Dresda, 70 anni dal bombardamento

Redazione
13/02/2015

Una tempesta di fuoco. Una città rasa al suolo. Quasi 25 mila morti. Tra il 13 e il 14 febbraio...

Una tempesta di fuoco. Una città rasa al suolo. Quasi 25 mila
morti.
Tra il 13 e il 14 febbraio del 1945 avvenne uno dei più
devastanti bombardamenti della Seconda Guerra mondiale e della
storia dell’Europa.
Oltre 800 aerei della Royal air force e della United States army
air force volarono su Dresda, capitale del Land della Sassonia,
scaricando circa 1.500 tonnellate di bombe esplosive e 1.200
tonnellate di bombe incendiarie (guarda le foto).
Il 14 febbraio la città fu attaccata ancora dai B-17 americani
che in quattro raid la colpirono con altre 1.250 tonnellate di
bombe. Gli attacchi proseguirono fino ad aprile.

Dresda, importante centro economico e militare

Prima della Seconda guerra mondiale Dresda era la settima città
della Germania per numero di abitanti e un importante centro
economico, militare e di trasporto.
Fino all’autunno 1944 la zona non era ancora stata colpita:
era rimasta al di fuori del raggio di azione dei bombardieri
inglesi e americani.
LA CONFERENZA DI YALTA. Due giorni prima del
bombardamento, l’11 febbraio del 1945, si era conclusa a
Yalta una delle più importanti conferenze del conflitto:
Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Josef Stalin (i
capi politici di Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica) si
erano incontrati in Crimea, sul Mar Nero e avevano preso nel giro
di una settimana alcune decisioni sul futuro della Germania,
della Polonia, sulla creazione dell’Organizzazione delle
Nazioni Unite e anche sul proseguimento della guerra.
AVANZATA SOVIETICA. Nel febbraio 1945 gran parte
dell’Europa orientale era stata liberata dalle truppe
sovietiche (erano già entrate in Polonia ed erano vicine ai
confini della Germania).
Alla Conferenza di Yalta sia Berlino sia Dresda erano sulla lista
degli obiettivi ed entrambe furono bombardate dopo la
conferenza. 

 

[mupvideo idp=”YWZpDMa2G18″ vid=””]

Bombardamenti sulla città al via già nel 1940

In realtà già tra il 1940 e il 1942 erano state sganciate sulla
Germania circa 80 mila tonnellate di bombe.
Nel solo 1943 sarebbero diventate quasi 200 mila. Nel 1944
sarebbero arrivate e 900 mila.
Nei bollettini di guerra si parlava di bombardamenti a fabbriche,
della distruzione di obiettivi militari e infrastrutture di
comunicazione.
OBIETTIVO: UCCIDERE CIVILI. Come scritto da
diversi storici, l’obiettivo principale degli attacchi era
comunque quello di uccidere civili, spaventare la popolazione e
creare il maggior numero di sfollati possibile.
Prima di ogni attacco venivano studiati i metodi e le tattiche
migliori: era preferibile attaccare dopo giorni di tempo caldo e
secco, in modo che le costruzioni di legno fossero più
infiammabili.
ORDIGNI DIFFERENTI. Bisognava sganciare prima
bombe ad alto potenziale esplosivo che sfondassero i tetti delle
case e rompessero le finestre e solo dopo passare a quelle
incendiare, in modo che le case sventrate bruciassero più
facilmente.
Infine si passava alle bombe a frammentazione a scoppio ritardato
che uccidevano pompieri e soccorritori, in modo da consentire
agli incendi di espandersi.

 

[mupvideo idp=”5m6z7Iax31k” vid=””]

Rasa al suolo un’area di 15 chilometri quadrati

L’impatto degli attacchi fu devastante: più del 90% di
Dresda fu distrutto dalla furia dei bombardamenti.
Finiro in polvere e cenere 24.866 case del centro su un
totale di 28.410. Un’area di 15 chilometri quadrati fu rasa
al suolo (includeva 14 mila case, 72 scuole, 22 ospedali, 19
chiese, cinque teatri, 50 edifici bancari e assicurativi, 31
magazzini, 31 alberghi, 62 edifici amministrativi, industrie, e
altre costruzioni, tra cui il comando principale della
Wehrmacht). Dei 222 mila appartamenti della città, 75 mila
furono rasi al suolo.
INCERTO IL NUMERO DELLE VITTIME. Secondo quanto
stabilito nel 2010 da un’inchiesta indipendente commissionata
dal consiglio municipale di Dresda, morirono tra le 22 mila e le
25 mila persone.
Konrad Adenauer, cancelliere della Repubblica federale tedesca,
aveva però detto negli Anni 50 che i morti erano stati almeno
250 mila.
Il numero esatto è comunque impossibile da definire e da tempo
oggetto di discussione: la popolazione di Dresda nel 1939 contava
circa 642 mila persone ma alcune fonti hanno affermato che i
rifugiati fossero fino a 200 mila.
Quel che è certo è che si ritrovarono cadaveri fino agli Anni
60.

Per la Storia non è un «crimine di guerra»

Terminata la Seconda Guerra mondiale, sul bombardamento di Dresda
ci fu un ampio dibattito se dovesse essere o meno considerato un
crimine di guerra.
Nel 1945 non esisteva nessuna convenzione a livello
internazionale che regolasse i bombardamenti per proteggere la
popolazione civile.
LENTA RICOSTRUZIONE. La ricostruzione della
città fu lenta e parziale. Buona parte del centro è andato
perduto e i grandi spazi sono stati occupati da nuovi
edifici.
Da 70 anni la distruzione della città è stata usata dalla
propaganda nazionalsocialista per relativizzare i crimini
commessi. Nel dopoguerra l’anniversario del bombardamento è
stato strumentalizzato per anni dai movimenti neonazisti.