiata, viene restituita al grande pubblico grazie alla scrittura sempre appassionante e consapevole di Helga Schneider, vittima in prima persona della follia che travolse il popolo tedesco. Sua madre, infatti, abbandonò i figli per “arruolarsi” come guardiana nei campi femminili e non rinnegò mai la sua adesione al nazismo, nemmeno quarant’anni dopo. In questa ennesima tappa della sua ricostruzione storico-narrativa, l’autrice descrive una vergogna che coinvolse anche gli stessi prigionieri ebrei maschi, e non solo i sadici rappresentanti delle Ss. Opera che restituisce voce e dignità a tante donne che, dopo la guerra, non ressero alla vergogna o la nascosero in un silenzio meritevole di ascolto.

La baracca dei tristi piaceri, Helga Schneider, 216 pagine, 14 euro – Salani

2.  I tedeschi maiali di Spiegelman e i topi ebrei

Ancora più eccellente perché singolare. Con Maus, Spiegelman racconta l’Olocausto attraverso le immagini, il fumetto: al posto degli uomini, però ci sono gli animali a rappresentare i protagonisti della vicenda storica. Con questa scelta molto sofisticata, che richiama una tradizione secolare, l’autore affida metaforicamente agli ebrei il ruolo di ratti, animali da sempre perseguitati e soggetti allo sterminio. Solo la scelta è metaforica: il racconto è il vissuto di una famiglia ebrea dell’Europa orientale estremamente veritiero. L’autore si confronta anche con i drammatici eventi della sua stessa vita: la morte del fratello, il suicidio della madre. Per cercare di dare un senso a un destino ingiusto che porta a chiedersi: «Perché proprio io?». Meritatissimo Pulitzer.

Maus, Art Spiegelmann, 292 pagine, 17 euro – Einaudi

1. Un lacerante e interiore conflitto di fede

Capolavoro. L’opera di Elie Weisel, lo scrittore e intellettuale rumeno naturalizzato francese, premio Nobel per la pace nel 1986, non è solo il racconto autobiografico della deportazione di un giovane ebreo ortodosso e della sua famiglia nei campi di Auschwitz e Buchenwald. È anche lo specchio del lacerante conflitto vissuto da molti ebrei verso un Dio percepito come assente e indifferente alla tragedia dell’Olocausto. Libro estremamente duro, che ripercorre anche il progressivo allontanarsi dell’autore da ogni sentimento di umano riconoscimento, segna la possibile “riappacificazione” di Wiesel  con  il passato. L’autore lo scrisse dopo un decennio, prima in yiddish, poi in francese. Memorabile la descrizione dell’arrivo al campo.

La notte, Elie Wiesel, 112 pagine, 10 euro – La Giuntina