Dragoni di carta

Redazione
12/10/2010

Sulla letteratura cinese contemporanea circola un pregiudizio antipatico. C’è chi pensa che in patria non ci siano autori capaci di...

Sulla letteratura cinese contemporanea circola un pregiudizio antipatico. C’è chi pensa che in patria non ci siano autori capaci di riflettere sulla Cina di oggi e che i soli in grado di prendere posizioni critiche contro il regime siano gli scrittori esuli e gli attivisti per i diritti umani alla Liu Xiaobo, attualmente in carcere e vincitore del premio Nobel per la pace 2010 (leggi l’articolo per approfondire).
Non è così. In un mercato editoriale in continua crescita che sforna circa 250mila nuovi titoli all’anno, le voci più autorevoli della narrativa sono consapevoli del proprio ruolo di intellettuali e fanno i conti ogni giorno con il controllo stringente sui contenuti.
Già da anni, però, hanno cominciato a raccontare la contemporaneità sfidando le censure e confrontandosi sempre più spesso con le ferite del passato.

Mo Yan: partire dalle radici per capire la Cina di oggi

Mo Yan è forse il maggiore scrittore cinese vivente. Alla base della sua narrativa c’è l’idea che a ogni fase di progresso si accompagni una regressione. E “colui che non vuole parlare” (il significato del suo pseudonimo) riesce a scandagliare le lacerazioni che il suo popolo ha vissuto nel ‘900 utilizzando la scrittura, una prosa “totale” e dai toni epici che mescola realismo e lirismo.
Pur essendo un membro dell’establishment (era un ufficiale dell’esercito), Mo si è sempre mostrato poco indulgente verso il regime, senza il timore di infrangere i tabù.
Nella sua ultima opera, La rana, non ancora tradotta in Italia, prende di mira la politica del figlio unico adottata dalla leadership di Pechino, una questione che affronta con particolare vigore perché tocca milioni di cinesi e continua a essere una fonte di dolore soprattutto per l’immensa popolazione delle campagne, quella che a lui sta più a cuore.
È infatti nei villaggi rurali che Mo Yan, nato nel 1956, ha vissuto la propria infanzia. Ed è in questo mondo arcaico, non ancora raggiunto dalla modernità, che ambienta il suo capolavoro, Sorgo rosso, una grandiosa epopea raccontata da un giovane contadino che ripercorre le guerre, gli amori e i drammi della sua famiglia dall’epoca del banditismo negli anni ’20 fino al periodo che precede la Rivoluzione culturale.

Yu Hua: sfatare il tabù di Tian’anmen

La rilettura critica del passato è il leitmotiv della produzione narrativa degli autori coetanei di Mo Yan. Yu Hua, uno degli esponenti più brillanti di questa generazione, parte proprio dalla Rivoluzione culturale, il periodo di epurazioni e scontri politici alla fine degli anni ’60 che ha sgretolato i legami e le certezze e di milioni di persone.
Yu ha vissuto in prima persona questi sconvolgimenti e li racconta in modo ironico e sferzante in un romanzo che ha venduto più di un milione di copie in patria, Brothers, la storia di due fratelli non ancora adolescenti che si trovano ad assistere alle bizzarrie e agli orrori di questa fase storica senza avere gli strumenti per decifrarla.
Lo stesso smarrimento di fronte ai cambiamenti lo si ritrova nella grottesca continuazione di Brothers, Arricchirsi è glorioso, dove lo scrittore tratteggia, attraverso i suoi personaggi, il percorso traumatico di milioni di suoi connazionali catapultati nel giro di una trentina di anni da una realtà quasi medievale a un mondo contrassegnato dagli eccessi del consumismo.
L’opera di Yu Hua è una critica implicita ma feroce alle contraddizioni del modello capitalista cinese eppure non è stata vietata. Segno che molti intellettuali conoscono i limiti entro cui muoversi e preferiscono agire da “integrati”, sfidando la repressione un po’ alla volta e facendo stampare all’estero i libri più scomodi. In Francia, per esempio, l’autore di Brothers sta per pubblicare un saggio che affronta anche un tema assolutamente proibito in patria, il massacro di piazza Tian’anmen.
L’idea del livello raggiunto dalla censura la rende un episodio capitato l’estate scorsa allo stesso Yu: inviato in Sudafrica per raccontare i mondiali di calcio, ha avuto problemi a mandare via mail un articolo sulla disfatta dell’Italia di Lippi solo perché conteneva un termine bandito sul web cinese, «tragedia».
Casi del genere, com’è noto, sono all’ordine del giorno e a farne le spese sono anche voci apprezzate e pluripremiate. Come Yan Lianke, autore dell’irriverente Servire il popolo, un romanzo-apologo che narra le avventure erotiche di un giovane rivoluzionario utilizzando in chiave sarcastica il linguaggio burocratico-militaresco del maoismo.
Nonostante le diverse traduzioni all’estero e il successo di pubblico, Yan sostiene di essere stato escluso dalla delegazione cinese presente alla Buchmesse di Francoforte nell’edizione del 2009, quella in cui l’editoria di Pechino ha mobilitato più risorse per promuoversi a livello globale.

