È Twitter, bellezza!

Gabriella Colarusso
18/10/2010

Guida al cinguettio per il buon giornalista digitale.

È Twitter, bellezza!

Alex Johnson, giornalista del network televisivo Msnbc, l’ha imparato a proprie spese. Twitter non perdona. Anzi, gli utenti non perdonano. Lo scorso aprile, mentre il fumo e le ceneri del vulcano islandese bloccavano i cieli d’Europa, Johnson scrisse sul sito di microblogging che c’era il rischio che «un secondo vulcano islandese, Hekla» potesse cominciare ad eruttare.
Nel giro di poche ore la notizia, falsa, fece il giro del mondo perché Msnbc breaking news ha un milione e settecentomila abbonati su Twitter. Johnson chiese scusa ma dovette sorbirsi le lavate di capo di mezza redazione. Stessa sorte è toccata qualche mese fa all’opinionista sportivo del Washington Post, Mike Wise: sospeso dal giornale per un mese per aver pubblicato una notizia falsa sul social network.

Se un blog è più influente del New York Times

Nelle redazioni americane circolano ormai veri e propri trattati per Twitter-giornalisti, guide e manuali per imparare a fare informazione usando un link e 140 caratteri. In Italia non c’è ancora una letteratura sulla materia, ma la dipendenza da cinguettio ha contagiato già molti giornalisti, da Beppe Severgnini del Corriere della sera a Gianni Riotta, direttore del Sole 24 Ore, da Riccardo Luna, direttore di Wired ad Anna Masera, responsabile de lastampa.it solo per citare i più attivi, e buona parte del mondo dell’informazione: grandi quotidiani, network televisivi, radio, tutti ormai hanno il proprio profilo blu con l’uccellino.
E gli utenti apprezzano, se è vero, come dice SocialTwist, che il sito di microblogging ha conquistato 100 mila nuovi italiani in più solo nell’ultimo mese, mentre le iscrizioni a Facebook sono diminuite di 100 mila. Ma l’informazione mainstream è influente sui social media quanto lo è nel mondo offline? Domanda da un milione di dollari, visto che in Italia non c’è nessuna indagine statistica che dia una risposta.
Negli Stati Uniti ci ha pensato Daniel Romero, ricercatore della Cornell University, a misurare l’influenza su Twitter delle fonti di informazione tradizionali. Nella lista The 100 most influential news media Twitter accounts non mancano le sorprese: tra i primi dieci classificati, ci sono solo tre grandi testate internazionali, Cnn, Time e Bbc. Guida la top ten dell’influenza, Mashable, la bibbia online degli appassionati di social media. Come dire: tra il New York Times e un sito nato un paio di anni fa è più influente il secondo. Via Twitter, si intende.

Le cinque regole del buon tweet

Un bel rompicapo per gli old media, abituati ad avere il monopolio dell’informazione. Ma cosa rende un giornale o una radio o un blog autorevoli su Twitter? Come si fa a guadagnare la stima degli utenti?
L’abbiamo chiesto a Romero che, con cinque consigli, spiega a Lettera43 come funziona il sesto potere.
1. Non preoccuparsi del numero di followers: dalla nostra ricerca emerge che i profili più influenti su twitter sono spesso quelli che non hanno un gran numero di “seguaci”. La quantità non vuole dire qualità. Piuttosto, la misura dell’ “Influenza” di una fonte, la dà il numero di Tweet che vengono retweettati e il numero di volte in cui si viene citati da altri utenti.
2. Cercare di conoscere a fondo l’audience: quando si sceglie cosa tweettare è bene tenere in mente che gli utenti di Twitter hanno un certo profilo: sono tendenzialmente giovani, interessati alla tecnologia e alle nuove forme della comunicazione.
3. Dare il maggior numero di informazioni possibili: nei 140 caratteri che accompagnano un link bisogna spiegare bene agli utenti cosa vedranno dopo aver cliccato. Le informazioni vaghe vengono ignorate.
4. Mantenere un buon rapporto con i followers: l’interattivita, che poi è anche partecipazione, è una conquista per gli utenti della rete. Quando qualcuno vi menziona o manda un messaggio al vostro indirizzo, cercate sempre di rispondere.
5. Parlare “Twitterese”: usare le convenzioni linguistiche del social network non è un dettaglio, significa averne capito e imparato la grammatica. Perciò tags e hashtags (#), @.