E la sinistra libertina si fece bacchettona

Mario Sechi
21/01/2011

Il caso Ruby continua a essere il leit motive anche nei quotidiani del 21 gennaio.

E la sinistra libertina si fece bacchettona

«Nel Terzo Millennio le categorie filosofico-morali del Novecento si ribaltarono: la sinistra libertina si fece bacchettona e la destra baciapile divenne godereccia. La prova, cari studenti, è nella lettura dei giornali dell’epoca». Un prof del 2050 potrebbe raccontare così quel che sta accadendo. Squadernando su un foglio elettronico sottilissimo i titoli degli obsoleti giornali di carta del 21 gennaio 2011, giorno di Sant’Agnese, vergine e martire.
La sinistra bacchettona e perbene è tutta qui, nel colonnaggio imperioso di Repubblica che in apertura fa rullare i tamburi del Giorno del Giudizio (Universale, of course): «Ruby, la condanna del Vaticano».
COMMISSARIATO REPUBBLICA. Il titolone è ammobiliato con il pezzone del Commissario Giuseppe Bacchettoni in D’Avanzo, il quale risfodera il suo numero preferito, quello che fa sempre il tutto esaurito e si autoreplica fin dall’estate del 2008, l’articolo declinato in sistema metrico-decimale, il dieci domande per te (Silvio) oggi titolato «Le dieci bugie del Cavaliere».
Quando il giornalone di Ezio Mauro titolerà «Le dieci verità del Cavaliere» avremo una rivoluzione culturale che neanche nella Cina di Mao. In ogni caso, ottimo lavoro con il solo neo di un pallosissimo pezzo della Giulia Bongiorno che nelle prime dieci righe accartoccia il piacere della lettura con espressioni come «amplificazione mediatica» e «elementi divulgati» e «crisma di verità». Bleah!
GUERRA ROSSA AL PECCATO. Andiamo oltre. L’Unità castigatissima e non più con la minigonna della sublime Concita De Gregorio dispensa un titolaccio da bolla papale: «Il prezzo del peccato». Evvai che pure i comunisti si stanno ri-convertendo, avranno detto dalle parti del Palazzo Apostolico, anche se a scorrere bene la prima del giornale fondato da Gramsci uno squillo di tromba all’era che fu non manca, eccolo qui: «Pci, 90 anni dopo. Una grande storia che parla all’oggi». Bacchettoni per sempre.   
Il Manifesto leva le calze a rete dalla prima pagina, non ne possono più pure loro e c’è da comprenderli. I compagni si dedicano al federalismo, fanno un «Malcomune» che non è in linea con il talento dei suoi titolatori. S’affaccia il peccato solo nel taglio basso, con un titoletto di scuola verista: «Quelle prostitute di Palazzo Grazioli». No fantasy, no party.
E la buoncostume? Le retate? I poliziotti con la divisa blu e i giornalisti con il cappello e il bigliettino press in bella vista? La commissione esaminatrice del senso non comune del pudore emerge dal titolo del Riformista, «Censurato», un Cav con le mani sugli occhi, pronti a imboccare il viale dei giardinetti.
STOP SESSO LIBERO. Nel Fatto Quotidiano leggiamo il compiersi perfetto della metamorfosi, il raggiungimento della purezza dello spirito, la sinistra che si eleva dai suoi errori del passato, dal libero sesso, dal corpo volgare, dai sensi e doppi sensi, per toccare il cielo. Apertura travagliata con un nome e una condanna preventiva: «Parola d’ordine: Minetti». Siamo Bond, James Bond, ma fa niente, perché il riscatto del banale in alto pagina arriva con centro pagina più azzeccato: «Perfino il Vaticano non ne può più».
Restando tra il terreno e l’ultraterreno, segnalo che qui a Il Tempo abbiamo un iperbolico Ruggero Guarini in versione antologia vaticana in prima pagina sul «fiero bigottismo della nascente società borghese e laicista». Roba da leccarsi i baffi. Scrittura sopraffina. Leggere per credere.
E la destra godereccia, libertarian dov’è? A giudicare dai titoli, ha dato un’occhiata approfondita ad Annozero e non le deve essere piaciuto molto. Il Giornale granguignolesco: «Macelleria Santoro». Libero cingolato: «Santoro non ce la fa a stuprare Berlusconi». Un antipasto crudo (e nudo) di quel che c’è dentro. Segnaliamo un Bechis strepitoso, il quale prende la calcolatrice, tira fuori gli scontrini e ci fa sapere che il Cav spende solo l’1 per cento dei suoi guadagni nel “bunghificio”. Silvio non si è risparmiato niente, ma ha risparmiato troppo. Consumi di più, che almeno fa bene al pil. 

Mario Sechi è direttore del quotidiano Il Tempo