È un potere per vecchi

Redazione
25/12/2010

Sono cinque anziani eppure reggono Paesi strategicamente importanti per gli equilibri economici e politici mondiali. Hosni Mubarak, 81 anni, da...

Sono cinque anziani eppure reggono Paesi strategicamente importanti per gli equilibri economici e politici mondiali. Hosni Mubarak, 81 anni, da 40 presidente dell’Egitto, Paese chiave del mondo arabo; Fidel Castro, che guida Cuba da più di 50 anni, e re Abdullah Ben Abdelaziz, 86enne sovrano dell’Arabia Saudita. La lista si completa con Kim Jong-Il, 70 anni, il ‘Caro leader’ alle prese con una pericolosa escalation di tensione tra le due Coree, e con Bhumibol Adulyadej, 83 anni, re della Thailandia, al potere da 64 anni. Il precario equilibrio in Thailandia potrebbe scoppiare se il re dovesse morire. Causando tensioni in tutta la regione (guarda la photogallery dei capi di Stato e dei rispettivi ‘eredi’).

Il nodo della successione

Il filo rosso che, comprensibilmente, collega questi Paesi è la questione successione. Fidel Castro ha delegato parte del potere al fratello Raul che di anni ne ha 79. Kim Jong-il ha indicato come erede il figlio di 26 anni, Kim Jong-un, ‘leader intelligente’ recentemente promosso capo dell’esercito (leggi l’articolo del debutto di Kim Jong-un). Hosni Mubarak sta facendo di tutto per farsi succedere suo figlio Gamal, 47 anni (leggi l’approfondimento sullo scenario egiziano).
LOGICHE DINASTICHE. Nel caso delle monarchie, la successione familiare è sì naturale, ma anche più complicata. Re Abdallah Bin Abdelaziz ha indicato come erede il suo fratellastro, il principe Sultan Bin Abdelaziz. Ma il delfino ha anche lui la sua bella età, superando gli 80. Senza contare che è pure malato. In Arabia Saudita le decisioni riguardo alla successione sono operazioni complesse che si svolgono in segreto tra le diverse fazioni della famiglia reale.
IL PRINCIPE ECCENTRICO. Lo stesso vale per la Thailandia. L’unico figlio del re, il principe Maha Vajiralongkorn ha 57 anni ed è l’erede naturale. Ma contrariamente a suo padre, che è venerato nel Paese, il figlio è estremamente impopolare. Il principe, considerato tra i più eccentrici nel suo martoriato Paese (anche per la concessione di un rango speciale al barboncino Fu Fu che, talvolta, siede a tavola tra gli invitati durante i galà di palazzo) è un personaggio sicuramente singolare: viaggia con un seguito di 30 fra dignitari e amici, servitori a parte. Molto ammirata invece la sorella, Maha Sirindhorn. Non sarebbe impossibile che sul suo letto di morte il padre designasse proprio lei come sua erede oppure uno dei suoi nipoti.

Il ruolo centrale dei militari

Un altro fattore che accomuna questi Paesi è il ruolo determinante delle forze armate nella scelta del successore. Il benestare dei militari per restare al potere è fondamentale.
APPOGGIO INDISPENSABILE. In Egitto, l’inesperienza militare di Gamal e le sue promesse di riforme sociali e politiche gli hanno inimicato i generali. Raul Castro, durante tutti questi anni, è stato anche capo delle forze armate. In Arabia Saudita, i principi che controllano la classe militare sono quelli che hanno più chance nella guerra della successione. In Corea del Nord lo scenario più probabile è che sarà la giunta militare a governare il Paese. Mentre in Thailandia, i generali hanno una lunga tradizione di colpi di Stato e di ingerenza negli affari del governo. La morte del re accentuerà con buona probabilità questo aspetto.