Gao Xingjian e Ma Jian: in fuga dalla censura

A differenza di Yan Lianke, che comunque risiede a Pechino, alcuni scrittori hanno scelto forzatamente di trasferirsi all’estero per evitare le interferenze delle autorità cinesi. I casi più illustri sono quelli di Gao Xingjian e Ma Jian.
Il primo, che è stato dichiarato «persona non grata» sul territorio cinese e vive in Francia dal 1987, è finora l’unico autore cinese ad aver vinto il Nobel per la letteratura (2000).
Romanziere, drammaturgo, saggista e pittore, Gao ha raccontato la sua condizione di esule nel saggio Il pane dell’esilio e l’ha resa materia artistica nella sua opera più nota, La montagna dell’anima, la cronaca picaresca di un viaggio nel Sichuan fatto da uno scrittore perseguitato dal regime comunista.
Suggestive road story sono anche i libri di Ma Jiancome Polvere rossa e Tira fuori la lingua. Storie dal Tibet è invece una raccolta di racconti che gli è costata l’esilio e il divieto di pubblicazione in patria: lo scrittore vive all’estero dal 1986. Oltre alle narrazioni dal Tibet, Ma si confronta anche con il trauma di Tian’anmen in Pechino è in coma, un romanzo poetico e intimista sul dramma di un uomo ridotto in coma da un proiettile sparato durante la rivolta del 4 giugno 1989.

Zhou Weihui e Mian Mian: essere maudit a Shangai

La politica non è l’unico ambito sul quale si abbattono le maglie della censura. Ne sanno qualcosa le scrittrici che raccontano storie, in parte autobiografiche, di dissoluzione, sesso e droga ambientate tra le strade e i locali notturni di Shanghai.
Libri come Shanghai babydi Zhou Weihuie Nove oggetti di desiderio di Mian Mian sono ritratti a tinte forti della Cina moderna figlia dei consumi e dell’economia sociale di mercato, sistematicamente bollati come osceni. Ma le restrizioni, in questo caso, non pesano molto. Sono bandite dal mercato ufficiale, ma vendono sul mercato nero.
La fama di autrici maledette e un’immagine glamour, da rock star, le ha lanciate anche all’estero, dove sono bestseller e danno credibilità a tutta la nuova narrativa femminile cinese. Zhou e Mian sono la versione più squillante di un movimento di scrittrici che hanno rimesso al centro del loro racconto l’identità della donna. Tema quanto mai centrale in un paese demograficamente sbilanciato tra uomini e donne come la Repubblica Popolare.

La svolta digitale di Han Han

«In questi anni» spiega Silvia Pozzi, traduttrice e docente di letteratura cinese all’Università statale di Milano, «si sta diffondendo moltissimo la narrativa online e sta prendendo sempre più piede tra i giovani la ‘letteratura del campus’, fatta di romanzi e racconti scritti da ragazzi sotto i vent’anni che raccontano le loro avventure nel mondo scolastico e universitario».
Il “prodotto” più celebre della svolta digitale della letteratura cinese è Han Han, un autore 28enne che è stato inserito da Time Magazine tra le cento persone più influenti del mondo, superando in classifica persino Barack Obama.
Il suo primo romanzo, che ha venduto milioni di copie e non è stato ancora tradotto in Italia, è un’aspra invettiva contro il sistema dell’istruzione nella Repubblica Popolare. Ma il successo maggiore gli è arrivato dal blog che, affrontando temi delicati come le rivolte nel Tibet, il sisma del Sichuan e l’addio di Google alla Cina, ha raggiunto quasi 300 milioni di accessi. Senza finire nel tritacarne della censura.

Alcuni consigli per la lettura

Sorgo rosso, Mo Yan. 484 pagine, 13,50 euro, 2005 – Einaudi.

Brothers, Yu Hua. 248 pagine, 16 euro, 2008 – Feltrinelli.

Arricchirsi è glorioso, Yu Hua. 437 pagine, 19 euro, 2009 – Feltrinelli.

Servire il popolo, Yan Lianke. 139 pagine, 10 euro, 2006 – Einaudi.

Il pane dell’esilio, La letteratura cinese prima e dopo Tienanmen, Gao Xingjian, Yang Lian. 96 pagine, 11,36 euro, 2001 – Medusa edizioni.

La montagna dell’anima, Gao Xingjian. 660 pagine, 8,50 euro, 2004 – Rizzoli.

Polvere rossa, Ma Jian. 320 pagine, 12 euro, 2010 – Neri Pozza.

Tira fuori la lingua. Storie dal Tibet, Ma Jian. 70 pagine, 9 euro, 2008 – Feltrinelli.

Pechino è in coma, Ma Jian. 640 pagine, 19,50 euro, 2009 – Feltrinelli.

Shanghai baby, Zhou Weihui.320 pagine, 8,60 euro, 2002 – Rizzoli.

Nove oggetti di desiderio, Mian Mian. 179 pagine, 8,26 euro, 2001 – Einaudi.