E Twitter sparò su Silvio

Redazione
17/12/2010

di Alessio Jacona begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting Prendete due schermi al plasma di grandi dimensioni. Posizionateli nell’atrio del palazzo che, a Bruxelles, ospita...

E Twitter sparò su Silvio

di Alessio Jacona begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting

Prendete due schermi al plasma di grandi dimensioni. Posizionateli nell’atrio del palazzo che, a Bruxelles, ospita per due giorni il summit del Consiglio Europeo. Scegliete di “mandare in onda” una Tweet Wall, ovvero una schermata che, grazie all’omonimo software, raggruppa lo stream di tutti i tweet (brevi messaggi di massimo 140 caratteri che gli utenti pubblicano sul sito di micro-blogging Twitter) relativi all’evento. Aggiungete, infine, la prontezza di un blogger molto critico e politicamente impegnato più la mancanza assoluta di un qualsiasi controllo.
Cosa ottenete? In generale, una miscela esplosiva dagli esiti imprevedibili. Nel caso specifico, una sequela di durissimi attacchi al presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, postati da un agguerrito gruppo di utenti italiani di Twitter e mostrati nei video al plasma e in rete per circa due ore. Fino a quando, cioè, qualche anima pia non si è presa tardivamente la briga di tirar giù il softwaredagli schermi in questione.
Come è potuto succedere? La verità è che, se utilizzati correttamente, i social media rappresentano uno straordinario strumento di democrazia attraverso cui rilanciare il rapporto con i cittadini. Ma se chi li prende in mano non ne conosce dinamiche e regole, allora il risultato può essere davvero imbarazzante e dare luogo a piccole crisi diplomatiche.

Messaggi in eurovisione

Nel dettaglio, le cose sono andate così: chiunque avesse voluto comparire nello stream di tweet correlato al summit, non doveva fare altro che inserire nel proprio testo anche la parola chiave #euco. Fatto ciò, il software TweetWall Pro provvedeva in automatico a recuperarlo e visualizzarlo sugli schermi con gli altri, disponendoli in ordine cronologico di pubblicazione.
Purtroppo per gli organizzatori, però, il blogger ed esperto di politica online Jon Worth era sul pezzo: come racconta egli stesso sul suo blog,  si domanda fin da subito che senso abbia mettere una Tweet Wall in un evento inavvicinabile per il grande pubblico e, così, decide polemicamente di movimentare la giornata degli organizzatori.
Lo fa prima pubblicando alcuni tweet relativi a Wikileaks (che appaiono subito in bella vista sugli schermi al plasma) e poi allertando alcuni suoi follower, cioè gli utenti che lo seguono su Twitter, in Italia rispetto alla golosa opportunità di dire la propria ed essere letti dai membri delle delegazioni dei 27 Paesi dell’Unione. Inutile dire che in un attimo si è scatenato il panico. Un agguerrito gruppo ha immediatamente iniziato a popolare il flusso di contenuti relativi al summit con duri attacchi diretti al presidente del Consiglio.
«Berlusconi è un mafioso, ma fa le leggi per non essere giudicato» scrive l’utente twitter Soulplace. «Berlusconi paga per il sesso, per i voti, per la protezione della mafia, per qualunque cosa possa comprare. Ciò che non può essere comprato sarà rubato», rincara senza mezzi termini l’utente Tanzeron.
Sono solo due tweet su centinaia, ma danno bene l’idea di cosa sia accaduto. Tuttavia, la cosa che più colpisce è che, come confermato da un membro dell’ufficio stampa del summit al sito Euobserver, il Tweet Wall è restato in funzione per circa due ore prima che qualcuno si accorgesse della mala parata. A conferma che nessuno tra gli organizzatori aveva pensato di monitorarne l’andamento usando i filtri che Tweet Wall Pro mette a disposizione per evitare disastri come questo, come ribadito dai suoi creatori in più sedi (leggi qui).
Alla fine della giornata Dana Manescu, in forze allo staff dell’ufficio stampa e responsabile dello sfortunato esperimento mediatico, ha dichiarato che in futuro l’esperienza sarà ripetuta avendo cura di prendere le dovute precauzioni. La prima delle quali, probabilmente, sarà cambiare l’addetto alla comunicazione attraverso i nuovi media.