E fu così che Renzi si attaccò all’inciucio di salvataggio con Alfano

Paolo Madron
24/08/2017

Il rottamatore, il Macron de noantri alla fine per andare Avanti punta su Angelino. Che ha barattato il soccorso al Pd in Sicilia con una legge elettorale che lo faccia restare in parlamento. 

E fu così che Renzi si attaccò all’inciucio di salvataggio con Alfano

Chissà dove vorrà andare Matteo Renzi, ci si chiedeva da più parti, con quell’avverbio evocante un imperativo categorico, Avanti, che l’ex premier dopo accurata ponderazione aveva scelto come titolo del suo primo libro. Sulla cui copertina, giusto per ribadire il concetto, campeggia l’immagine di una strada lunga e dritta. Dove porterà? Per il momento da Alfano ma, con tutto il rispetto per il ministro dal quid alterno, non possiamo che sperare in altri e più ambiziosi approdi. Intanto però ci tocca a malincuore constatare che l’uomo nuovo, il giovane di belle speranze, colui che doveva chiudere il vetusto teatrino della politica a colpi di modernità e innovazione, lungi dal dismetterlo ne ha aperto uno in Sicilia, diventata così in questa torrida estate il caput mundi della politica italiana.

UN ACCORDO PER EVITARE IL PEGGIO. Una volta capito che alle elezioni di novembre rischiava di perdere, l’ex premier improvvisatosi puparo ha spedito sull’Isola i suoi ambasciatori con un ineludibile mandato: portare a casa l’accordo con Angelino, in modo che Pd e centristi si possano presentare uniti al voto, dunque con qualche possibilità di vincere, o almeno di non perdere rovinosamente. Come tutti sanno Alfano, che è di Agrigento, controlla cospicui pacchetti di voti che fanno gola a tutti. Compreso Silvio Berlusconi, il quale non avrebbe disdegnato di riaccogliere nel suo ovile la pecorella smarrita che nominò per qualche settimana erede designato al trono, non fosse che il resto del gregge, all’idea del ritorno del reprobo, ha storto vistosamente il naso.

LEGGE ELETTORALE AD ALFANUM. Naturalmente uno che si sente corteggiato da tutte le parti alza la posta. Ed è quello che ha fatto il titolare della Farnesina, cedendo alle lusinghe renziane con un patto che da locale proietta l’intesa sul piano nazionale, dove il suo partito si riduce a un cespuglio. In soldoni, Alfano ha detto di sì a Renzi dopo aver ricevuto ampie assicurazioni che la riforma elettorale che dovrebbe vedere la luce prima delle elezioni politiche di primavera verrà scritta con un primario obiettivo: garantire ai centristi l’ingresso in parlamento e la possibilità di governare insieme al Pd per un’altra legislatura.

Alla fine Renzi l’innovatore, il rottamatore, il disintermediatore dei corpi intermedi, il Macron de noantri, ha capito che senza Alfano non vive. E con lui ha deciso di andare Avanti

Per arrivare a cotanto risultato in queste settimane è stato tutto un mercato delle vacche, con una girandola di nomi in pista, molti dei quali nati e morti nello spazio di un mattino, politici che facevano la spola tra Roma e Palermo, telefonate, incontri segreti, un frenetico fare e disfare per arrivare a definire un patto alla fine suggellato e infiocchettato da un colloquio tra i due leader maximi.

STILETTATE DI GELOSIA. Notare che Renzi e Alfano fino a poco tempo fa se ne dicevano di tutti i colori. Giusto un campione per rendere l’idea del clima. «Se dopo anni che sei stato al governo, hai fatto il ministro di tutto, non riesci a prendere il 5%, è evidente che non possiamo bloccare tutto», diceva Renzi del suo alleato che in caso di legge elettorale sfavorevole minacciava di sabotare il governo. «Assistiamo divertiti a queste dichiarazioni sul potere di ricatto e di veto dei "piccoli partiti". Incredibile. Fin qui i governi li ha fatti cadere solo il Pd, peccato fossero i propri. Letta, Renzi e adesso vedremo se indurrà anche Gentiloni alle dimissioni oppure lo sfiducerà. In tutti e tre i casi, il segretario del Pd è sempre lo stesso», ribatteva pronto l’Angelino. Acqua passata, erano rimbrotti di gelosia tra amanti che si sentivano traditi, piccoli logorii di una oramai lunga convivenza. Alla fine Renzi l’innovatore, il rottamatore, il disintermediatore dei corpi intermedi, il Macron de noantri, ha capito che senza Alfano non vive. E con lui ha deciso di andare Avanti.

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