…e quelli in partita

Redazione
15/12/2010

di Silvia Zingaropoli L’8 ottobre Massimo Calearo dixit: «Ho parlato con alcuni amici del Pd filo-veltroniani (…) e sono stati...

di Silvia Zingaropoli

L’8 ottobre Massimo Calearo dixit: «Ho parlato con alcuni amici del Pd filo-veltroniani (…) e sono stati proprio loro a dirmi “per carità, vota la fiducia, sennò andiamo tutti a carte quarantotto”» (leggi l’articolo con le dichiarazioni di Calearo). A poco più di due mesi dalla “calearica” rivelazione, il 14 dicembre 2010 i veltroniani hanno finalmente visto coronate le loro malcelate speranze.
Ma quanti sono i parlamentari che il giorno della fiducia al governo hanno tirato un sospiro di sollievo, vedendo riconfermato il premier in sella al Belpaese? Tanti, forse troppi. È così che ha avuto inizio la saga degli “scampati”.
Del resto, nel Partito democratico, gli uomini vicini all’ex sindaco capitolino non devono esser stati gli unici a esultare il 14 dicembre. Se i rivoltosi firmatari del famoso “documento dei 75”, per rimanere a galla, potevano solo sperare nella vittoria del Cavaliere o in una salvifica riforma elettorale, anche nella maggioranza bersaniana in molti si saranno lasciati sfuggire un gridolino di giubilo alla notizia della fiducia.
Già perché, se ancora non sono del tutto scongiurate le elezioni anticipate, per lo meno non sono più scontate: e il Pd, così com’è conciato, non sembra davvero pronto ad un eventuale ritorno alle urne.

I naufraghi e quelli che si sono salvati dalla deriva

Intanto, chi senz’altro avrà brindato alla vittoria del Cavaliere sono, senza distinzione di casacca, tutti quei parlamentari al primo mandato che per vedersi garantito il vitalizio (vale a dire un minimo di 2.400 euro a partire dai 65 anni), devono completare la legislatura.  E non sono di pochi: si parla di 105 al Senato e 394 alla Camera, per un totale di 499 parlamentari. Numeri da far girare la testa.
Andiamo avanti, è ora il turno dei “deputati delusi” citati dal presidente del Consiglio. Infatti, il giorno dopo aver incassato la fiducia, il premier ha subito allontanato l’ipotesi di una apertura “in blocco” ai centristi di Casini: in blocco no, ma centellinati sì. E come il pifferaio magico, l’astuto Cavaliere ha buttato là, a mo’ di esca, quei “posti di governo vacanti”.
Grandi papabili a quelle poltrone, non è un mistero, il già citato Calearo e l’operosissimo Francesco Pionati, entrambi già con un piedino nella maggioranza. Un’altra con la valigia fatta è la neo-arcinota finiana Siliquini, colta da «disinteressata folgorazione sulla via di Damasco» per usare le parole del presidente della Camera. La Siliquini ora aspetta solo di capire quale incarico le sarà affidato. Del resto Berlusconi, si sa, non dimentica mai gli amici. Facile quindi ipotizzare un futuro roseo per i deputati appena menzionati. Meno facile indovinare chi saranno i prossimi “transfughi eccellenti”.

L’ipotesi del Terzo Polo e la paura delle elezioni anticipate

Se nel Pd molti moderati guardano con interesse al Terzo Polo, come insegna lo stesso Follini (leggi l’articolo “Guai se il Pd preferisse Vendola“), l’Idv ha già visto il “salto della quaglia” di Scilipoti e Razzi: ma l’emorragia di consensi registrata negli ultimi tempi tra i sostenitori del partito di Di Pietro indica che, forse, il tracollo del Pdl e le elezioni anticipate, erano sì fortissimamente invocati dai dipietristi, ma anche tacitamente temuti.
Lo stesso dicasi per Fini e i suoi che, in barba a un buon 7%  dato dai sondaggi, in realtà non sembrano affatto pronti ad affrontare una sanguinosa campagna elettorale: e le frizioni interne delle ultime ore, confermano questa teoria. Il partito non è ancora collaudato.
Del resto, tornando alle eventuali defezioni in direzione Pdl, chi rischia di più è proprio il trio dei terzopolisti Fini-Casini-Rutelli: tra i loro uomini, infatti, bisognerà vedere chi  terrà fede ai buoni propositi del principio, e chi invece si farà sedurre dalle poltrone in palio.
In molti giurano che gli onorevoli Fli che hanno votato la fiducia al governo, non saranno né i primi né gli ultimi a voltare le spalle alla compagine futurista. Un capitolo a parte meritano le “colombe” finiane: tempi duri infatti per i “mediatori” di Fli, stretti nella morsa dei due fronti contrapposti. Avendo votato a malincuore la sfiducia, ora si trovano da una parte i “falchi” di Fli che li guardano in cagnesco, dall’altra i devotissimi “berluscones” che se la sono legata al dito.
Chissà, forse, paradossalmente, proprio loro sono stati gli unici a sperare anima e corpo in un capitombolo dell’esecutivo. Quanto all’Udc, malgrado Cesa abbia risposto all’invito del premier con un «non c’è trippa per gatti», a Palazzo corre voce che qualche onorevole centrista stia già valutando l’ipotesi “trasloco” in direzione Pdl.
E se Maurizio Gasparri, interpellato da Lettera43, preferisce «il dialogo con i gruppi politici che la rincorsa ai singoli», Enzo Carra opta per un enigmatico «no comment». Inoltre, fonti molto vicine all’Unione di Centro parlano di «trattative in corso con i singoli parlamentari centristi». «Dopotutto», aggiungono le stesse fonti, «Casini fino al 14 dicembre “imbrigliava” gli animi dei suoi con il ritornello del “Berlusconi è morto”. Purtroppo per lui oggi non può più avvalersi di questo strumento».
La grande fuga dei centristi è dunque alle porte, la caccia è aperta. Ed è già “toto-scommesse”.