Trame e sospetti dietro al take-fake Ansa su Draghi

Redazione
03/04/2020

Il falso lancio di agenzia sull'istituzione di una task force per la ricostruzione post-coronavirus ha scatenato il ping pong di responsabilità tra Palazzo Chigi e il Mef. Continua così la guerra tra lo staff di Conte e quello di Gualtieri.

Trame e sospetti dietro al take-fake Ansa su Draghi

Chi ha scritto il falso take Ansa che ieri è circolato nei palazzi del potere facendo sobbalzare sulle loro poltrone tutti i potentoni romani, e che è stato poi ufficialmente smentito dall’agenzia di stampa con tanto di denuncia alla Polizia Postale?

Nella guerra in corso tra Palazzo Chigi e via XX Settembre, di cui oggi qualche quotidiano si è finalmente accorto dopo che qui era da più di una settimana che la si segnalava, si è aggiunto anche un rimpallo di responsabilità su questa strana vicenda.

IL TAM TAM DELLA BUFALA SUI SOCIAL

Ieri, infatti, è cominciata a girare su social e WhatsApp una notizia Ansa titolata «++ Coronavirus, colloqui Colle-Chigi per task force ricostruzione a guida Draghi ++ (ANSA) – ROMA, 02 APR», nella quale si sosteneva che sarebbero state in corso «interlocuzioni tra il Quirinale e Palazzo Chigi per una task force per la ricostruzione, che sarà operativa per gestire la fase 2 dell’emergenza da coronavirus» e che tale task force sarebbe stata guidata «dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi».

IL RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ TRA PALAZZO CHIGI E MEF

Notizia falsa, ma in fondo verosimile. Ma la cosa che più ha attratto è il seguito, assai meno verosimile e che ha fatto sentire a più d’uno puzza di bruciato. Il take proseguiva infatti affermando che «tra i nomi dei componenti già al vaglio» per la task force guidata da SuperMario ci sono «quello del giurista Sabino Cassese, dell’ex presidente del Consiglio e giudice della Corte Costituzionale Giuliano Amato, e dell’attuale Capo di Gabinetto del Mef, Luigi Carbone». Ecco, è proprio quest’ultimo nome, noto per le sue corse in monopattino per i lunghi corridoi del Tesoro (notizia che avete letto solo qui), ad aver fatto scattare i campanelli d’allarme: come era possibile che fosse messo sullo stesso piano di Draghi, Amato e Cassese? Così è partito il ping-pong delle responsabilità. Al ministero dell’Economia dicono «sono stati quelli di palazzo Chigi», i cortigiani di Conte sostengono il contrario. E la guerra continua.

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