E l’idea si fece rivoluzione

Gea Scancarello
05/10/2010

Lascia Williams, tra i padri fondatori.

E l’idea si fece rivoluzione

A 38 anni Evan Williams è stanco. Per due anni è stato l’amministratore delegato di Twitter, il sito di microblogging con 160 milioni di utenti; lo ha visto nascere e crescere, trasformarsi da rifugio per cervelloni informatici con una vita unicamente dietro allo schermo a fenomeno di culto per attori, giornalisti, cantanti e gente comune. Ne ha garantito il funzionamento quando era solo un giochino per chi raccontava agli amici la propria giornata su Internet così come quando è diventato l’unico mezzo per testimoniare le guerre e la repressione: in Iran durante gli scontri seguiti alle elezioni del 2009, per esempio.

L’ideatore del primo diario online

Ma ai principi di ottobre il cofondatore del sito che ha rivoluzionato il modo di comunicare, molto più in profondità di quanto probabilmente oggi si creda, ha annunciato l’intenzione di farsi da parte lasciando il posto a Dick Costolo, già direttore operativo (leggi): «Progettare cose è la mia passione, e non sono mai stato più eccitato o ottimista pensando a quelle che ancora abbiamo da creare», ha scritto per comunicare la rinuncia all’incarico al vertice dell’azienda, in favore di una posizione più strategica e visionaria.
D’altra parte, Williams è uno che non sa stare troppo tempo a fare la stessa cosa. Appassionato di tecnologia e dotato di un’abbondante dose di intraprendenza (leggi) negli anni d’oro della Silicon Valley, prima dello scoppio della bolla informatica, fu il creatore della piattaforma “blogger” (poi comprata dal colosso del Web Google), la prima che consentiva a un internauta qualunque di ritagliarsi un proprio spazio sulla Rete e costruire un diario online: il blog, appunto.
L’incontro destinato a cambiargli la vita capitò però nel 2006, quando un promettente 24enne gli si parò davanti con l’idea di far diventare quei diari on line cortissimi (appena 140 caratteri), numerosi e condivisi su una piattaforma in cui ognuno potesse “abbonarsi” a quelli degli altri: Twitter.

Tutto nacque da una litigata in un giardino

Il ragazzino in questione era Jack Dorsey, che due anni dopo avrebbe scalato la blasonata classifica delle 100 persone più influenti del mondo stilata dal magazine Time. Dorsey da sei anni girava intorno all’idea di animare il concetto di blog: «Pensavo a questa cosa e provavo silenziosamente a infilarla dentro ai miei vari progetti. Finiva nelle bozze del mio lavoro. Finiva nella rete dei miei dispositivi medici. Finiva dentro all’idea di un mercato di servizi su Web che stavo sviluppando. Era dovunque guardassi: un’astrazione fantastica facile da realizzare e comprendere», ha scritto su Internet.
A quel tempo Williams aveva appena fondato la Obvius, ennesima start up dell’era del silicio, insieme a Biz Stone, creativo collega con cui aveva condiviso precedenti avventure: i due seppero riconoscere la genialità dell’idea di Dorsey e crearono un’altra società, che prese il nome di Twitter (cinguettio), dopo accese discussioni nei giardinetti pubblici di San Francisco.

I tweet famosi: da Lady Gaga a Barack Obama

Il progetto partì con 20 persone, tra cui Dorsey in qualità di presidente, Williams come amministratore delegato e Stone nella veste di direttore creativo; i dipendenti sono diventati 300 in due anni. Molto più sorprendente, però, è la crescita dei “tweet”, i messaggi scambiati sulla piattaforma: 1 milione e 250 mila al giorno due anni fa, 90 milioni oggi. Di questi, solo una parte minima sono oggi inviati da “nerd” annoiati: tra gli utenti instancabili di Twitter ci sono celebrità come Lady Gaga, Jorge Lorenzo, Arianna Huffington e Hugo Chavez; persino il presidente Obama ha un account che spara “tweet” a tutto spiano per informare i cittadini delle decisioni all’interno del palazzo.
È quasi difficile pensare il social network più affollato di quanto sia oggi, o di persone più in vista. Ma ora che Williams si è rimesso a macinare idee visionarie, non c’è che da aspettare.